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San Benedetto del Tronto e il culto del brodetto

Un viaggio sulla costa ascolana alla scoperta delle antiche tradizioni marinare, della vera ricetta della zuppa alla sambenedettese e delle migliori eccellenze del Piceno

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Cosa unisce questo tratto di costa se non l'inconfondibile profumo del brodetto? Da San Benedetto del Tronto a nord verso Grottammare e poi Cupra Marittima, la costa della provincia di Ascoli è tutto un susseguirsi di porti pescherecci, stazioni balneari, spiagge, trincee d’ombrelloni, case e condomini. Della moda dei bagni di mare, che contagiò la riviera adriatica sul finire dell’Ottocento, non restano che le poche ville liberty incastonate nel lungomare. I giardini di palme e d’oleandri, che allora presero il posto degli aranceti, danno oggi un tocco d’antica eleganza alle architetture squadrate delle moderne strutture ricettive. Proprio dietro questa cornice marinara batte l'anima gastronomica più autentica del territorio: quella di San Benedetto del Tronto e il culto del brodetto.

La tradizione peschereccia e le varianti del brodetto

vongole locali, anche dette poveracce, appena pescate e messe all'interno di un sacchetto a rete blu, sorretto da due mani. Un'altra specialità tipica oltre al brodetto

Da prima che il turismo ne modificasse le abitudini e l’economia, a San Benedetto del Tronto la pesca è sempre stata l’attività principale. Alle grandi barche d’altura si affiancano le “vongolare”, le barche dedicate alla pesca della tipica vongola locale (la “poveraccia”), ricercata per il sapore delicato e la consistenza soda. Richiestissimo il pesce da “brodetto”, la zuppa povera dei pescatori adriatici, piatto simbolo della gastrononomia marinara marchigiana che non ha perduto le sue ricette particolari, i suoi campanilismi gastronomici, i suoi ingredienti caratteristici. Anche se spesso, più che il pesce, sono i profumi a fare la differenza: nella versione di Porto Recanati lo zafferano aggiunge un tocco di raffinatezza; in quella di Porto San Giorgio i peperoni verdi sono l’elemento fondamentale che ne accentua il sapore; in quella di San Benedetto, la più antica e rinomomata, l’aceto è l’ingrediente che non può mancare. 

La vera ricetta del brodetto alla sambenedettese

Una padella ricca di brodetto, piatto tipico di San Benedetto del Tronto.Il brodetto di Antico Caffè Soriano

Nata sulle barche da pesca per conservare il pescato di difficile commerciabilità - quello non freschissimo o danneggiato durante il “salpaggio”, la tiratura a bordo delle reti - la ricetta sambenedettese si è evoluta fino a diventare l’icona della cucina locale. Per prepararla si usano sette specie diverse di pesce, principalmente seppie, razza, palombo o gattuccio, scorfano, tracina, lucerna (localmente detta “pesce prete”), gallinella (che i pescatori del posto chiamano “mazzolina”) e tre varietà d’ortaggi: cipolla, pomodoro costoluto a mezza maturazione, peperoni cornetti rossi o verdi. Il tocco speciale: l’aceto di vino bianco, che ha preso il posto della “masa”, la miscela di acqua e aceto che i pescatori marchigiani portavano a bordo per dissetarsi durante le lunghe battute di pesca. Per i più tradizionalisti, anche un mezzo bicchiere d’acqua di mare per dare sapidità e addensare il fondo di cottura. In una padella dal bordo alto, meglio ancora in una pentola di terracotta, si soffriggono le seppie tagliate a pezzi con un po’ di cipolla e una sfumatura d’aceto; si aggiungono i peperoni, quindi i pomodori tagliati grossolanamente e il resto dell’aceto; dopo una ventina di minuti, il pesce, adagiato a strati secondo la consistenza delle carni. Infine si copre bene con il coperchio e si termina la cottura senza mai mescolare.

Dove mangiare il brodetto a San Benedetto del Tronto

Un tegame di terracotta, con tovagliolo bianco, contiene diverse olive di brodetto. Altro piatto tipico di San Benedetto del TrontoOlive di brodetto dell'Antico Caffè Soriano

Qui a San Benedetto non c’è ristorante, trattoria o stabilimento balneare che non abbia in menù il brodetto, ma sono pochissimi a prepararlo come tradizione comanda. La palma d’oro secondo noi va a quello cucinato dalla mamma di Erminio Giudici, titolare dell’Antico Caffè Soriano, bistrot-ristorante dove gustare anche un’altra specialità unica: le olive di brodetto, golosa variante dell’oliva all’ascolana che, invece della canonica farcia di carne, racchiude nella croccantezza dell’oliva un succulento ripieno di brodetto. Per chi ama le atmosfere più conviviali anche quest’anno, dal 12 al 16 agosto 2026, in piazza Giorgini a San Benedetto del Tronto, si tiene Benedetto Brodetto, kermesse diretta dal gastronomo Stefano Greco e organizzata tra gli altri da BIM Tronto, consorzio che promuove e sostiene le eccellenze agroalimentari del Piceno: un’occasione imperdibile, tra assaggi ed eventi, per gustare questo piatto straordinario della tradizione sambenedettese e magari fare acquisti di qualche altra eccellenza del territorio ascolano (per approfondire ulteriormente le Marche e i suoi sapori vi consigliamo la lettura del Cammino Francescano della Marca e i sapori dell'ascolano).

Altre eccellenze gastronomiche del territorio ascolano

Un cesto di vimini rettangolare contiene dei biscotti della Forneria Tassotti

Non solo brodetto: San Benedetto del Tronto e il territorio ascolano sono ricchi di eccellenze gastronomiche. Qui qualche indirizzo per provare dei prodotti tipici:

  • I funghetti, minuscoli pasticcini di zucchero e farina profumati all’anice verde di Castignano (presidio Slow Food) del forno Pandol nella vicina Offida (Via Ciabattoni 16/18, Offida);
  • I biscotti (vedi foto sopra) e il pane di grano antico della Forneria Tassotti di Cupra Marittima (C.so Vittorio Emanuele 36, Cupra Marittima);
  • La pasta di grano duro del Pastificio Baldoni di Grottammare (Via Marconi, 103, Grottammare), trafilata al bronzo ed essiccata lentamente su telai di legno;
  • I profumati tartufi estivi dell’azienda Trivelli di Roccafluvione;
  • Le miscele di caffè biologici selezionate in tutto il mondo e tostate da Luca Bianchini nella sua Torrefazione di Grottammare (Via Bernini 138, Grottammare).

Ernesto Fagiani
Foto credits Emanuela De Santis

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