Una legge per tutelare il pane fresco

Una legge per tutelare il pane fresco

La proposta presentata in Parlamento stabilisce le differenze tra il prodotto artigianale e quello ottenuto dalla cottura di basi già pronte

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Reims, Halles de Boulingrin, market,
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Croccante, dorato, profumato e ancora caldo di forno. Sembra pane appena fatto dal fornaio, ma, invece, è stato ottenuto portando a termine la cottura di una base surgelata già pronta. Il consumatore, magari attratto dal prezzo conveniente, non se ne preoccupa al momento dell’acquisto, ma capisce benissimo la differenza quando lo mette in tavola: il vero pane fresco è tutta un'altra cosa.

Fno ad ora, salvo alcune leggi regionali che tentavano di tutelare le eccellenze, non esisteva uno strumento legislativo che permettesse di fare veramente chiarezza distinguendo le diverse tipologie di pane offerte dal mercato. La lacuna viene colmata grazie alla proposta di legge presentata nei giorni scorsi alla Camera dal deputato Pd Giuseppe Romanini, componente della Commissione Agricoltura, assieme ai cofirmatari Luca Sani e Nicodemo Oliverio e alle associazioni dei panificatori artigianali.

L’obiettivo della proposta di legge, che dovrebbe avere un iter parlamentare veloce, è quello di stabilire in modo chiaro e definitivo i paletti che delimitano il confine tra pane fresco artigianale e quello conservato oppure ottenuto dalla cottura di basi già pronte. Proprio a questo fine, al comma 4 dell’articolo 2 viene stabilito che "è fatto divieto di utilizzare la denominazione di pane fresco per il pane destinato ad essere posto in vendita il giorno successivo a quello in cui è stato completato il processo produttivo, indipendentemente dalle modalità di conservazione adottate. Nonchè per il pane posto in vendita successivamente al completamento della cottura di pane precotto, comunque conservato, e per il pane ottenuto dalla cottura di prodotti intermedi di panificazione, comunque conservati”.

L'inziativa ha riscontrato la soddisfazione delle associazioni dei panificatori, che rappresentano 25.000 imprese italiane con un totale di 106.000 addetti. "Nel nostro settore – dicono i resposnabili di Assopanificatori - i consumi continuano a premiare l’attrattiva del prezzo, rispetto alla qualità delle produzioni artigiane, prova ne sono sia gli andamenti delle vendite degli hard discount che la continua moria di piccole e medie imprese artigiane e gli andamenti della vendita di pane. Negli ultimi anni abbiamo assistito al dilagare delle produzioni industriali di pane e di prodotti da forno la cui provenienza è, almeno per le materie prime e i preparati di base, di origine estera. Siamo poi, in presenza di crescenti quantitativi di produzioni industriali di pane e prodotti da forno e per la prima colazione derivanti da semilavorati e prodotti congelati che arrivano dall’estero, talvolta da aziende delocalizzate”.

Alessandro Gnocchi
12 ottobre 2015

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