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News ed EventiCultura del ciboVoltaire, genio e caffeina – solo 50 tazze al giorno

Voltaire, genio e caffeina – solo 50 tazze al giorno

Scrittore, filosofo e storico, Voltaire è una delle figure più prolifiche e importanti dell’Illuminismo francese. Lavoratore instancabile, sosteneva che la sua energia gli venisse dalla quantità di caffè e cioccolata che beveva quotidianamente, tazzina dopo tazzina

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Genio e caffeina? Per i suoi contemporanei del secolo dei Lumi il filosofo – nonché drammaturgo, storico, scrittore e saggista – François-Marie Arouet, conosciuto come Voltaire, era l'epitome del pensiero moderno. Un'analisi più contemporanea rileva il fatto che alla generosità di ospite (sono famosi i suoi banchetti) si affiancava una certa dipendenza da stimolanti come la caffeina e la cioccolata. Ma procediamo con ordine. 
La sua tenuta sul confine franco-svizzero, dove l’abitazione era in Francia e il giardino in Svizzera, a Ferney (oggi chiamata Ferney-Voltaire in suo onore). divenne una meta imprescindibile per l’élite illuminata: potenti, letterati e aristocratici arrivavano a Ferney per incontrare il patriarca dell’Illuminismo.

La tavola di Voltaire

Una foto dal giardino della Gran-Maison di Voltaire, lo Chateau a Ferney, dove viveva e riceveva il mondo intellettuale dell'epoca

Ormai ricco e famoso, teneva costantemente la tavola imbandita, come testimonia il libro dei conti del castello, tenuto dal suo segretario, dove compaiono spese e stipendi, tra cui quelli  – alti per il tempo – del cuoco  detto “Bonne sauce” (Buona salsa), aiutato da “una pasticciera e una cuoca”. L’incessante afflusso alla tenuta di visitatori da diversi Paesi  faceva di Voltaire, come egli stesso amava definirsi, il locandiere d’Europa. Con i suoi banchetti, il filosofo celebrava lo spirito di società della cultura francese del tempo, dove la conversazione costituiva “uno dei grandi piaceri della vita”. Nonostante l’abbondanza di cibo e vino sulla sua tavola, raramente l’incontro conviviale era fine a se stesso: esso costituiva un luogo di serena discussione. 

Stampa che ritrae su fondo arancione una riunione di Illuministi con Voltaire, l'Abbé Maury, Diderot e altri al Café Procope a Parigi, 1786Voltaire, Diderot e altri al Café Procope a Parigi, 1786

In una libera circolazione d’idee, a tavola e sicuramente davanti a una tazza di caffè, si parlava della ragion critica, del pensiero moderno, dello spirito di tolleranza; si discuteva la fede nel progresso e nella scienza, la difesa dei diritti umani. Prima di trasferirsi a Ferney, egli era solito passare i pomeriggi nei caffè di Parigi, insieme a una compagnia illuminata. Forse furono queste numerose frequentazioni a instillargli l'amore per la nera bevanda, che pare egli spinse all'eccesso.

Un caffè, o venti o cinquanta, per tirarsi su

Caffettiera e tazzina d'epoca accanto a libri antichi, appoggiati sul tavolo

Il caffè era infatti la grande passione di Voltaire, che ne aveva bisogno come stimolante cerebrale: per sostenere i ritmi forsennati di lavoro che si imponeva anche in vecchiaia, ingurgitava litri di caffè
gli storici stimano da 50 a 70 tazzine al giorno –  e cioccolata (talvolta una miscela dei due) e si lasciava tentare da qualche dolciume. Sembra che Voltaire consumasse, nell’arco di mezza giornata, una dozzina di tazze di cioccolata, bevanda che riteneva delizia per il palato, sostanzioso alimento e corroborante stimolo per la mente.

[Il caffè] è un veleno lentissimo, infatti sono più di ottant’anni che lo bevo e non sono ancora morto!
(
Voltaire)

Gourmet, ma dai gusti difficili

Stampa in bianco e nero del 1795 che raffigura Voltaire al suo tavolo di lavoro, con una penna in mano e molti volumi

Voltaire a Ferney riceveva continuamente amici, colleghi e personaggi importanti, dando banchetti raffinati.  Tra i cibi più frequentemente riportati nel resoconto del budget alimentare del filosofo, le carni occupano il primo posto in particolare, e molto apprezzata, la selvaggina. La lista della spesa menziona trote di lago, (coregoni bianchi); qualche volta in lista c’è pesce di mare, nonostante le difficoltà di trasporto. Pochi acquisti di frutta, fornita dagli orti e frutteti della tenuta nelle varie stagioni: ciliegie, fragole, lamponi, castagne, fichi e arance. I limoni vengono utilizzati, in grande quantità, per le salse. Nel bilancio alimentare ci sono abbondanti formaggi (siamo tra Francia e Svizzera) come groviera, “tomme” della Savoia e del Delfinato, Roquefort e l’italianissimo parmigiano.

Famoso il suo aforisma Nulla sarebbe più noioso del mangiare e del bere se Dio non li avesse resi un piacere, oltre che una necessità (Voltaire)

Vegetariano solo nello spirito (almeno fino alla vecchiaia)

Tavolata vista dall'alto con ciotole grandi e piccole piene di verdura e frutta colorate, con alcuni pezzettoni appoggiati direttamente sul tavolo

Il libero pensatore Voltaire aveva introdotto l’induismo nella cultura illuminista e mostrava simpatia per il vegetarianismo dei pitagorici; nel 1768 pubblicò La principessa di Babilonia, opera mitologica (oggi si direbbe fantasy) in cui gli animali smettevano di parlare con gli umani perché questi si erano abituati a mangiarli. Pur essendo un convinto sostenitore del vegetarianismo e dei diritti degli animali nei suoi scritti filosofici – spesso erroneamente citati a prova della sua astinenza dalla carne – si ritiene che Voltaire abbia continuato a mangiare carne per quasi tutta la vita, come appare dal sopracitato libro dei conti. Ne La principessa di Babilonia si fa prendere dalla… fame? e descrive un delizioso banchetto ricco “di riso, di sago, di semola, di vermicelli, di maccheroni, di frittate, di uova nel latte, di formaggio spalmabile, di dolci di ogni genere, di verdure, di frutta”.

Negli ultimi dieci-quindici anni, pare che Voltaire abbandonasse finalmente gli eccessi e scegliesse di seguire una dieta priva di carne. Mangiava pochissimo, soprattutto uova, verdure, legumi e lenticchie, con un bicchiere di Borgogna a cena: le sue riflessioni in merito sono raccolte in opere come il Dialogo del Cappone e della Pollastra e nei Pensieri vegetariani. Preso dalla moderazione, ridusse anche il consumo di caffè – ne beveva al massimo due o tre tazzine di caffè al giorno, però – era sempre un gourmet – con la panna.

Curiosità: un omaggio imperituro

Grafica del logo del Ristorrante-brasserie Le Voltaire, dal 1908 al 27 di Quai Voltaire, nella casa dove visse il filosofo a Parigi

Se vi trovate nella capitale francese, al 27 Quai Voltaire – nello stesso edificio in cui visse Voltaire – dal 1908 trovate Le Voltaire, una brasserie parigina classica, famosa per le lumache all’aglio, le patatine fritte e l’intensa mousse al cioccolato.

Francesca Tagliabue
Francesca Tagliabue

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
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