Aosta e la sua montagna

Aosta e la sua montagna

Cose buone da mangiare, folklore e incredibili panorami in una città di lunghissima tradizione. Ai piedi del comprensorio sciistico di Pila

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Aosta, Piazza Chanoux (Foto © Tibor Bognar /Photononstop /Corbis) Aosta, Piazza Chanoux (Foto © Tibor Bognar /Photononstop /Corbis)
Aosta, Piazza Chanoux (Foto © Tibor Bognar /Photononstop /Corbis)
Collegiata di Sant'Orso, Aosta (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis) Collegiata di Sant'Orso, Aosta (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis)
Collegiata di Sant'Orso, Aosta (Foto © Nicolas Thibaut /Photononstop /Corbis)
Resti archeologici nel paesaggio rurale di Aosta (Foto © Walter Zerla /cultura /Corbis) Resti archeologici nel paesaggio rurale di Aosta (Foto © Walter Zerla /cultura /Corbis)
Resti archeologici nel paesaggio rurale di Aosta (Foto © Walter Zerla /cultura /Corbis)

Oggi per tutti è Aosta, ma in passato il suo nome era Augusta Praetoria, una piccola “Roma delle Alpi” disseminata di memorabilia lasciate da legionari e senatori, matrone e imperatori. Le vie del centro formano un reticolato tipico delle città romane e l’Arco di Trionfo è dedicato ad Augusto.

54557Poi c’è Porta Praetoria, altro testimonial della dominazione romana, dai cui tre archi partivano le ciclopiche mura della città fitte di torri di guardia; alcune ancora visibili: per esempio, la Torre dei Balivi (chiamata così perché in età medievale era abitata dagli amministratori della città), la Torre di Bramafam di proprietà degli Challant (una delle più importanti famiglie nobili della Valle) o ancora la Tour Fromage, oggi suggestiva location di mostre ed eventi.

Un ulteriore cimelio imperiale è il teatro, che vanta un’imponente facciata ricamata da archi, finestre e colonne, e una “cavea” (dove gli spettatori applaudivano le commedie di Plauto o le tragedie di Seneca) ancora ben conservata. Ma Aosta non regala solo vestigia da provincia dell’Impero. Sempre in pieno centro, infatti, si trovano due capolavori medievali: la Cattedrale, con affreschi, mosaici e un coro del 1400, e la Collegiata di Sant’Orso, dedicata al santo patrono della città: il chiostro è decorato con 37 colonne in marmo i cui capitelli scolpiti rappresentano scene bibliche, favole, episodi della vita del santo e motivi ornamentali.

54560Proprio al patrono, che secondo la tradizione liberò Aosta dalle bestie feroci, è dedicata la Foire de Saint Ours, una mostra-mercato di manufatti artigianali (sculture in legno, utensili in pietra ollare, in ferro battuto e in cuoio, tessuti rustici a telaio e merletti delle dentellières, le merlettaie, di Cogne) con musica, folklore e degustazioni. Una vera festa popolare, che trova il momento culminante tra il 30 e 31 gennaio nella Veillà (la veglia), una “notte bianca” ante litteram con vie illuminate, negozi e locali aperti fino all’alba. Sorprendentemente, in centro città si trova anche la telecabina ultraveloce che porta a Pila; un comprensorio sciistico all’avanguardia (70 km di piste tra i 1500 e i 2750 metri di altitudine), con panorami mozzafiato sul Bianco, sul Cervino e sul Rosa, progettato clonando il modello francese dello ski-total, quindi un paradiso per sciatori e amanti dello snow board, del fondo, delle ciaspolate.

Una cucina rustica e autentica

Per gli appetiti robusti di sportivi e turisti il ricettario di Aosta ha in serbo una serie di ghiottonerie ruspanti, nate da un’economia rurale e di sussistenza, con materie prime umili e accostamenti geniali: dai salumi duri&puri, come la mocetta e i boudin (salamini realizzati con patate, sangue, barbabietole), alle zuppe (che utilizzano a man bassa fontina, pane raffermo e verdure autarchiche, tra cui soprattutto patate e cavoli) fino ai piatti di carne (come i salmì di selvaggina o la carbonnade). I sapori della Valle sono protetti dal marchio “Saveurs du Val d’Aoste”, che valorizza la produzione agroalimentare ed enogastronomica della regione: seguendo il marchio è possibile acquistare prodotti tipici garantiti e individuare ristoranti e osterie dove il menu parla il patois valdostano (il dialetto locale).

a cura di Cristiana Cassé, testi di Enrico Saravalle, realizzazione e foto dei piatti di Ilva Beretta

Un dolce tipico

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tag: viaggio
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