Icona del design e "want-have" di molti italiani, il frigorifero Smeg FAB è nato in un ambiente produttivo fertile, che fa della creatività la sua cifra distintiva
Quel frigorifero dalle curve anni Cinquanta, che molti tengono in salotto come un pezzo d’arredo, non l’ha firmato nessun architetto: è nato nei reparti di una fabbrica emiliana. Per capire come, bisogna tornare nella Bassa, lungo il Po.
C’erano una volta le rezdore, custodi del sacro rito della sfoglia tirata a mano, nella pianura nebbiosa scandita dal ritmo del Po. Nelle terre di Guastalla, tra Parma e Mantova, nel solco della tradizione farnese, questa cultura gastronomica incontra un tessuto metalmeccanico in piena espansione.
Le donne cucinano in casa e gli uomini lavorano in fabbrica: i due mondi si parlano ogni giorno, e le esigenze dei fornelli finiscono per orientare le scelte di progetto. Era la rezdora a fare da primo collaudo dei prodotti. Il bruciatore a tripla corona, per esempio, nasce per il bollito, che chiede ore di cottura lenta in pentoloni dal fondo largo. Le tre corone distribuiscono la fiamma su tutta la superficie e permettono di passare dal bollore pieno al sobbollire più dolce. È in questo terreno fertile per le idee che, a metà del secolo scorso, nasce Smeg.
È il 1948 quando Vittorio Bertazzoni fonda le Smalterie Metallurgiche Emiliane Guastalla, da cui l’acronimo Smeg, separandosi dai fratelli della Bertazzoni “La Germania”. All’inizio l’azienda smalta componenti per cucine. Nel 1956 nasce il primo elettrodomestico a marchio Smeg, la cucina Elisabeth, e nel 1963 arriva la prima lavatrice.
Negli anni Settanta, con la diffusione delle cucine componibili, arrivano gli elettrodomestici da incasso. In quegli stessi anni Smeg comincia a lavorare con artisti e designer, e pone le basi di una filosofia che ancora oggi la contraddistingue.
Nel 1977 Franco Maria Ricci, editore ed esteta, firma il nuovo logo. I sei dischi ricordano i bruciatori del piano cottura e le manopole del forno, e richiamano la perfezione del cerchio. Restano però separati, come i moduli delle nuove cucine componibili.
Da allora le collaborazioni non si sono più fermate. Negli anni Ottanta arriva l’architetto Guido Canali, il primo a disegnare i prodotti Smeg. È un’estetica fatta di acciaio, minimalismo ed essenzialità delle forme. Negli anni Novanta è la volta di Mario Bellini.
Nel 1995 arriva Renzo Piano. La collaborazione nasce da un incontro con la proprietà mentre l’architetto lavora alla chiesa di Padre Pio, da una comune idea di bellezza al servizio delle persone. Piano porta acciaio, vetro e luce dentro la cavità del forno, fino ad allora smaltata e buia. Per lui disegna anche un frigorifero con il logo nascosto all’interno, perché tra il cibo e chi lo mangia non deve frapporsi nessuno, nemmeno l’azienda.
Nel 1997 debutta il frigorifero FAB. Non porta la firma di nessun designer: nasce in fabbrica, da un’intuizione di Roberto Bertazzoni e da anni di confronto con i grandi architetti. Viene lanciato senza claim, perché basta da solo. È diventato l’icona del marchio, un oggetto che si sceglie per raccontare qualcosa di sé più che per conservare il cibo.
Segue la linea firmata da Marc Newson, l’unico designer internazionale nella storia dell’azienda. Poi arrivano i grandi nomi della moda e dell’industria. Dal 2016 c’è Dolce&Gabbana, con frigoriferi dipinti a mano da artisti siciliani e le linee “Carretto” e “Blu Mediterraneo”. Si aggiungono Lavazza, Coca-Cola, Fiat con Italia Independent e infine Porsche, che questa volta ha cercato Smeg di propria iniziativa. L’ultima collaborazione è la collezione disegnata dallo studio Borromeo de Silva, presentata al Salone del Mobile.
Smeg compie quasi ottant’anni ed è ancora interamente nelle mani della famiglia Bertazzoni, oggi alla terza generazione. Lo spirito delle origini è rimasto lo stesso: unire la solidità dell’industria a una creatività dal sapore artistico.
Lo si vede anche nella sede direzionale di Guastalla, progettata da Guido Canali e inaugurata nel 2003. È un edificio a un solo piano, in mattoni a vista come le cascine della Bassa, raccolto attorno a uno specchio d’acqua e immerso nel verde. Non ci sono scale, perché tutti devono poter raggiungere ogni spazio, e ogni ufficio affaccia su un giardino. All’interno custodisce anche una collezione d’arte, frutto delle scelte della famiglia, che la condivide volentieri con collaboratori e visitatori.
Nel 2014 il FAB si rimpicciolisce e diventa un tostapane. Nascono così i piccoli elettrodomestici disegnati da Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti. Si parte da tostapane, bollitore e impastatrice, poi arrivano frullatori, bilance, forni da appoggio, macchine da caffè, fino alla friggitrice ad aria. Sono oggetti di design pensati per stare in vista, piccoli tocchi di colore e di stile nelle nostre cucine.
Redazione salepepe.it