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Luoghi e PersonaggiProvenza: 6 tappe per degustare vino (rosa) e non solo

Provenza: 6 tappe per degustare vino (rosa) e non solo

Da Marsiglia a Cassis, passando per le tenute di Puyloubier e Chateau La Coste: guida tra grandi calici, arte e tavola

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“Il vino è rosa” è il titolo di un fortunato libro scritto a quattro mani da Giulia e Luigi Cataldi Madonna che racconta l’epopea del “terzo vino”, quello rosa, oltre a quello bianco e rosso, attraverso documenti storici e artistici. Gli autori affermano, dati alla mano, che il rosa sarebbe peraltro nato per primo: testimoni Giotto con l’Ultima Cena, Guido Reni con Bacco fanciullo, Diego Velázquez con Pranzo e numerosi altri. Un libro da leggere d’un fiato, anche alla luce dello straordinario successo che il rosa ha riscosso nell’ultimo trentennio in quella parte di mondo che consuma vino (Topic ed.). Spesso viene indicato come perfetto per le signore o da aperitivo, ma la sua versatilità lo rende protagonista in cucina per accompagnare risotti, pesce e carni bianche. Gli amanti del tema mettono in agenda per la tarda estate o l’inizio autunno un fine settimana in Provenza, regione dove la pratica dell’enoturismo è assai sviluppata e dove il rosa regna incontrastato. Consultate anche la nostra guida con i cinque piatti da provare a Nizza.

Marsiglia: il ristorante-enoteca L’Abri

Bottiglie della realtà L'Abri

La partenza del tragitto non può che essere Marsiglia, che si raggiunge con voli diretti da Bergamo, Treviso, Bologna e Fiumicino. C’è una cantina in pieno centro! L’ha realizzata Franck Pasquier, informatico che ama il vino e desiderava creare bottiglie che gli assomigliassero. Desideroso di cambiare vita acquista i primi vigneti a Eygalières, sul versante nord delle Alpilles, la piccola catena collinare della Provenza. Tuttavia là non troverà un luogo dove vinificare e allora il colpo di genio: rileva una rimessa d’automobili e la trasforma in cantina nel 2014.

Cinque anni dopo nascono le prime bottiglie e l’anno successivo, sul fronte strada del garage, si completa il progetto con l’apertura di L’Abri, un luogo che non è solo ristorante (ecosostenibile e a filiera corta: provare la battuta di ricciola con ratatouille di verdure), ma anche enoteca e angolo dove si organizzano laboratori del gusto davanti a un buon bicchiere. L’oiseu de nuit, vino rosa da uve Grenache e Cinsault, “è ideale per fare tardi”, divertente come la persistenza di ogni singolo sorso, che da salino si fa via via agrumato; il rosso Décrocher la lune per chi proprio non vuole optare per il rosa: da uve Shiraz, spicca per intensità aromatica, un tuono di susine, pepe nero e liquirizia dai tannini che danzano lievi sulle papille.

Chateau Romanin: la cantina sotterranea e i vini biodinamici

botti nella cantina del Chateau Romanin

A un’ora di automobile, tra campi di lavanda e vigneti, Chateau Romanin vale la pena di essere visitata per la curiosa, imponente architettura della cantina sotterranea, che ricorda l’intelaiatura degli edifici gotici. Dal belvedere esterno, con buon occhio sulla valle del fiume Druenza, si scorgono il palazzo papale di Avignone e la cima calva e bianca di calcare del Mont Ventoux. L’orientamento della cantina è stato scelto dopo uno studio sul magnetismo terrestre, tanto che sul pavimento riporta le indicazioni per individuare l’avvicendarsi dei solstizi d’inverno e d’estate e rilevanti riferimenti astrali. Una costruzione in linea con il luogo dove sorge, un tempo proprietà di Raimondo di Gantelme, condottiero templare. Testimone di quei tempi il rudere del castello che incombe.

La DOC che rappresenta questa parte di Provenza è Les Baux de Provence: tutti i 12 produttori posseggono la certificazione biologica alla quale si aggiunge, per Chateau Romanin, quella biodinamica. La versione di vino bianco, per il 50% da uve Vermentino, si distingue per il delizioso profumo speziato e resinoso. Sorprendente è la versione rosa, una mescolanza d’uve con Grenache, Shiraz e Mourvèdre a farla da padrone con aggiunta di Cabernet Sauvignon e Counoise. Non stupisce che sia il più richiesto dei tre (c’è anche la versione rosso) per il suo bouquet di scorza d’agrumi e gelsomino che si completa con un palato liscio e setoso con percezioni pacatamente sapide. Il modo migliore per abbinarlo è con il baccalà mantecato alla NÎmes, la brandade de morou, che prevede si sminuzzi il baccalà e venga emulsionato con olio di oliva, latte, aglio e arricchito con purè di patate.

