Francia, basta alle etichette sui cibi a lunga scadenza

Francia, basta alle etichette sui cibi a lunga scadenza

Il Senato francese ha votato per eliminare le date di scadenza su quegli alimenti, come riso o pasta, che si conservano nel lungo periodo. Una mossa che fa bene all’ambiente

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Two women waling through the dairy section of a supermarket
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Lo spreco alimentare si combatte anche sulle etichette e in particolare su quella voce che tanto fa discutere e che deve indicare obbligatoriamente, come recitano le direttive europee, un mese e un anno in cui sarebbe opportuno non consumare più il singolo prodotto.
Ogni stato è corso ai ripari a modo suo: dall'inserimento della parola “preferibilmente” in poi, le nazioni europee hanno ragionato a lungo sulla necessità di inserire questo dato, e un ulteriore dibattito si è sviluppato sulla bontà e freschezza delle derrate alimentari "da frigo" anche nei giorni seguenti alla data indicata in etichetta.

Fino al colpo di mano francese dei giorni scorsi: il Senato della Repubblica di Francia ha infatti deciso che la data di scadenza non sarà più obbligatoria, almeno sulle derrate a lunga conservazione, dalla pasta allo zucchero, passando per il riso, le conserve di ogni sorta, gli infusi e così via. L'indicazione "da consumarsi preferibilmente entro il..." che in Francia viene chiamata DLUO (date limite d'utilisation optimale), conteneva fino a oggi un mese e un anno e indicava il limite entro il quale il prodotto mantiene le sue caratteristiche ottimali. Questa segnalazione non va comunque confusa con un'altra, quella del DLC (date limite de consommation), ovvero il limite per consumare gli alimenti freschi (latticini, carni, pesci...) la cui obbligatorietà resta sancita per legge.

La scelta francese fa parte di un progetto nazionale di "transizione energetica" (clicca qui) per incoraggiare tutto il Paese all'utilizzo di fonti di energia alternative e pulite, per ridurre lo spreco alimentare e per meglio controllare la filiera dei produttori di cibo, che dovranno rivedere i loro livelli di impatto ambientale in ogni fase della lavorazione e distribuzione dei loro prodotti. In questa ottica, la scelta di eliminare l'etichetta rappresenta un passo verso la lotta al cibo ingiustamente sprecato, quando ancora è commestibile: come si legge anche sullo stesso sito del ministero dell'Agricoltura d'Oltralpe, "un alimento che ha superato il DLUO non rappresenta un pericolo ma potrebbe aver perso alcune delle sue proprietà e qualità, gusto e sapore". La dicitura resterà comunque facoltativa, spetterà alle aziende produttrici decidere se continuare a inserirla o meno.

Nella folta letteratura odierna sullo spreco del cibo, molte sono le proposte e le analisi che provano a tracciare scenari su come combatterlo. Proprio in queste settimane l'associazione no profit inglese Waste & Resources Action Program, attiva nel promuovere azioni di economia circolare per eliminare gli sprechi, ha annunciato che per combatterli basterebbe spostare di un solo giorno la data di scadenza in etichetta per le derrate fresche. Secondo l'ultimo rapporto dell'associazione (clicca qui) infatti basterebbe questo piccolo gesto da parte dei produttori alimentari per salvare fino a 250mila tonnellate di cibo sprecato solo in Gran Bretagna.

Eva Perasso
16 marzo 2015

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