Una tavola pensata con cura, ricette che uniscono memoria e creatività: è il racconto di una festa vissuta in una delle nostre case
La fragranza delle crêpes in forno, l'aroma delle arance, il sentore appena salino delle capesante… la mattina di Natale per me è una promessa di calore, sapori e incontri: un piccolo miracolo senza tempo, che ogni anno si rinnova, tenero e sorprendente. Sono passate le settimane frenetiche dei saluti festosi e degli acquisti, i pomeriggi nelle strade colme di lucine e di folle pigre. Sono finiti gli incroci di telefonate per rendere ragione di rituali familiari in continuo divenire e il nome e il numero dei commensali è finalmente definito.
Il servizio di piatti è stato ampliato di qualche unità, la tovaglia lavata e stirata e il menu studiato con cura: ingredienti antichi in ricette nuove, per soddisfare i palati più tradizionali e stuzzicare le nuove generazioni. Qualcosa è stipato in freezer da giorni, altro cucinato nelle ultime ore e altro ancora è pronto in teglia per essere infornato.
Gli ospiti, che da noi sono un po' famiglia e un po' amici, arrivano in folate d'aria gelida, carichi di fiori e bottiglie. Alcune già pronte da stappare per un primo brindisi a scaldare corpi e anime e rinsaldare, in pochi sorsi, i legami sospesi tra i mesi e gli impegni quotidiani.
L'arrivo dei nonni sancisce l'inizio ufficiale del pranzo. Qualcuno ancora si attarda attorno alla tavola a chiacchierare, ma sono le capesante, un mio personale feticcio natalizio, quelle che mi procuro sul mercato a orari antelucani la mattina della Vigilia, a richiamare i commensali nei ranghi. Dopo un primo - ma anche secondo e terzo - assaggio, la conversazione inizia a fluire tra memorie antiche e nuove storie, legami ancestrali e incontri recenti. Le stoviglie tintinnano e i calici brillano delle lucine sparse su albero, libreria e mobili, mentre arriva il baccalà, in un abbinamento imprevisto, con radicchio e zucca. Il primo è sempre – ma sempre – al forno, tanto pratico quanto buono. Il piatto colmo di ventagli di crêpes farciti accende nuovi gesti, parole e risate, al punto che quasi, nel flusso della conversazione, non ci si accorge che è il momento di nuovi sapori.
Dico quasi, perché a risvegliare i sensi c'è un'altra mia irrinunciabile passione: il contrasto dolce salato, quell'alchimia che viene, nel secondo, dall'incontro di petto d'anatra e clementine e di barbabietole e arance nel contorno. Anche se è solo con il dolce - un semifreddo al torrone - che la conversazione si placa. Fino al prossimo brindisi, sempre più caldo, sempre più vivo.
La casa è disseminata di decori e di pacchetti. Anche se negli ultimi anni dalle nostre parti Babbo Natale passa meno. Secondo una convenzione familiare (che ogni tanto qualcuno tradisce) non ci sono doni per prime e seconde generazioni.
Solo per i ragazzi una pesca a sorpresa, un Secret Santa a caduta verticale: in casa arrivano tanti regali quanti sono i Gen Z, che scelgono a turno il loro pacco. Alla fine scatta un piccolo mercato degli scambi: un pacchetto cambia mano, un sorriso si allarga, una risata accompagna la trattativa. Mentre qualcuno pretende nuovi calici da colmare, il giorno scivola lento verso il crepuscolo. Le luci scaldano i volti e ci si accomoda, satolli, sul divano. Improvviso ma non inaspettato, uno squillo di citofono porta in casa le cuginette. Nessun embargo sui doni per le più piccole, che si contendono i tanti pacchetti a loro destinati. Il pomeriggio si conclude sbocconcellando panettone e altre golosità, seduti sul pavimento a giocare.
Sulle note immortali dei Beatles, tra suggestivi fruscii di vinile. Intergenerazionali anche questi: proprio come il cibo, gli affetti e lo stare assieme.
E il Natale, con le sue piccole ritualità, si è compiuto ancora una volta: un'emozione sospesa tra passato e presente, da tenere con sé fino al prossimo anno.
Livia Fagetti,
dicembre 2025
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti