Presentata in Italia la nuova referenza del bon bon gelato diventato virale: un cuore di fragola ricoperto da un doppio strato di cioccolato bianco e cioccolato al caramello. Si chiama Franui Gold e può creare dipendenza
Un prodotto innovativo e una storia antica che vanno di pari passo. Da un lato c’è Franui, una pralina ghiacciata creata in Argentina nel 2013, fatta con lamponi della Patagonia immersi prima nel cioccolato bianco e poi nel cioccolato al latte. Nell’estate del 2025 l’hashtag #franui ha fatto 120 milioni di visualizzazioni su TikTok. Niente male per uno snack dolce nato da pochi anni, al quale si affianca oggi una nuova referenza che si chiama Franui Gold. Si tratta sempre di una pralina gelata, ma con un cuore di fragola ricoperto da un doppio strato di cioccolato bianco e cioccolato al caramello. Questo bon bon gelato che esalta il matrimonio frutta cioccolato, non sarebbe nato se non avesse avuto alle spalle una storia antica che parla di emigrazione e che lega l’Italia all’Argentina.
Ed è la storia del torinese Aldo Fenoglio che, all’ombra della Mole, gestiva una sua cioccolateria e gelateria artigianale. Il secondo dopoguerra lo spinge ad emigrare molto lontano, in Patagonia, e precisamente a Bariloche dove apre nuovamente la sua attività legata al cioccolato.
Il tempo passa, il figlio Diego impara il mestiere e prende in gestione la cioccolateria nel 1969. Dopo ventisette anni, nel 1996, lascia la vecchia attività di famiglia e fonda un brand indipendente perché sente la necessità di lavorare in modo diverso e più moderno, all’inizio Rapanui è un piccolo laboratorio artigianale che prende il nome dalla casa dov’era cresciuto da ragazzo, oggi è un’azienda specializzata in cioccolato di altissima qualità che conta diversi punti vendita a Buenos Aires e in altre parti dell’Argentina. La svolta nasce da un’intuizione casuale di Diego Fenoglio che tornando a casa osserva la quantità di lamponi che crescono spontaneamente nel suo giardino. Che farne? Perché non provare a ricoprirli di cioccolato? Ma come avviare un processo industriale? A Diego non mancano mestiere e capacità imprenditoriale e innovare è sempre stato il suo punto di forza. Nel 2013 nasce Franui uno snack gelato il cui nome nasce dall’unione della parola “frambuesa” (lampone) con quello di Rapanui, e gli argentini impazziscono. Visto il successo nel 2017 si fa strada l’idea di poter portare il prodotto fuori dai confini nazionali e parte la costruzione dello stabilimento di Valencia in Spagna, la pandemia ferma un po’ tutto, ma nel 2021 la pralina è ormai ufficialmente prodotta in Spagna e venduta anche in Italia, Francia, Austria e Germania. Il piccolo dolce gelato col cuore di frutta e l’esterno di cioccolato invade i supermercati, confezionato in un barattolo che ormai ha reso riconoscibile il brand. Oggi il marchio è presente in 62 Paesi del mondo.
La Patagonia è terra ideale per la coltivazione dei lamponi che diventano Franui. Il clima freddo della regione e le lunghe ore di sole regalano a questi frutti gusto intenso e grossa pezzatura. Vengono selezionati attentamente e raccolti a mano, poi ricoperti da due strati di cioccolato croccante, uno bianco e uno al latte o fondente. Il cioccolato è realizzato partendo da fave di cacao accuratamente selezionate e per scelta aziendale il prodotto non contiene conservanti né aromi artificiali. Il resto lo fa la catena del freddo che surgela il prodotto. Per gustarlo al meglio è consigliabile tirarlo fuori dal freezer un’ora prima. La nuova referenza, Franui Gold, per essere assaporata, va portata a temperatura ambiente venti minuti prima. Lo spiega Leticia Fenoglio, terza generazione in azienda, Ceo e Co-owner dell’azienda: “Franui Gold non va consumato appena tolto dal freezer perché il cuore di fragola risulterebbe troppo duro per il ghiaccio, e aspettando troppo, al contrario perderebbe consistenza. Non è stato facile trovare la tecnica giusta di surgelazione per le fragole, perché questo frutto rispetto al lampone contiene più acqua e questo cambia tutto nel rapporto con la catena del freddo”.
Due sfizi cioccolatosi che sono andati oltre le aspettative di chi li ha creati diventando virali sui social e protagonisti di un mercato globale. Il consiglio è di gustarli con parsimonia perché venirne catturati è facile: uno tira l’altro. In più, per noi italiani c’è anche un po’ di orgoglio patrio, perché in fin dei conti sono frutto di quel saper fare che abbiamo esportato nel mondo.
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.