La storia secolare di Le Creuset, dalle origini artigianali nel 1925 al successo globale come icona del design culinario. Un viaggio tra tecnica, colori inconfondibili e celebri estimatori della ghisa
Impossibile farne a meno. Chi ce l’ha non la molla e forse ne vorrebbe un’altra, chi non ne possiede la desidera… cosa che non vale solo per il pubblico femminile ma anche per impenitenti maschietti appassionati di cucina. Cuoce che è una meraviglia, è bella, i suoi colori sono accattivanti, è un oggetto di design e invita alla convivialità. Non solo, piace anche alla Generazione Z come dimostra su TikTok l’hashtag #LeCreuSlay. Non è una pentola come le altre, è un oggetto iconico che porta il nome di Le Creuset e i suoi cent’anni, festeggiati nel 2025, proprio non li dimostra.
La palette dei colori L’ampia gamma di modelli, con una palette di 60 colori, è da sempre prodotta in ghisa vetrificata, materiale che sigilla i sapori, trattiene l’umidità e consente una cottura omogenea, costante e prolungata. Con queste caratteristiche tecniche unite all’estetica non è difficile capire il successo planetario che oggi vede l’azienda francese di Fresnoy Le Grand vendere i propri prodotti in 60 Paesi del mondo.
Pubblicità storiche Le Creuset April Hershberger è una delle principali collezioniste di Le Creuset ha così tanti pezzi, da confessare in un’intervista dell’aprile 2025 al New York Times, di non riuscire a contarli. Una passione nata nel 2006 dopo aver ricevuto in regalo per il suo matrimonio una cocotte ovale rosso ciliegia. April è solo la punta dell’iceberg che ha visto coinvolte nella Creuset-mania molti personaggi noti, soprattutto negli Usa dove questi utensili iconici sono stati esportati prima che in Europa.
Tanto per fare qualche esempio; dopo il 1955 fu lanciato un nuovo colore l’Elisee Yellow (oggi fuori produzione), adorato da migliaia di persone tra cui Marilyn Monroe, che acquistò un set da 12 pezzi di Le Creuset gialle poi andato all’asta nel 1999 da Christie’s a New York per 25.300 dollari. Difficile pensare che la diva americana abbia veramente usato una di quelle pentole ma sicuramente facevano pendant con i suoi capelli. Oggi chi vuole comprare un modello Coquelle Elisee Yellow del designer Raymond Loewy lo può trovare su Ebay pagando anche 1000 euro.
Sicuramente spetta a Julia Child, con il suo programma The French Chef degli anni ’60, il merito di aver reso famose negli Stati Uniti le cocotte francesi. Dal 2001 la sua pentola, come la sua cucina sono conservate a Washington DC presso lo Smithsonian’s National Museum. In tempi più recenti, nel 2014, la celebre conduttrice Oprah Winfrey è stata una delle prime ad aggiungere la pentola in ghisa di fabbricazione francese alla sua lista di prodotti preferiti. Sulla sua scia, l'utensile ha invaso le immagini degli interni americani, grazie all'attrice Meghan Markle, moglie del principe Harry, che si è messa in posa con la sua casseruola bianca in White Love, il suo recente show su Netflix.
La popolarità è tale che nel gennaio 2024, degli hacker hanno scelto le casseruole Le Creuset per creare una pubblicità falsa in cui la pop star americana Taylor Swift prometteva ai suoi fan una partita gratuita di oggetti creati dalla fonderia, operazione subito smentita dall'azienda francese. La lista vede altre famose estimatrici quali Gwyneth Paltrow, Eva Longoria, Victoria Beckham ma anche due uomini, gli attori Kyle MacLachlan e Stanley Tucci. Per noi comuni mortali valgono invece i gruppi su Facebook Le Creuset Lovers che vantano 97.000 membri, oppure non rimane che seguire la tiktoker "Le Creuset Girl", i suoi video dove parla del colore ideale o del modo migliore per caramellare le cipolle nella cocotte di ghisa, generano milioni di visualizzazioni.