Chateau La Coste: il parco d'arte contemporanea e il vino rosé

Installazione a chateau la coste

Per chi ama la commistione tra arte e vino la sosta allo Chateau La Coste di La Puy Sainte Réparade è una delle ragioni per fare le valigie verso la Provenza. La proprietà fu acquistata dal magnate irlandese Patrick Mc Killen nel 2003. Il suo proposito visionario era di costruire un luogo dove arte, vino e alloggi (28 suites, delle quali 10 con piscina privata) dialogassero tra loro. C’è pienamente riuscito e la sensazione che si prova arrivando alla tenuta è proprio quella di trovarsi in un museo d’arte contemporanea a cielo aperto. Il primo incontro è nell’hangar progettato da Jean Nouvel, che ospita il padiglione della vinificazione per poi passare al centro d’arte progettato da Tadao Ando e al padiglione eclissato nei vigneti, dedicato alla fotografia, che porta la firma di Renzo Piano. Frank Gehry ha invece studiato l’agorà dove si tengono per tutta estate film d’essai e serate musicali. Mostre temporanee e laboratori artistici completano un’offerta davvero sorprendente.

Da non perdere, tra le 46 installazioni permanenti, Madre Terra del francese Prune Nourry, un monumentale grembo le cui mura interne sono state studiate con materiali speciali che riproducono le voci dei visitatori ovattandole come in natura nel ventre materno. E Intifada dell’iraniano naturalizzato nord irlandese Siobhan Hapaska: lacerti di ulivi imbrigliati in strutture metalliche che sembrano soffocarli, metafora dell’occupazione delle terre palestinesi. Il vino Rosé dello Chateau (Coteaux Aix en Provence DOC), dal tenue colore cipria, si presenta pieno e rotondo in bocca portando alla memoria pesche bianche e pera. Sposa la poivrade di carciofi (saltati in padella con scalogno) e la paella ai frutti di mare.

Puyloubier: la cooperativa Vignerons de Mont Sainte Victoire

Vigne della cooperative Vignerons de Mont Sainte Victoire

In questa parte di Provenza l’offerta enoturistica accontenta anche chi desidera fare movimento. In poco più di mezz’ora ci si trova a Puyloubier, ai piedi del Mont Sainte Victorie che include gli 800 ettari di parco regionale Roques Hautes. Un paesaggio grandioso che si snoda in uno scenario in cui elementi minerali e vegetali si contendono la scena sullo sfondo di terre ocra e rosse. Il Parco accoglie escursionisti, appassionati di trekking e di mountain bike che possono contare su innumerevoli sentieri ben segnalati. Anche Paul Cézanne fu incantato dalla luce intensa e dall’aridità di questa natura: alcune riproduzioni delle sue opere sono posizionate nei luoghi esatti dove sono state dipinte. Macchina fotografica a tracolla, con un po’ di fortuna si può puntare l’obiettivo sul biancone intento alla caccia di serpenti o sul codirossone, che insegue le prede nella gariga.

La cooperativa Vignerons de Mont Sainte Victoire, fondata nel 1924, “tutela l’immensa biodiversità della zona con un’agricoltura sostenibile attraverso gli oltre 100 associati” spiega il giovane presidente Thibaut Jourdan. Intorno alla cantina si possono percorrere i sentieri immersi nelle vigne che raccontano il passato rurale del luogo con le cappelle erette contro la peste agli incroci delle capezzagne e i superstiti alberi da frutta. Al termine del percorso è possibile continuare con la degustazione nello spaccio. Il Rosé Terres Rouges DOC Côtes de Provence (da uve Grenache, Shiraz, Cinsault e Cabernet Sauvignon) ha un vestito rosa pallido, il naso ricorda il melone bianco mentre la bocca è rotonda e grassa, ma con improvvisi lampi di lampone e zeste d’agrumi. Abbraccia il dentice all’acquapazza e l’aïoli provençal (piatto a base di verdure lesse, patate, pesce e maionese all’aglio). Dalle vigne più vecchie dei conferitori nasce anche il rosa Paleos, agrodolce e con sentori di pompelmo, battezzato così in omaggio al ritrovamento di uova di dinosauro avvenuto su Mont Sainte Victorie.

