Api a rischio con il parassita mangia-miele

Api a rischio con il parassita mangia-miele

L’allarme parte dalla Calabria dove è stato trovato un parassita che mangia il miele, mettendo in pericolo gli alveari. Le api sono animali sempre più preziosi da proteggere, preservare e osservare per capire come sta l’ambiente

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Api a rischio con il parassita mangia-miele: è stato individuato in questi giorni un coleottero esotico pericoloso per le api. L’allarme parte dalla Calabria a Gioia Tauro, ma il ministero della Salute ha inviato un comunicato in tutta Italia per invitare gli apicoltori a prestare la massima attenzione. Il parassita presente nell’Africa sub sahariana e negli Usa si ciba delle provviste di miele api e porta alla distruzione le famiglie presenti nell’alveare.

Così gli apicoltori italiani sono allertati e l’invernamento quest’anno chiederà un livello di attenzione in più. Proprio in queste settimane infatti ci si concentra sulla cura delle arnie, per permettere alle api di organizzare i nidi invernali: il lavoro consiste nel verificare le condizioni generali delle famiglie, ispezionandole settimanalmente per verificare che che le api siano sane, abbiano sufficienti provviste di miele di cui cibarsi, che la regina sia viva e che non ci siano deterioramenti dei favi. In alcuni casi si procede anche alla coibentazione delle casette, per tenerle calde, senza però esagerare, perché il rischio è di far aumentare l’umidità favorendo la formazione della muffa.

Mai come quest’anno le api sono state sotto i riflettori. Se n’è parlato per via della moda degli alveari urbani che è partita da Londra, New York e Tokyo per diffondersi anche da noi a Torino, Ravenna e Milano, per citare solo alcune città dove l’apicoltura urbana inizia a diventare realtà grazie a interessanti progetti pubblici e provati. Ma sono state tristemente protagoniste anche per la moria diffusa che le ha colpite in particolare negli ultimi due anni.

In Italia, rispetto ad altri Paesi, i livelli non sono preoccupanti: secondo European Union Reference Laboratory for Honeybee Health ci attentiamo su un 5,3%, mentre in cima alla classifica ci sono Belgio (33,6%), Inghilterra (28,8%), Svezia (28,7%) e Danimarca (20,2%). D’altra parte sono sempre più numerose le aree e i centri di studi ambientali che utilizzano le api per il monitoraggio dell’inquinamento.

Questi insetti infatti sono ottimi bioindicatori, per diversi motivi, primo tra tutti la loro vitalità. Se in una regione si registra un’alta mortalità, probabilmente significa che i fiori sono zeppi di fitofarmaci. Osservando il corpo delle api anche i più distratti avranno notato che sono pelose, questa caratteristica è fondamentale per chi studia l’ambiente, perché proprio qui restano imprigionate molte sostanze chimiche nocive presenti nei fiori. Analizzando quindi i corpi, l’apparato boccale e, naturalmente, anche la composizione chimica di polline e miele si può dedurre se nell’ambiente sono presenti idrocarburi, metalli pesanti e altre sostanze chimiche potenzialmente nocive.

Barbara Roncarolo
16 settembre 2014

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