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Luoghi e PersonaggiLuoghiValle Grana e Castelmagno: dove il gusto racconta le Alpi piemontesi

Valle Grana e Castelmagno: dove il gusto racconta le Alpi piemontesi

Un itinerario tra borghi, alpeggi e osterie: il formaggio diventa racconto, la cucina resta fedele al territorio

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Nel cuore del Piemonte, nel Cuneese, si apre un mosaico di valli alpine che conservano ancora un’identità forte e riconoscibile: dalla Valle Maira alla Valle Stura, fino alla meno nota, ma autentica Valle Grana.

Valle Grana: un mosaico di borghi e silenzi alpini

Una valle defilata, meno battuta dai grandi flussi turistici, ma proprio per questo capace di restituire un rapporto diretto e non mediato tra paesaggio, cultura e cucina. Ci sono valli che si attraversano e altre che si ascoltano. La Valle Grana appartiene alla seconda categoria: qui il paesaggio non fa rumore, ma lascia tracce. E la cucina non cerca effetti, ma restituisce storie. Entrare in Valle Grana significa cambiare ritmo. La strada risale lenta da Cuneo, si stringe tra i versanti, attraversa piccoli paesi e conduce in un territorio che ha scelto di restare fedele a sé stesso. Qui non si viene per cercare una cucina spettacolare, ma per ritrovare una relazione diretta tra cibo, paesaggio e memoria.

Il Castelmagno DOP: l'anima e il linguaggio della valle

Forme di formaggio Castelmagno DOP disposte su scaffali di legno per la stagionatura.


Il filo conduttore è uno solo: il Castelmagno. Non un semplice formaggio, ma una presenza costante, quasi un linguaggio. È un prodotto che non accompagna i piatti: li definisce. Il Castelmagno DOP è una sintesi geografica e culturale. Si produce esclusivamente nei comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana e, nella versione d’alpeggio, nasce sopra i mille metri durante l’estate. Il latte, ricco degli aromi delle erbe alpine, dà vita a un formaggio complesso: inizialmente compatto, poi via via più friabile, talvolta naturalmente erborinato con la stagionatura. Il sapore è profondo, mai immediato, con note vegetali e una sottile piccantezza finale.

Oltre il formaggio: le eccellenze della dispensa alpina

Tagliere in legno con salumi locali, fette di kiwi, uva e formaggi della Valle Grana.


Ma la Valle Grana non è solo formaggio. È una piccola dispensa alpina fatta di produzioni concrete: patate di montagna in diverse varietà locali, l’aglio di Caraglio dal profumo delicato, la pera Madernassa, rustica e resistente. Ingredienti discreti, ma fondamentali nella costruzione dei piatti. È una cucina che nasce da ciò che c’è, non da ciò che si cerca. Ed è proprio per questo che resta autentica. Per scoprirla vi proponiamo un breve itinerario che va dalla produzione agricola di Monterosso alla trasformazione di Pradleves, fino agli alpeggi di Castelmagno, tre tappe che raccontano l’intera filiera del gusto.

San Pietro e i "Babacci": la memoria contadina che si fa arte

Pupazzi di paglia a grandezza naturale (Babacci) seduti su una panchina in un borgo montano.


L’itinerario prende forma da Monterosso Grana, tra orti e varietà antiche, passando per il silenzio poetico della frazione San Pietro e i suoi Babacci, dove la cucina contadina si esprime con naturalezza. Qui le patate sono alla base di molte preparazioni e diventano simbolo nelle feste locali come la Bodi Expo Fest o la Sagra della Tourto Mato. Il piatto più rappresentativo è proprio la Tourto Mato, oggi riconosciuta con la De.Co. (Denominazione Comunale): una torta sostanziosa a base di patate, porri, riso e formaggio che si fa sintesi perfetta della cucina di valle. In questa cucina l’ingrediente principale resta il tempo, declinato in cotture pazienti che ancora oggi avvengono sul 'Putagè', la tradizionale stufa a legna che detta il ritmo ai sapori. All’Osteria Aquila Nera la tradizione non viene reinterpretata, ma semplicemente rispettata, preservando quel passo della valle, lento, calmo ed essenziale. Si prosegue verso Pradleves, dove il racconto si fa più diretto e concreto. Qui il cibo torna alla sua origine: fiere, mercati e produttori raccontano una filiera ancora leggibile.

