Un itinerario enogastronomico e culturale nel Distretto Rurale Sant'Isidoro, scrigno agricolo del cagliaritano. Un fine settimana per scoprire archeologia nuragica, antichi vitigni e specialità culinarie autentiche.
Il Distretto Rurale Sant'Isidoro – Mario Fadda è lo scrigno agroalimentare di Cagliari e si estende in un territorio che unisce i comuni di Quartucciu, Quartu Sant'Elena e Maracalagonis. Questo distretto nasce per valorizzare una terra storicamente devota all'agricoltura di eccellenza e offre un itinerario lento tra paesaggi rurali, sapori autentici e antiche tradizioni.
A pochi minuti dalle spiagge dorate del Golfo degli Angeli, dove l’azzurro intenso del mare cede il passo alla tavolozza di colori della terra, si trova un giardino segreto fatto di vigne baciate dal sole, uliveti secolari e profumi intensi di macchia mediterranea, qui batte il cuore agricolo ed enogastronomico del cagliaritano: il distretto rurale di Sant’Isidoro. Il Distretto custodisce un patrimonio storico unico che vede nella Tomba dei Giganti di Is Concias, a Quartucciu, immerso nella macchia mediterranea ai piedi del massiccio dei Sette Fratelli, uno dei monumenti nuragici meglio conservati del sud Sardegna. Una delle testimonianze più autentiche della devozione popolare e della cultura rurale, sono le chiese campestri (in sardo bidde o novenari), piccoli edifici di culto situati fuori dai centri urbani, immersi nella campagna, nei boschi o lungo antiche vie di transito. Nel Distretto si trovano la chiesetta di Sant'Isidoro, nell'omonima frazione, e la chiesa di San Biagio a Maracalagonis. Un altro paesaggio che caratterizza questo territorio sono le distese di vigneti storici che disegnano le pianure, perfetti per escursioni di cicloturismo o passeggiate fotografiche al tramonto.
La biodiversità e le tecniche colturali sostenibili danno vita a eccellenze agroalimentari. Maracalagonis, per esempio, è celebre per il suo eccezionale Sa Tomata Maresa, un pomodoro locale, polposo e perfetto per i sughi tradizionali. Qui si coltivano anche le Patate di Maracalagonis, saporite e di altissima qualità, centrali nell'economia agricola della zona. Prodotti che entrano nei piatti della tradizione più antica come i culurgiones, la riconoscibilissima pasta fresca artigianale a forma di spiga con un ripieno cremoso di patate locali, pecorino e menta fresca
Sempre in tema di primi piatti ci sono i malloreddus alla Campidanese, i classici gnocchetti sardi conditi con un ragù a base di salsiccia fresca locale, zafferano e una spolverata generosa di pecorino. Per quanto riguarda i secondi piatti, una vera prelibatezza tradizionale sono le lumache al sugo (inziddus) di pomodoro fresco e peperoncino immancabili poi la carne d'asino e il porceddu, rigorosamente cotti alla brace.
ph Arianna Giuntini Nella cultura alimentare della Sardegna meridionale Quartu occupa una posizione particolare e, pur essendo oggi la terza città dell'isola, ha conservato una forte identità gastronomica legata alle produzioni familiari e artigianali. L'Enciclopedia Enogastronomica della Sardegna di Alessandra Guigoni la definisce esplicitamente una "cittadina specializzata in pani e dolci", evidenziando la presenza di numerosi panifici, laboratori e attività storiche dedicate alla trasformazione delle farine. Accanto alla produzione del pane si è sviluppata una tradizione dolciaria particolarmente ricca. Gueffus, amarettus, pardulas, bianchinus e gattò, dolci tipici a base di mandorle locali e cotti nei forni a legna, fanno parte del patrimonio gastronomico locale e continuano a essere preparati in ambito familiare e da artigiani specializzati. Particolarmente significativa è anche la tradizione delle grandi composizioni artistiche in croccante e pasta reale, legata alle celebrazioni religiose e ai matrimoni. Quartucciu, invece, rappresenta uno dei luoghi simbolo della valorizzazione del pane tradizionale. Qui, a fine settembre, si svolge da decenni la Mostra Artistica del Pane e del Dolce, manifestazione che ha contribuito a documentare e tramandare le forme decorative della panificazione cerimoniale sarda. Quartucciu è rinomata anche per l’uva da tavola e le susine.
Il comparto vitivinicolo è il fiore all'occhiello della rete e si esprime con delle Denominazioni che accompagnano l’esperienza a tavola dall’antipasto al dolce. Per un’entrata leggera di pesce il vino perfetto è il Nasco di Cagliari Doc fatto con uno dei vitigni a bacca bianca più antichi della Sardegna, forse dell’intero Mediterraneo, tanto che già nel 1873 era presente all’Esposizione Universale di Vienna come rappresentante d’eccellenza della viticoltura sarda e si racconta che fosse il vino scelto da Vittorio Emanuele III per i ricevimenti di corte. Per un antipasto di terra, invece, la scelta cade sul Vermentino di Sardegna Doc fresco, sapido e minerale, in particolare il granito rosa in disfacimento dei terreni di Quartu Sant’Elena conferisce al Vermentino una mineralità unica, una sapida freschezza che nessun’altra zona della Sardegna restituisce nello stesso modo. Perfetto in abbinamento con le carni alla brace, il Cannonau di Sardegna Doc è un rosso strutturato, caldo e avvolgente, ottimo anche come vino da meditazione. Un altro rosso, blend di uve nazionali e internazionali, è Isola dei Nuraghi Igt che con le sue note di frutti rossi maturi, spezie dolci e un leggero sentore di erbe aromatiche accompagna degnamente secondi di carne saporiti, arrosti, grigliate e formaggi stagionati. Il Carignano del Sulcis Doc è uno dei vini rossi più straordinari d’Italia, e la sua è una storia di sopravvivenza. Quando alla fine dell’Ottocento la fillossera devastò i vigneti europei, le viti di Carignano radicate nelle sabbie del Sulcis rimasero intatte: l’insetto parassita non riesce, infatti, a scavare gallerie nella sabbia, e così queste piante, alcune centenarie, sono arrivate fino a oggi con le proprie radici originali, a piede franco, come pochissimi altri vigneti al mondo. Una storia che si è replicata per il Moscato di Cagliari Doc, un vino dolce che ben si accompagna alla pasticceria secca tipica della zona.
Dopo aver visitato cantine, forni e coltivi è arrivato il momento di sedersi a tavola. Sono diversi i ristoranti, le trattorie e gli agriturismi dove poter mangiare i piatti della tradizione. Questi quelli che abbiamo provato:
Alessandra Iannello