Una foto storica mostra la fonderia Le Creuset Ho avuto modo di visitare la fabbrica francese, entrare in fonderia e assistere alla nascita di queste pentole, mai come vedere la produzione di qualcosa ti rende partecipe. Il viaggio non è breve perché la fabbrica di Le Creuset è nella regione Hauts de France, precisamente nel dipartimento dell’Aisne a due ore di auto da Parigi in direzione Nord. Fresnoy Le Grand è un borgo di 3000 abitanti posto all’incrocio tra le colline dell’Artois, della Piccardia e delle Fiandre, 14 km a nord da Saint Quentin, il centro più importante nella zona.
Il suo passato operaio traspare ancora in molte costruzioni, perché Fresnoy era sede di filande di cui oggi rimane solo uno storico sito trasformato in museo. Oggi il piccolo centro passerebbe inosservato se, per la sua posizione, non si fosse trovato, negli anni venti del ‘900, in un crocevia nevralgico per il trasporto di ferro, sabbia e carbone ossia gli ingredienti principali per le pentole in ghisa. Proprio quello che serviva a Octave Aubecq e Armand De Saegher, due industriali che si erano incontrati casualmente alla fiera di Bruxelles nel 1924 e che avevano deciso di unire le loro professionalità: il primo era specializzato nella smaltatura e nell’arte di fondere il vetro, il secondo era maestro nella fusione del ferro.
Il pomolo del coperchio riprende il logo aziendale che ricorda il crogiolo Fresnoy Le Grand era il posto giusto dove edificare nel 1925 la fonderia Le Creuset: termine che tradotto vuol dire crogiolo, ossia il contenitore dove avviene la fusione dei metalli. Ancora oggi il logo aziendale, circolare a doppio anello, consolidato nel 1970, altro non è che il punto di vista ortogonale dell’imboccatura del crogiolo stesso, nero fuori e rosso dentro per l’incandescenza. La fabbrica, da cent’anni è nello stesso posto, è stata solo rinnovata, ampliata e modernizzata nel 2011. Da qui partono ogni giorno, per tutto il mondo 10.000 articoli in ghisa vetrificata.
Un coperchio con l’iconico color Volcanique Nel piccolo museo (purtroppo privato) annesso all’azienda, scorre tutta la storia della fonderia tra foto, manifesti e testi ma soprattutto con la presenza delle cocotte più iconiche: una mostra che farebbe prudere le mani ai collezionisti. Sono molti infatti nel mondo, tanto che il New York Times in occasione del centenario della fabbrica, ha dedicato loro uno spazio narrativo fisso. Non passa inosservata la prima pentola con il colore Volcanique, un arancione brillante a ricordare la ghisa fusa incandescente che è diventato il segnale distintivo del brand.
A partire dagli anni ’30 alle cocotte si aggiungono altri utensili da cucina e dopo il 1935 prende piede la prima campagna pubblicitaria, tutto si ferma con la seconda guerra mondiale. A conflitto terminato la scintilla dell'innovazione si riaccende sotto la guida del nuovo direttore di stabilimento, Paul Schmitt. Il 24 maggio 1951, l’azienda registra il proprio nome come marchio e nel 1952, le esportazioni iniziano a decollare con prodotti destinati agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei.
Il 1957 vede l'acquisizione di un importante concorrente, Cousances, con sede nella città di Cousances-les-Forges che produceva padelle in ghisa dal 1553, famosa per la Doufeu, una cocotte con coperchio per l'acqua.
La pentola Coquelle disegnata da Raymond Loewy Anni di sviluppo commerciale richiedono anche designer famosi, il primo è stato lo statunitense Raymond Loewy, padre del design industriale che nel 1958 progetta la Coquelle, nel 1972 l’italiano Enzo Mari disegna la linea Mama che con i suoi caratteristici manici a pomolo e una tavolozza di colori vivaci detronizza la Coquelle che cessa la produzione.
