Il miele di città

Il miele di città

Il progetto si chiama UrBees. È stato ideato da 3 giovani torinesi che hanno istallato le loro arnie su balconi e in parchi e musei della loro città.

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France, Paris, beehives on the roof of the Grand Palais
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Nel 2010, nello stesso anno in cui il comune di New York decretò che le api non erano pericolose e che potevano essere allevate nei territori urbani, il giovane torinese Antonio Barletta, con due amici, diede il via al progetto UrBees, abbreviazione di “urban bees” (“api di città”).

L’idea nacque dalla consapevolezza che 1/3 del cibo che mangiamo dipende dall’impollinazione delle api e che l’ambiente della campagna, infestato da pesticidi e caratterizzato sempre più da monoculture, non era più l’ambiente ideale per il loro allevamento. Infatti, solo in Italia, nel 2007 sono morte il 50% delle api e si sono persi 200.000 alveari. Le api stanno scomparendo dalle campagne e allevarle in città, paradossalmente, diventa uno dei modi per preservare la loro sopravvivenza.

A distanza di 5 anni il progetto Urbees si è espanso. Dalla prima arnia sistemata su un balcone ora decine di “casette” per api svettano dalla copertura di ex fabbriche e dai tetti di musei e centri sociali. 

L’esperienza dei tre giovani è stata recentemente raccolta in un libro “L’arnia sul balcone? Storia di UrBees e di un apicoltore urbano a Torino” (edizioni Montaonda). La loro esperienze saranno presentate il 28 maggio al Parco arte vivente (Pav) di Torino e 1 giugno a Ortinfestival alla reggia di Venarla.

In alcuni piccoli negozi di Torino hanno fatto la comparsa i vasetti di miele "Di Antonio" o "Di Elvira", cioè di chi ha raccolto il miele sul balcone o in giardino. Una produzione che nel 2014 è stata di 400 kg.

Numeri piccoli rispetto a quelli di Berlino, dove l'apicoltura urbana è una realtà consolidata, tanto che il miele di città si trova normalmente al supermercato, o alle 10.000 arnie di Londra o degli alveari che a Parigi trovano riparo anche sui tetti dell’Opera, ma è comunque un buon risultato.

Ma è sicuro il miele urbano? In laboratorio è stata misurata la presenza di piombo, nichel e cromo. Questi metalli pesanti sono stati trovati solo in minime tracce, irrilevanti dal punto di vista della commestibilità e della salute.

Quello che va superato è ancora la diffidenza, o meglio la fobia, che gli italiani provano per le api.

Tenete presente che nessun regolamento condominiale vieta l’installazione di un alveare sul balcone. In Italia, in assenza di una regolamentazione dell’apicoltura urbana, ci si rifà alla Legge nazionale, che sostiene che le api possono stare ovunque, purché rispettino le distanze di sicurezza. Basta che ci sia una barriera o un dislivello di due metri che separa l’arnia dalla proprietà adiacente e non ci sono problemi.

Mauro Cominelli
26 maggio 2015

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tag: api miele
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