A tavola in Valle Grana: gnocchi e osterie di territorio

Mani che lavorano l'impasto per preparare gli gnocchi di patate su una superficie infarinata.

È in questo contesto che il Castelmagno entra pienamente in cucina. Il connubio perfetto è quello con gli gnocchi, preparati con le diverse varietà di patate coltivate in vallata: tuberi saporiti e dalla consistenza eccellente, particolarmente adatti a essere lavorati in cucina e ideali per questa preparazione. Insieme a burro nocciola e formaggio d’alpeggio, rappresentano una sintesi perfetta: pochi elementi, capaci di restituire tutta la profondità del territorio. All’Osteria della Pace questo piatto non è una specialità, ma una dichiarazione di appartenenza. Infine, salendo verso Castelmagno, la valle cambia ancora. Il paesaggio si apre, il silenzio si fa più intenso e la cucina diventa ancora più essenziale. Qui sono gli alpeggi a raccontare il territorio, insieme alla produzione estiva del formaggio.

Il Santuario di San Magno: il silenzio dell’alta quota

Il Santuario di San Magno che emerge dalle nuvole in un paesaggio alpino d'alta quota.


Il Santuario di San Magno domina dall’alto, ma è nei pascoli circostanti che si comprende davvero il senso di questa valle: un luogo dove il cibo non è costruzione, ma conseguenza. Scendere dalla Valle Grana significa portarsi dietro un silenzio che sa di resina e di pietra. È una di quelle rare rotte alpine dove il viaggio non finisce a tavola, ma prosegue nella memoria di un sapore che non ha fretta di svanire. Tra i vicoli di Monterosso e le solitudini del Santuario, si comprende che qui il lusso non è nell'ostentazione, ma nel tempo ritrovato: quello necessario a una forma di formaggio per diventare capolavoro e quello di un viandante per tornare a sentirsi parte di una terra autentica. Lasciare questi luoghi non è un addio, ma la promessa di un ritorno, guidati dal profumo del burro nocciola e dal richiamo delle alte vette.

Dove mangiare in Valle Grana?

Osteria Aquila Nera

Facciata gialla dell'Osteria Aquila Nera a Monterosso Grana con tavoli all'aperto.


Via Federico Mistral, 70 – Monterosso Grana (CN) Tel. +39 0171 98752 www.aquilanera.org

  • Cucina tradizionale di valle: Tourto Mato, piatti di orto e ricette del territorio.

Osteria della Pace

Ingresso dell'Albergo Ristorante Della Pace a Pradleves con insegna verticale.

Via IV Novembre, 37 – Pradleves (CN) Tel. +39 0171 986126 www.albergodellapace.it

  • Cucina alpina con Castelmagno protagonista, tra cui i classici gnocchi d’alpeggio.

Dove acquistare i prodotti locali

Cooperativa La Poiana

Tagliere con diverse tipologie di formaggio, marmellate e frutta durante una degustazione.

Via Vecchia Provinciale – Pradleves (CN) www.cooperativalapoiana.it

  • Storico punto di riferimento per il Castelmagno DOP: produzione, vendita diretta e valorizzazione della filiera locale.

Cascina Rosa

Via Valgrana, 92 – Caraglio (CN) Web: www.cascinarosa.it

  • È il posto perfetto per acquistare le celebri creme spalmabili, le conserve e i prodotti trasformati e nei week end anche interessanti proposte di degustazioni.

Nadia Azienda Agricola Nadia Ramo

Una donna sorridente tiene in mano alcune patate di montagna in un magazzino agricolo.

Via Divisione Cuneense, 38 – Caraglio (CN) Contatti: +39 340 551 6845

  • Una realtà d'eccellenza per la produzione dell'Aglio di Caraglio, patate di montagna e ortaggi coltivati con metodi tradizionali e che puntano tutto sulla qualità della materia prima.
  • Nota: se passate da Caraglio tra fine giugno e luglio, tenete d'occhio i campi: è il momento della raccolta dell'aglio, e l'aria si riempie di un profumo che è la firma olfattiva di questa valle.

Cosa vedere in Valle Grana?

  • Santuario di San Magno
    Località Castelmagno (CN)
    Luogo simbolo della valle, punto panoramico e accesso agli alpeggi del Castelmagno.
  • Il Paese dei Babacci
    Frazione San Pietro – Monterosso Grana (CN)
    Un museo a cielo aperto che attraversa i vicoli della frazione. Qui, decine di "babacci" (pupazzi di paglia e stoffa a grandezza naturale) ripopolano il borgo mettendo in scena la vita quotidiana di un tempo: dal fornaio alle comari a colloquio, un omaggio silenzioso e commovente alla memoria della valle.

Le ricette della tradizione: Gnocchi al Castelmagno e Tourto Mato

La ricetta degli gnocchi di patate di montagna della Valle Grana, Castelmagno d’Alpeggio dello chef Alessandro Garino dell’Osteria La Pace

Un piatto di gnocchi di patate conditi con crema di Castelmagno accanto a una civetta in legno.


Un piatto che rappresenta una sintesi perfetta della cucina della Valle Grana: la patata di montagna come base contadina ed il Castelmagno d’alpeggio come identità. Un piatto essenziale, dove pochi ingredienti costruiscono profondità, senza bisogno di artifici.

Ingredienti (per 4 persone)

Per gli gnocchi

  • 1 kg di patate di montagna della Valle Grana
  • 200–250 g di farine di grani antichi piemontesi
  • sale

Per il condimento

  • 200 g di Castelmagno DOP d’alpeggio (Cooperativa La Poiana)
  • 80 g di burro di montagna
  • 200 g di panna
  • pepe bianco

Preparazione

  1. Lessate le patate con la buccia, partendo da acqua fredda.
  2. Una volta cotte, pelatele ancora calde e schiacciarle finemente sul piano di lavoro.
  3. Unite le farine di grani antichi e un pizzico di sale.
  4. Lavorate rapidamente l’impasto, fino a ottenere una massa morbida ma non appiccicosa. Formate dei filoncini e tagliare gli gnocchi.
  5. Passateli leggermente su una forchetta per ottenere la tipica rigatura.
  6. In un tegame sciogliete il burro a fuoco dolce fino a ottenere un leggero colore nocciola.
  7. Aggiungete il Castelmagno tagliato a piccoli pezzetti alla panna e amalgamate lentamente fino a ottenere una crema morbida e avvolgente ed al termine aggiungete il pepe bianco.
  8. Cuocete gli gnocchi in abbondante acqua salata, scolateli delicatamente e conditeli con la crema di Castelmagno e rifinite con burro e una manciata di Castelmagno sbriciolato.

La ricetta della Tourto Mato (o Torta Matta) della chef Monica dell’Aquila Nera di Monterosso Grana

Una teglia di ceramica con gli strati di patate, porri e zucca pronti per essere infornati per la Tourto Mato

Molto più di una ricetta, è un vero inno alla cucina di recupero e di montagna, tanto da aver ottenuto nel 2021 il riconoscimento De.Co. (Denominazione Comunale). Viene definita "matta" perché non ha dosi rigide: nasceva da ciò che offriva la dispensa (o l'orto) e veniva cotta lentamente sfruttando il calore residuo del “putagè”.

Ecco come la prepara Monica

Gli Ingredienti (dosi "a sentimento")

  • patate di montagna: circa 800g - 1kg (varietà locali farinose, ideali per la consistenza).
  • porri di montagna: 3 o 4 (preferibilmente corti e dolci).
  • riso: 2 manciate abbondanti (un tempo prezioso oggetto di scambio).
  • zucca gialla: 2 fette spesse (donano dolcezza e colore).
  • formaggio locale: Nostrale stagionato o Toma di valle grattugiata (evita il parmigiano se vuoi l'anima della valle).
  • panna fresca: 1 bicchiere.
  • burro d’alpeggio: q.b. per rosolare e per i fiocchetti finali.
  • aromi fondamentali: Sale, pepe, noce moscata e, se riuscite a trovarla, l'Erba di San Pietro (Balsamita Major), che dà il tocco aromatico tipico.

Procedimento

  1. La base di patate: bollite le patate con la buccia in acqua salata. Una volta cotte, sbucciatele e schiacciatele ancora calde. Amalgamate la purea con metà della panna, una noce di burro, sale, pepe e noce moscata. Deve risultare un composto sodo ma cremoso.
  2. Il soffritto lento: affettate finemente i porri e taglia la zucca a cubetti piccoli o fettine sottili. Fateli appassire lentamente nel burro in due padelle separate (o una dopo l'altra) finché non diventano teneri. È qui che il tempo inizia a lavorare.
  3. Il riso: bollite il riso in acqua salata e scolatelo molto al dente.
  4. L'assemblaggio (a strati): imburrate generosamente una teglia di terracotta o ceramica. Stendete un primo strato con metà del composto di patate. Distrite sopra i porri stufati, la zucca e il riso. Aggiungete l'erba di San Pietro tritata e una spolverata di spezie. Coprite con il resto della panna e una manciata di formaggio grattugiato. Chiudete il tutto con lo strato rimanente di patate, livellando bene.
  5. La finitura: cospargete la superficie con abbondante formaggio grattugiato e numerosi fiocchetti di burro.
  6. La Cottura: se avete una stufa economica “putagè”, la teglia va posizionata nella parte meno rovente del forno o sulla piastra coperta, lasciando che il calore dolce e costante crei una crosticina dorata e croccante in superficie, mentre l'interno resta fondente. In un forno moderno: 180° per circa 30-40 minuti.
  • Il segreto del montanaro: la Tourto Mato è ancora più buona il giorno dopo, riscaldata a fette proprio sopra il piano di ghisa del “putagè”, quando i sapori si sono fusi completamente tra loro.

Claudio Porchia,
maggio 2026

Claudio Porchia
Claudio Porchia

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

Claudio Porchia è giornalista e collabora con riviste e quotidiani, affiancando alla scrittura il lavoro con case editrici, la cura di siti internet e l’ideazione di eventi culturali. Si occupa in particolare di gastronomia e storia dell’alimentazione, temi che attraversano anche le sue ricerche e i documentari dedicati al Ponente ligure, territorio che racconta da anni attraverso il cibo e la cultura. Come autore ha pubblicato numerosi libri con diverse case editrici. Dal 2014 è presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza e dal 2015 cura la Guida dei Ristoranti della Tavolozza. Sempre dal 2015 coordina il premio Libri da Gustare, oggi alla XXVIII edizione, e partecipa come relatore e conduttore a festival e rassegne letterarie in tutta Italia. Dal 2017 è direttore artistico del Festival Nazionale della Cucina con i Fiori. Svolge inoltre attività di formazione, con corsi dedicati alla comunicazione nella ristorazione e all’accoglienza, ed è docente di percorsi specifici sull’utilizzo dei fiori eduli in cucina. Fa parte dell’Associazione Narratori del Gusto e, come storyteller, organizza serate e rassegne gastronomiche a tema.

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