L'alimentazione influenza longevità e salute. È un adagio antico, confermato dagli studi più recenti: mangiare bene fa vivere bene e più a lungo. Così come una vita di relazione e la tranquillità economica per il futuro
Si racconta che Anna Magnani a un truccatore particolarmente insistente abbia “ruggito”: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire!” Si celebra in questi ultimi anni una sorta di stupore della longevità come se da sempre l’uomo non avesse desiderato andare oltre il tempo che le Parche, le dee del destino dell'antichità, gli concedono. Eppure quasi nessuno prende atto che siamo come lo yogurt: abbiamo una data di scadenza massima biologica che secondo i ricercatori del gruppo Singapore Gero è compresa tra i 120 e i 150 anni. Per andare oltre non ci sono le condizioni biologiche. Come lo yogurt però dipende molto dallo stato di conservazione: dalle rughe interne. Quelle estetiche – aveva ragione Nannarella – sono un indicatore anche di fierezza e di saggezza, ma quelle interne sono le migliori alleate della più anziana delle Parche, Atropo, colei che recide il filo!
Lo sapeva Ippocrate che assegnava a come mangiamo un ruolo centrale nella buona vita, lo hanno scritto più o meno un migliaio di anni fa i gran dottori della scuola Salernitana nel Regimen sanitatis e anche celebratissimi gastronomi come Bartolomeo Sacchi detto il Platina (un monumento resta il suo quattrocentesco De honesta voluptate et valetudine) e poi il Mantegazza sino al fisiologo e politico Jacob Moleschott: tanti si sono dati al comandamento alimentare come precetto di buona salute. Perfino l’Artusi nel suo La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene mette noterelle sulle ricette adatte o meno “alli stomachi deboli”. Oggi ci sono studi scientifici che confermano come l’interazione longevità-alimentazione è provata in tutte le “zone blu” (dal Giappone alla Sardegna) dove si ha la più alta densità di centenari. Insomma l’antico adagio: a tavola non s’invecchia, riferito al fatto che la convivialità, tiene su di morale (ed è essenziale) andrebbe forse riscritto come: a tavola s’invecchia meglio. Ne sa qualcosa l’Unesco quando ha decretato la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’umanità.
Cardine della nostra alimentazione tradizionale è l’olio extravergine d'oliva, indispensabile gli apporti proteici vegetali, fondamentale il contributo di tutte le componenti antiossidanti, poche proteine animali, pochi grassi saturi, abbastanza pesce. Ma proprio mentre l’Unesco accredita anche la cucina italiana “per la sua biodiversità” viene da chiedersi se la dieta mediterranea, che di certo ispira gran parte delle ricette italiche, ha ancora un posto a tavola. Purtroppo non è così. Uno studio dell’Istituto superiore di sanità condotto nel 2024, l’indagine Arianna, ha rivelato che oggi solo il 5% della popolazione italiana segue con totale aderenza la dieta mediterranea. Le ragioni sono le più disparate: dalla mancanza di tempo, a stili di vita non più aderenti alla tradizione gastronomica, fino, purtroppo, a ragioni economiche. Fa il paio con questo studio dell’ISS quello condotto dalla Fondazione Aleteia che stima che in Italia quasi un adulto su due è in condizione di eccesso di peso (il 34,6 % in sovrappeso, l’11,8% effettivamente obeso) e questo pesa sulle casse pubbliche per 13,3 miliardi all’anno di cui 6,6 per curare le malattie cardiovascolari e un altro miliardo per il diabete. Il rimedio? Mangiare alimenti sani, che vengono dalla terra, di alta qualità nell’equilibro ormai consolidato dal Oms – tanta verdura e frutta, poca proteina animale, giusto equilibrio tra grassi e carboidrati – che ha copiato dalla dieta mediterranea e perciò dalla cucina italiana. Un'altra raccomandazione di medici e nutrizionisti è quella di mangiare secondo stagione.
Se un'alimentazione a base stagionale e (più) vegetale è la precauzione da prendere a tavola, ci sono altri strumenti che possono “lasciarci tranquilli”. Tutti gli studi sui regimi alimentari dicono infatti che se il cibo ha un benefico effetto sull’umore, del pari la tranquillità, la vita di relazione sono un’assicurazione sul futuro. Secondo una recente indagine condotta da Ipsos per Ania gli italiani si percepiscono vulnerabili ed esposti ai rischi, incerti su temi come salute, famiglia, reddito e pensione. D'altra parte uno studio di KPMG sostiene che il rapporto tra invecchiamento e contrazione della natalità ha prodotto una “rivoluzione sociale” che richiede da parte di ognuno di noi una partecipazione attiva attraverso un’adeguata protezione assicurativa. Riguardo alle aspettative di vita – sempre ammesso che si mangi bene! – i ricercatori di KPMG pongono l’asticella a 84 anni e mezzo (alle donne va un po’ meglio) con almeno 21 anni da vivere dopo i 65 anni. Nel contempo diminuisce la base di chi lavora; così con la spesa sanitaria che si dilata, si pongono problemi di finanza pubblica e di tenuta del sistema previdenziale.
Ecco che pensare oggi alla serenità di domani è un ottimo menu. E c’è chi si ne fa carico. Il Gruppo Intesa Sanpaolo Assicurazioni, con le compagnie assicurative del primo gruppo bancario italiano, si è dato ad apparecchiare un menu per la serenità con proposte di protezione che mirano a tre obiettivi: fornire un supporto economico sicuro all’avanzare dell’età, dare assistenza sanitaria, creare un futuro di maggior tranquillità per i clienti. E che ci sia bisogno di salvaguardarsi anche dal punto di vista economico-patrimoniale con l’andare del tempo è sicuro, come è certo che per star bene bisogna mangiare bene. L’Italia ha una traiettoria d’invecchiamento assai accentuata e la contrazione della natalità pone nuove sfide. Da qui la necessità di assicurarsi per tempo una risorsa finanziaria che sostenga lungo il periodo della terza e quarta età per avere una giusta assistenza. Ci sono dunque molti ottimi motivi per pensarci prima. Mangiando bene e assicurandosi per un futuro che si allunga!
dicembre 2025