Nato dall’intuizione di Ida e Mansueto Rodolfi, questo concentrato di pomodoro e verdure fresche è un passepartout della cucina italiana (e non solo) da 90 anni
Ci sono prodotti che entrano in cucina con irruenza e poi, più o meno rapidamente, spariscono. Ce ne sono altri che resistono, generazione dopo generazione, diventando insostituibili. Come Ortolina, nata nel 1936 con una formula così moderna da arrivare praticamente immutata fino ai nostri giorni (se non nella grafica). Questo concentrato di pomodoro e verdure fresche, confezionato in un tubetto di alluminio dal tappo rosso, rientra tra i prodotti che salvano la vita in cucina perché è tante cose insieme: è un sugo pronto per arricchire i primi piatti e le zuppe, e una salsa per accompagnare bolliti, pesce e uova. Ma anche un crema gustosa e ipocalorica (solo 132Kcal per 100 grammi) per crostini e toast. E un insaporitore vegetale passepartout per arrotondare i sapori di tante ricette e ammorbidirne la consistenza. Sarà per questo ventaglio di utilizzi che Ortolina è entrata nella quotidianità della cucina italiana. Provate anche la nostra versione fatta in casa.
Pochi altri prodotti alimentari sono riusciti a farsi apprezzare per nove decenni rimanendo uguali a se stessi. Ortolina ci è riuscita perché è frutto di un riuscito mix tra contenuto e contenitore e tra bontà della “ricetta”, versatilità d’uso e funzionalità del packaging. Un contenitore innovativo, “figlio” dell’invenzione del tubetto in stagno per i colori, grazie a cui era diventata possibile la pittura en plein air, da cui è sbocciata l’arte degli impressionisti. I primi a farlo conoscere al grande pubblico americano sono stati i dentifrici Colgate, negli 1896. Portare questo concetto in Italia e nella cucina non è stato immediato. E applicarlo a un prodotto semplice, economico e di uso quotidiano come il pomodoro ancora meno. Ma la competenza nelle macchine per il confezionamento alimentare sviluppata nel parmense unita alla passione della coppia formata da Ida e Mansueto Rodolfi ci è riuscita e ha reso accessibile e pratico il sapore autentico della cucina di casa. Così Ortolina racconta anche la tenacia di una famiglia, che si intreccia con quella dell’Italia degli ultimi 90 anni.
La storia di Ortolina inizia, curiosamente, non in una fabbrica ma in una cucina. Siamo negli anni ’30 quando Ida Rodolfi riceve da un’amica la ricetta di una gustosa salsa a base di pomodoro e verdure fresche, condite con un filo d’olio, e inizia a prepararla e servirla ai suoi ospiti nei pranzi della domenica. Vedendo quanto veniva apprezzata, il marito Mansueto Rodolfi, impegnato nell’azienda conserviera di famiglia, ha un’intuizione: perché non produrla in larga scala, concentrarla e confezionarla in “scatole di latta” per renderla disponibile a tutti e in ogni mese dell’anno, senza usare né coloranti né conservanti?
Nasce così Ortolina. Un prodotto innovativo e unico già dal nome, che ne racconta l’anima ma soprattutto le dà un’identità precisa. Non è un semplice tubetto di doppio o triplo concentrato di pomodoro né una mera salsa rossa: è qualcosa di nuovo e di unico. È il sapore dell’orto concentrato in un tubetto. Negli anni Cinquanta arriva anche lo slogan destinato a fissare il prodotto nell’immaginario collettivo: “Ortolina, l’orto in cucina”. È uno slogan perfetto per l’Italia del dopoguerra perché racchiude una doppia promessa: da una parte la modernità dell’industria, dall’altra la rassicurazione della tradizione contadina.
Ortolina è uno di quei casi in cui prodotto e packaging sono inseparabili. Benché nel corso degli anni sia stata venduta anche in vasetti o lattine, la sua forma resta quella del tubetto di alluminio, con cui ha trasformato il modo di usare le conserve di pomodoro: niente barattolo da aprire, niente cucchiaio da sporcare, niente quantità da dosare. Basta premere il tubetto, direttamente in pentola o sul piatto, e il gioco è fatto. Subito, senza fatica e senza sprechi, perché è facile da dosare e perché il tubetto permette di utilizzare il prodotto e di conservarla a lungo. Ma non solo. Il concentrato con verdure non si presenta come un piatto pronto ma come un aiuto in cucina. Non ne sostituisce la creatività e la manualità ma le aiuta a cucinare meglio, in modo più gustoso e più rapidamente. Ortolina è abbastanza piccola da stare in un angolo della dispensa, abbastanza concentrata da avere un forte impatto sul sapore e abbastanza versatile da non avere una ricetta d’uso obbligatoria. E anche abbastanza economica da essere accessibile a tutti. L’ideale per le donne che iniziavano a lavorare fuori casa e avevano meno tempo da dedicare ai fornelli ma volevano comunque occuparsi della qualità dei pasti della loro famiglia.
Ortolina diventa presto un prodotto di successo: oggi è distribuita in tutta Italia e amata soprattutto in Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. Ma è venduta anche all’estero e piace dalla Germania al Canada agli Stati Uniti. Ma non in Giappone: per i consumatori nipponici in tubetto è accettabile solo il dentifricio!
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi