Millenials: generazione di buongustai

Millenials: generazione di buongustai

Sono i ragazzi che hanno tra i 18 e i 35 anni e costituiscono una generazione interessante per economisti, sociologi, antropologi, ecc. Uno dei tratti che li accomuna? L’amore per il cibo.

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Generazione Millenials, ovvero i dirigenti, i consumatori e i decisori del futuro. O forse già dell’oggi in alcuni casi. E’ un segmento anagrafico molto corteggiato e molto studiato, non solo per curiosità, ma anche perché appunto saranno (o sono già) proprio loro a decidere. E una delle caratteristiche più vistose di questo segmento anagrafico è la passione per l’alimentazione, ambito in cui dimostrano di essere informati, attenti, sensibili e consapevoli.

L’uomo è ciò che mangia
Sarà che il cibo è una moda, sarà che viviamo in un’epoca di star gastronomiche, sarà che l’informazione e la trasparenza sono aumentate, sarà che il cibo è buono, utile e social, sarà che i ragazzi vivono fino a tardi con mamma e papà e vanno spesso a cena fuori, sarà che sta crescendo l’attenzione verso la qualità e la salute. Insomma, per un’infinità di motivi i Millenials vanno pazzi per l’alimentazione. E se ne intendono parecchio. L’82 per cento si considera buongustaio, il 93 per cento ritiene la buona tavola uno dei piaceri della vita e l’86 per cento ritiene che ciò che mangia è specchio del proprio modo di essere.

Il report
L’Osservatorio Birra Moretti ha recentemente sponsorizzato una ricerca (clicca qui) realizzata con Doxa Marketing Advice e intitolata “Generazione buongustai”, che ha per oggetto il rapporto che i giovani hanno con l’alimentazione. E’ emerso, senza troppe sorprese, che i Millenials sono dei veri buongustai: il cibo per loro è più che una passione ed è un fattore importante del proprio vivere quotidiano, strettamente collegato alla propria identità. Il ritratto che traccia questo sondaggio si riferisce infatti a giovani informati, consapevoli, sensibili al territorio, buongustai e dediti al turismo eno-gastronomico, che non è solo il pernottamento in agriturismo, ma anche la visita al salumificio, alla birreria, all’allevamento oppure a un grande evento come Vinitaly, il Sale del Gusto, ecc.

Globalizzati, ma anche local
In particolare l’84 per cento tra loro preferisce i ristoranti locali capaci di valorizzare i piatti tipici di un determinato territorio e un 75 per cento preferisce su tutti i cibi della propria area geografica. L’informazione gioca un ruolo determinante: il 79 per cento del campione dichiara di porre attenzione alla provenienza degli alimenti, mentre il 78 per cento desidera saperne di più sul cibo. Da segnalare infine che il 50 per cento dei 18-35enni afferma di praticare volentieri turismo eno-gastronomico. Il rapporto  è stato realizzato su un totale campione di 602 casi, di cui 16 nati all’estero, e parla chiaro sulla generazione del Terzo Millennio: un tipo di clientela, interessata al cibo, alla salute e alle tematiche “green. «I giovani amano mangiare fuori casa, anche perché in molti vivono ancora, per necessità più che per scelta, con i genitori. Sono sensibili alla buona tavola, e questo non è un dato scontato: con tutti gli stimoli e gli interessi che hanno, investono ancora sul cibo, che è per loro un fatto di cultura, salute, ma anche identità. Sono interessati alla tecnologia, alla sostenibilità, al salutismo e alla provenienza degli alimenti, tutti fattori dei quali tenere conto. Al ristorante chiedono qualità e trasparenza al giusto prezzo» sintetizza Marilena Colussi, sociologa dei consumi e delle tendenze alimentari.

Chiamali se vuoi foodie
Insomma appassionati lo sono tutti, ma in un caso su cinque questi ragazzi del Terzo Millennio possono essere definiti addirittura foodie, termine coniato da Paul Levy e Ann Barr che nel 1984 pubblicarono il libro “The Official Foodie Handbook” (Il manuale ufficiale del foodie). Il foodie dunque è un intenditore che ama il cibo per hobby, lo studia, lo mangia, lo fotografa, ne parla ed è attento a tutte le novità del settore. E soprattutto l’86 per cento di questi ragazzi si dichiara disponibile, in tempi di austerity, a spendere anche di più per mangiare.

Emanuela Di Pasqua,
13 marzo 2017


Photo credits: Shutterstock 

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