Chateau Trois Sautets: il Brousse de Rove DOP e il Palette DOC

Le capre che producono il Brousse de Rove DOP a sinistra e il formaggio a destra

La formula di enoturismo applicata dai fratelli Chaulier a Meyreuil, a 20 minuti d’auto da Puyloubier, è invece quella di attirare visitatori grazie a una rarità che producono nello Chateau Trois Sautets, il Brousse de Rove DOP. “Il Brousse du Rove DOP è un prodotto a latte intero di capra di razza Rove, ottenuto dall’uso esclusivo di aceto bianco come acidificante per coagulare il latte sotto forma di flocculazione, senza caglio né sale. Si distingue inoltre da altre preparazioni casearie per la forma e le dimensioni specifiche del suo stampo di presentazione, a forma di piccolo tronco di cono” spiega Mathieu. Il Brousse du Rove DOP possiede una pasta bianca, liscia, leggermente lucida e una consistenza morbida, cremosa e pochissimo granulosa, leggera come una nuvola. L’aroma che più colpisce è di latte fresco dal carattere silvestre e di mandorla dolce. “Per la sua consistenza e rarità lo chiamano anche caviale di Provenza. Ci sono infatti solo 8 produttori, tutti di piccole dimensioni” prosegue. Ogni cornetto pesa 50 grammi e dev’essere consumato entro una settimana dalla preparazione.

Le 120 capre di razza Rove sono perciò un’attrazione che completa la singolarità della cantina, dove nascono le bottiglie di Palette DOC, curiosità enoica elaborata da pochi produttori, nelle versioni Blanc, Rosé e Rouge. È la versione rosa, dalle trame pastello con aroma caldo e di frutta molto matura, persistente e dal finale avvolgente, quello che meglio si adatta ai formaggi di capra dello chateau. Shiraz e Grenache compongono in prevalenza anche la versione in rosso, dai tannini evidenti ma morbidi con finale di tabacco e vaniglia, più adatto ad accompagnare lo stufato alla provenzale (con manzo e verdura) e pieds paquets (zampetti e trippa di pecora stufati), la delizia più schietta e genuina tra i piatti marsigliesi.

Cassis: mare, shopping e la cantina Les Vendanges étoilées

Una via di Cassis con ristoranti

Mare, shopping e vere e proprie lezioni di assaggio per imparare a comprendere il vino sono le proposte che si possono scoprire a Cassis, il villaggio che si affaccia sull’insenatura tra Cap Canaille e Cap Câble. Si può trascorrere uno o più giorni al largo seguendo il profilo frastagliato del Parco Nazionale dei Calanchi prendendo in affitto una delle barche ordinate in fila sul porto. Sono decine i fiordi che si spingono all’interno fino a raggiungere piccole spiagge di sabbia bianca e falesie a picco sul mare cristallino. In alternativa, chi ha buone gambe può incamminarsi tra pini d’Aleppo e astragali di Marsiglia lungo i percorsi che costeggiano le scogliere con spettacolari prospettive sui fiordi e l’arcipelago di Riou. A terra è lo shopping a tenere banco. Vale la pena cercare L’atelier du corail, dove si vendono originali gioielli realizzati da Gaëlle Bizard con i coralli pescati dal marito Jonas. Chi ama la cucina fa la spesa insieme a cuochi stellati al mercato e segue le lezioni di preparazione di quanto acquistato presso la sede di Les Vendanges étoilées dal 25 al 27 settembre.

Al vino bisogna lasciar fare a Olivier Santini nel suo Domaine du Paternel, nella campagna di Cassis. “L’accoglienza può avvenire anche senza prenotazione. In questo caso offriamo agli ospiti la visita in cantina e una degustazione finale. Su prenotazione, possono apprendere i primi rudimenti nell’assaggio del vino attraverso l’accostamento di fialette che contengono aromi, il Nez du vin” spiega. Il Rosé Esprit de Famille Côtes de Provence DOC si compone del 70% di Grenache e del 30% di Cinsault. D’occhio rosa sabbia, al naso si lascia andare a un delicato profumo che ricorda il ribes. Il palato fresco e di corpo è piacevolmente persistente. “Ma oltre la metà dei nostri vini è bianco e riporta la denominazione d’origine Cassis, che compie novant’anni nel 2026. E per loro abbiamo la stessa etichetta dal 1851”. Quando il bicchiere dell’Esprit de Famille Blanc si avvicina al naso fiuta fiori d’acacia e di limone. In bocca rilascia ricordi di albicocca con una spinta sapida finale. Meno di 90 km e si torna a Marsiglia: con famiglia o soli un fine settimana o qualcosa in più sulle tracce del rosa.  

Si ringrazia la Camera di Commercio italiana per la Francia di Marsiglia

Riccardo Lagorio
Riccardo Lagorio

Globetrotter ed esperto di prodotti tipici, ci racconta storie e ghiotti segreti con un ricco itinerario dal mare ai colli dell’Emilia-Romagna tra piadine, crescentine e gnocco fritto. Lo potete trovare qui.

Globetrotter ed esperto di prodotti tipici, ci racconta storie e ghiotti segreti con un ricco itinerario dal mare ai colli dell’Emilia-Romagna tra piadine, crescentine e gnocco fritto. Lo potete trovare qui.

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