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News ed EventiNewsPiaceriCipro, l’isola dove il mito si siede a tavola

Cipro, l’isola dove il mito si siede a tavola

Cipro è un’isola di confine, sospesa tra Oriente e Mediterraneo, dove il cibo diventa una chiave di lettura del paesaggio e della storia

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Cipro è un’isola di confine, sospesa tra Oriente e Mediterraneo, dove il cibo diventa una chiave di lettura del paesaggio e della storia. Contesa tra Turchia e Grecia, situata proprio di fronte al Libano, è un crocevia, da sempre, di culture e tradizioni culinarie che qui si sono mischiate e hanno creato delle nuove ricette uniche. Patria di Afrodite, nata dalla spuma del mare secondo il mito, conserva ancora oggi un legame profondo tra natura, memoria e gusto. A Paphos, i mosaici della Casa di Dioniso celebrano il vino come rito e racconto, mentre poco lontano le Tombe dei Re emergono dalla roccia come una presenza silenziosa. Più a sud, Limassol è il volto cosmopolita dell’isola, città aperta e luminosa, dove la cucina tradizionale dialoga con un’ospitalità contemporanea sempre più raffinata e internazionale. 

Ma per capire davvero Cipro bisogna spingersi nell’entroterra. A Omodos, tra vigneti e colline punteggiate di piccole chiese ortodosso-bizantine, l’accoglienza passa dal profumo del pane caldo di George’s Bakery & Café, una delle bakery storiche del villaggio. Poco sopra, tra i filari che si accendono di luce al tramonto, si assaggia la Commandaria, vino dolce ambrato considerato il più antico del mondo ancora in produzione, da degustare nei vigneti della Gerolemos Winery: un sorso che racconta secoli di storia.

I piatti tipici di Cipro, tra terra e mare

La cucina cipriota è diretta, conviviale, profondamente legata alla stagionalità. Il piatto simbolo è il meze, una sequenza di piccoli assaggi che racconta l’isola meglio di qualsiasi menù: hummus e tahina, olive e verdure marinate, halloumi alla griglia – il celebre formaggio locale che non fonde e sprigiona note lattiche e salmastre – salsicce loukanika aromatizzate al vino e coriandolo, fino ai piatti più sostanziosi. Un mix gastroculturale che fonde senza soluzione di continuità mondo arabo e ellenico, bizantino e turco (anche se gli abitanti, a seconda del lato dell'isola in cui si trovano, non lo ammetteranno mai, e proclameranno sempre questo piatto come greco o turco, solo cipriota, nel migliore dei casi). 

I piatti ciprioti da provare nelle taverne

Tra i piatti principali spiccano il kleftiko, ovvero l'agnello cotto lentamente nel forno di argilla fino a diventare tenerissimo, con una cottura che si trova solo a Cipro. La souvla, ovvero grandi pezzi di carne arrostiti allo spiedo, e i koupepia, involtini di foglie di vite ripieni di riso e carne. Nei mesi più freschi si incontra anche la trahana, una zuppa rustica a base di grano spezzato e yogurt fermentato, memoria viva della cucina contadina.

A Nicosia, capitale divisa e cuore politico dell’isola, uno degli indirizzi più completi per avvicinarsi a questa tradizione è Zanetto’s, storica osteria cittadina dove la cucina locale viene proposta con coerenza e generosità. È uno dei luoghi migliori per assaggiare l’halloumi in diverse preparazioni, insieme a piatti di carne, meze ben costruiti e una selezione di vini locali che accompagna senza sovrastare.

Ospitalità e fine dining di lusso: le nuove frontieri del sud di Cipro

Sul fronte dell’ospitalità di lusso, Limassol ospita uno degli indirizzi più iconici del Mediterraneo orientale: il resort 5 stelle AMARA. Le sue suite, tutte affacciate sul mare con una vista a 180 gradi, sono un omaggio cromatico all’isola, tra sabbia, azzurro e tonalità teal. E qui ci sono alcuni dei ristoranti più importanti, come nomi internazionali, dell'isola. Come il Beef Bar o il nuovo ristorante di Giorgio Locatelli o ancora una delle ultime aperture firmate Nobu Matsuhisa (o più conosciuto semplicemente come Nobu). 

Sempre a Limassol, il Ristorante Céleste dell’hotel Medbeach propone una lettura elegante della cucina cipriota. I menù table d’hôte e i buffet tematici valorizzano i piatti locali con vista sulla spiaggia, mentre d’estate la Terrazza Céleste regala una prospettiva privilegiata sui giardini, sulla piscina a cascata e sul mare aperto.

I vini ciprioti

Il vino completa il racconto di Cipro e ne rivela una profondità spesso inattesa. Il paesaggio viticolo dell’isola sorprende per estensione e varietà: si parte dalle vigne affacciate sul mare per salire fino alle alture dei monti Troodos, dove si trovano alcuni dei vigneti più alti d’Europa, coltivati su suoli poveri e terrazzati, accarezzati da forti escursioni termiche. Un mosaico di micro-terroir che permette ai vini ciprioti di esprimere identità molto diverse da zona a zona. «La materia prima è eccezionale – osserva Marco Spanu, maitre del ristorante Locatelli – ma ciò che manca ancora è una vera cultura del tempo: poche verticali, poco investimento sull’invecchiamento e sul potenziale evolutivo dei vini».

Il cuore della produzione è affidato ai vitigni autoctoni, custodi di una tradizione millenaria. Il Maratheftiko è forse il più affascinante: un rosso intenso e fruttato, capace di coniugare struttura e speziatura, spesso paragonato a un Syrah mediterraneo. Il Lefkada regala vini di carattere, rotondi e profondi, con un’anima rustica che ricorda per spirito alcuni grandi rossi italiani. Tra i bianchi emerge lo Spourtiko, teso ed erbaceo, giocato sulla freschezza e sulla finezza aromatica. Più diffuso e spesso vinificato in purezza è lo Xynisteri, uva identitaria dell’isola, che oggi punta soprattutto sull’immediatezza ma che potrebbe esprimere molto di più attraverso l’affinamento o scelte di assemblaggio più audaci.

Accanto ai vini secchi, resta centrale la Commandaria, vino dolce ossidativo da uve appassite, considerato il più antico del mondo ancora in produzione: ambrato, avvolgente, capace di raccontare la storia di Cipro in un solo sorso.

Tra le cantine da visitare, Vouni Panayia, sui Troodos, incarna l’anima più autentica dell’isola, con vigne coltivate quasi allo stato brado e una viticoltura che lascia parlare la terra. Makarounas rappresenta un volto più contemporaneo, con vini di montagna eleganti e mai banali, mentre Tsiakkas propone uno stile moderno e immediato. Geralamos, infine, sperimenta con successo, offrendo interpretazioni fresche e personali dei vitigni locali.

Camilla Rocca,
febbraio 2026


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