L'attore torinese guida il movimento NoLO in Italia con una linea di sode, birre e vino dealcolato. Dalla ricerca tecnica agli zuccheri naturali del dattero: ecco come cambia l'aperitivo nel 2026
L’alcol non serve, basta l’amore”. Non è solo un claim efficace, ma il manifesto di una tendenza che sta riscrivendo i codici dell’ospitalità contemporanea. Luca Argentero si fa portavoce in Italia del movimento NoLO (No and Low Alcohol), un mercato che a livello globale ha già superato i 2,4 miliardi di dollari.
"Sono papà di due figli e forse è nata anche per questo l’idea e l’esigenza di uno sfizio analcolico”. E continua: “Si può bere bene con gusto, senza rinunciare allo spirito, alla convivialità, è semplicemente un nuovo modo di intendere momenti di socialità come l’aperitivo”. Perché stare bene assieme non passa necessariamente per la gradazione alcolica, ma può nutrirsi di ricerca tecnica e materie prime d'eccellenza.
Ed è così che Argentero, insieme ad alcuni soci - Fra, Gio, Lele e Michi - ha fondato il marchio Sodamore, una linea di bevande analcoliche, tra sode, birra e vino dealcolato, che viene distribuita in punti vendita come Eataly, Signorvino, l’Antico Vinaio, Poke House. Un progetto che non nasce per sottrazione, ma per addizione di valore. Non si tratta di "sostituti", ma di nettari strutturati che scelgono la via della naturalità estrema. Nessun dolcificante artificiale; solo zuccheri estratti naturalmente (come lo sciroppo di dattero), per preservare una palatabilità autentica.
La ricerca di Argentero e dei suoi soci è un dialogo aperto con la Gen Z, ma affonda le radici nell'esigenza universale di un "bere bene" che non comprometta il benessere o la lucidità. Il progetto di punta su una bevanda realizzata con ingredienti naturali di qualità. “Utilizziamo soltanto zuccheri naturali anche se non è un prodotto senza zuccheri, ma non facciamo ricorso a dolcificanti”. Sull’etichetta delle bibite di Argentero compaiono sempre slogan ispirati all’amore… tipo Chi mi ama mi beve, Beviamo insieme. L’idea è quella di offrire una proposta di gusto e qualità, ma senza alcol. La finalizzazione quella di catturare un pubblico diverso, ovviamente giovane. Invitandolo al bere responsabilmente”.
Tutto nasce da Sodamore Sparkling soda. È la prima bevanda realizzata da Argentero e i suoi soci. L’amore che non si scorda mai, direbbe l’attore torinese. Gli ingredienti di un prodotto che ha richiesto lunghi tempi di ricerca e lavoro sono cinque: sambuco, camomilla, mirtillo, succo d’uva e rabarbaro. “Abbiamo deciso di reinventare la nostra idea di soda con zuccheri naturali. Tutto era fermo da anni". La proposta poi si è arricchita con altri prodotti.
Ma non è finita: sono appena state presentate a Rimini alla fiera di settore Beer & Food Attraction. Il 2026 per il gruppo di Sodamore è definito l’anno dell’ampliamento. Con parecchie novità.
Insomma, la primavera (e l'estate) è servita. Ma tenete d’occhio Argentero e i suoi fratelli. “Stiamo già pensando a un amaro e a un gin”.
E intanto preparate qualche sfizio d'accompagnamento. Perché solo così si sta davvero bene.
Francesco Velluzzi,
marzo 2026
Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore
Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore