Le novità che stanno cambiando (in modo creativo) il modo di mangiare e bere
Chi di noi si accontenta della “solita zuppa”? Tutti vogliamo qualcosa di più, anche quando si tratta di cibo. E mai come oggi, grazie all’accessibilità di tanti cibi e al palcoscenico virtuale offerto dai social, la creatività alimentare sembra scatenata e senza confini. Risultato: nascono di continuo nuove tendenze e altrettanto velocemente cambiano. Ma tutte hanno un fattore comune: l’attitudine a combinare ingredienti, sapori e texture in modi nuovi e originali. Un po’ come avviene nella musica: solo che nel cibo tutti siamo deejay e tutti abbiamo un pubblico da incantare con i nostri mix! Ecco tre tendenze da cui prendere spunto.
Il Kinder Bueno spezzettato sul gelato o nel croissant, i biscotti PandiStelle sul tiramisù, l’Oreo sui waffle e i Dunkin' sul milk shake: in mezzo mondo è usuale perché l’uso di famosi snack e dolci di marca come topping o farcitura dei dessert è diventato una tendenza di successo globale. Tutto è nato con la diffusione dei social per cui l’aspetto di un prodotto alimentare è diventato importantissimo per farlo diventare popolare e “virale”. Poi è arrivato il marketing delle aziende dolciarie e ha puntato a inserire nelle ricette i suoi brand più iconici contando sull’effetto riconoscimento: tutti individuano a colpo d’occhio i biscotti e le barrette con cui sono cresciuti e questo da un lato li rassicura e dall’altro li spinge a provarli in queste nuove modalità di consumo, abbinando all’esperienza del gusto quella visiva e quella emotiva. Il risultato di questo “brand mash-up” sono i loaded food: dolci esagerati e super golosi, ricoperti di biscotti, snack e e barrette, spesso in equilibrio precario e oggettivamente difficili da consumare. Ma buoni, buonissimi e molto spettacolari. E quindi perfettamente instagrammabili perché creati per essere fotografati e condivisi. La tendenza porta a esagerare sempre di più, come riassume l’hastag #freakfood che descrive i dolci più grandi, più ricchi e più “seppelliti” di dolcetti. Riconoscibilissimi.
Le dirty soda sono una tendenza nata negli Stati Uniti che da mesi spopola su Tik Tok e che sta guadagnando popolarità anche in Europa, soprattutto tra i più giovani. Si tratta di bevande ottenute mescolando una bibita analcolica con sciroppi aromatizzati, creme, succhi o puree di frutta e bevande vegetali. Tra le combinazioni più comuni ci sono cola con vaniglia e panna, oppure soda al lime con cocco e crema. I risultati sono ben diversi rispetto ai soft drink classici ed esprimono la creatività personale perché le dirty soda sono rigorosamente home made e personalizzate (un po'come i nostri paciughi, leggete qui). Ognuno può creare la propria ricetta, scegliendo sapori e intensità, e ottenere un gusto più nuovo, più ricco e “cremoso” rispetto ai classici soft drink a cui siamo abituati. E vivere un’esperienza multisensoriale, che va dal contrasto visivo degli strati degli ingredienti al tintinnio del ghiaccio nel bicchiere. Quello delle #dirtysoda è un trend così popolare da aver attirato l’attenzione delle grandi catene di fast food e delle principali aziende di bibite statunitensi.
La combinazione tra ingredienti dolci e salati all’interno di un piatto o di una ricetta (#swavory) è una tendenza sempre più diffusa e apprezzata, che riflette le influenze fusion coreane, latinoamericane e asiatiche, creando sapori complessi e decisi. Attenzione, non si tratta dei soliti abbinamenti deja vu: qui parliamo di esperienze nuove che spingono in alto l’asticella della sperimentazione a tavola conquistando con l’effetto sorpresa, come le noci al pesto, le mandorle al gusto pizza o le patatine al mango. Ardimenti che funzionano perché il nostro cervello ama i contrasti, soprattutto inattesi. Ecco perché abbinare in modo inconsueto sapori diversi dà un gusto percepito come nuovo, “completo” e stimolante. Si è partiti con l’aggiunta di sale o peperoncino a cioccolato e caramello, ma ora le proposte si sono moltiplicate: l’hamburger con le marmellate, il pollo fritto con i waffle e lo sciroppo d’acero, le alette di pollo glassate al miele e chili.
Manuela Soressi,
aprile 2026
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi