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News ed EventiNewsMa che cactus mangi?

Ma che cactus mangi?

Vi sorprende l’idea di cucinare le piante grasse? Eppure sono considerate tra i cibi (sostenibili) del futuro

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Confessalo: non ti è mai passato per la mente di usare le piante grasse in cucina. E anche l’idea ti stranisce. Eppure le stiamo già mangiando. A partire dal fico d’india, tanto comune anche in diverse parti d’Italia e che botanicamente appartiene alla stessa famiglia del cactus (il genere Opuntia).
Ma nell’alta cucina sono già state “sdoganate” anche altre succulente, come la kalanchoe daigremontiana, dalla consistenza croccante e dal sapore di limone e aceto, o il sedum spectabilis, dalle foglie croccanti e dal sapore di uva fresca. Sempre più chef le usano e si approvvigionano da start-up specializzate, come l’umbra Clarice Orto Sinergico, che studia e coltiva un centinaio di piante grasse commestibili. Mentre i ricercatori dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Lecce hanno pubblicato uno studio sulle proprietà salutistiche di diverse specie di Opuntia.
Qual è il vantaggio delle succulente? La capacità di resistere ai climi secchi e aridi le rende attuali e capaci di rispondere alle sfide del cambiamento climatico. Inoltre, la necessità di concentrare i nutrienti fa sì che sviluppino un ricco patrimonio di composti benefici (a partire dagli antiossidanti) e un sapore davvero unico.
In attesa di assaggiare al ristorante o di comprare al supermercato tante piante grasse, vediamo come possiamo già apprezzarle e valorizzarle oggi.

Pale in tavola
Nopal: è questo il nome con cui sono note le pale delle piante di opuntia, private delle spine e consumate cotte o saltate in padella. Diffuse soprattutto in Messico (in particolare per accompagnare i tacos) sono coltivate e vendute anche in Italia. E il gel che rilasciano può essere aggiunto a frullati o yogurt.
Le pale di cactus e fico d’india hanno un gusto fresco (simile a quello dei fagiolini) e un buon contenuto di pectina, una fibra che rallenta l'assorbimento di zuccheri, grassi e colesterolo. Inoltre hanno un’interessante concentrazione di sali minerali, tanto che apportano più potassio delle banane. Anche per questo sono considerate uno spuntino ideale per gli sportivi.

Acqua per rigenerarsi
Secondo uno studio realizzato da New Nutrition Business, le acque a base di piante grasse (come cactus o aloe) sono destinate a conquistarci velocemente. Come? Offrendo lo stesso piacere di una bibita e lo stesso ristoro di uno sport drink, ma in modo più naturale e con meno zuccheri. E apportando un effetto benefico anche sull’idratazione della pelle.
I produttori ne sottolineano le proprietà energizzanti, antinfiammatorie e antiossidanti. I consumatori (e sono tanti, soprattutto negli Usa e in Gran Bretagna) le scelgono per l’effetto beauty e come ingrediente dei cocktail del giorno dopo che alleggeriscono i postumi della sbronza.

fico d'india

Frutti da gustare
Di alcune “succulente” si mangiano anche i frutti. Il più conosciuto in Italia è il fico d'lndia, amato per la sua polpa succosa e zuccherina, ricca di piccoli semi che sono un concentrato di vitamina C. Non solo. I frutti del fico d’india apportano numerosi composti dalle attività antinfiammatorie e antiossidanti, come i polifenoli e le betalaine (che gli danno i suoi diversi colori). Inoltre il rapporto favorevole tra buone quantità di potassio e scarso apporto di sodio rendono il fico d’india diuretico e drenante.

Manuela Soressi
maggio 2023

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