La pentola sarà rivisitata nel 1987 da Jean-Louis Barrault che progetterà la linea Futura: un incontro tra estetica contemporanea e tecnologia moderna. Futura abbinava stoviglie e decorazioni in sei colori: nero lucido, bianco, ciliegia, nocciola, blu laguna e rosa.
La pentola a forma di zucca della linea Flamme Dorèe Nel 1988 Paul van Zuydam, un britannico di origini sudafricane, acquista l’azienda rendendo i prodotti ancora di più oggetti di culto. Sono gli anni in cui la fonderia si rivolge con prodotti specifici ai mercati dei vari Paesi.
Nascono: la cocotte a forma di zucca per gli Usa, quella per il risotto per l’Italia, la Sukiyaki per i giapponesi e la Pueblo per gli spagnoli, e non manca una cocotte Tatin per i francesi. Nel 2015 partono i lanci in partnership per le limited edition come le cocotte per Star wars o Harry Potter. Nel 2017 apre in Thailandia la prima fabbrica Le Creuset soltanto per la produzione di oggetti da cucina in gres.
Un momento della fusione della ghisa nel crogiolo La visita in fonderia apre al mondo operaio che ha fatto da sfondo alla vita di Fresnay le Grand, è un lavoro maschio, rude in molti tratti, che parte dalla fusione dei metalli per diventare man mano sempre più artigianale. La fabbrica non chiude mai e il crogiolo è sempre attivo. La ghisa che è una lega di ferro e carbonio, dopo la fusione a 1550 gradi Celsius, viene colata in stampi di sabbia, scomposti subito dopo il raffreddamento e rimessi in circolo nel processo di produzione, come il 75% dell’acqua usata.
Un momento della lavorazione artigianale I pezzi che si ottengono vengono controllati, puliti, levigati e smaltati a mano da 15 operai in un processo di almeno 10 ore con 12 fasi diverse che termina con la cottura ad alta temperatura.
Tre sono le fasi di vetrificazione, quella iniziale garantisce lunga durata e resistenza agli sbalzi termici, le successive conferiscono una finitura da colori vivaci.
Pentola Le creuset con scatola Le pentole in ghisa vetrificata sono un vero alleato in cucina, tanto è vero che in Francia si dice: "chi cucina in ghisa sarà soddisfatto". Grazie al materiale di cui sono fatte, in grado di trattenere e distribuire il calore in modo uniforme, sono perfette per tutte quelle cotture che richiedono tempo e pazienza, quindi spezzatini, stufati, brasati e arrosti. Questi ultimi si possono cuocere sul fornello o anche in forno perché questi utensili sono predisposti anche per questo strumento come per tutti i tipi di piani di cottura.
I recipienti in ghisa vetrificata sigillano i sapori e trattengono l’umidità e sono perfetti anche per risotti, paste al forno, gratin e anche torte e crostate. Nelle cocotte il calore uniforme garantisce una cottura impeccabile anche per il pane che lievita bene e sviluppa una crosta croccante. Addirittura possono essere usate anche per preparazioni fredde come semifreddi e gelati perché resistono bene alle basse temperature.
Il processo di vetrificazione amplifica le prestazioni, rende la superficie impermeabile così non assorbe odori, non trattiene residui e resiste agli acidi, per questo le pentole Le Creuset sono perfette per marinare o cucinare piatti a base di ingredienti acidi come il pomodoro. Una volta usate vanno tranquillamente in lavastoviglie basta lasciarle raffreddare completamente e… le jeux sont fait.
Laura Maragliano,
febbraio 2026
In copertina: alcuni pezzi della linea Flamme Dorée, edizione limitata creata per i 100 anni dell’azienda
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.
Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.