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News ed EventiPiaceriOlio extravergine d'oliva: come abbinarlo al meglio a ogni piatto

Olio extravergine d'oliva: come abbinarlo al meglio a ogni piatto

Un olio vale l’altro? Certo che no. Scegliere il prodotto più adatto in base agli ingredienti e sapori delle ricette garantisce un risultato straordinario. Mentre la scelta sbagliata può rovinare il piatto

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Spesso si paragona l’olio extravergine al vino, per rendere facilmente comprensibili alcuni concetti già noti: dalle cultivar che sono equivalenti ai vitigni, fino a termini come “cru” e “terroir” per indicare oliveti specifici e il legame dell’olio con il territorio in cui nasce. E, proprio come per il vino, si parla di “abbinamenti” per indicare i criteri di scelta di una specifica varietà di olio per ogni piatto e preparazione, con la stessa cura riservata alla bottiglia da stappare per accompagnare un sontuoso stufato o un delicato crudo di pesce.

La “regola” base

Da un lato – generalizzando abbastanza grossolanamente – si può dire che la “regola” generale sia quella della concordanza, vale a dire: scegliere oli delicati per piatti dai sapori non troppo robusti, per non prevaricarli, e oli dagli aromi decisi per piatti più saporiti.

Ma, naturalmente, davanti ai gusti personali le regole passano in secondo piano; se, ad esempio, si amano le note decise, amare e piccanti dell’olio, ciascuno è libero di metterle in evidenza anche su piatti più delicati, e viceversa.

Al contrario del vino, che può essere goduto anche da solo per il puro piacere di bere un buon calice, l’olio non si degusta mai “assoluto” (tranne ovviaente il caso dell’assaggio sensoriale), ma ha il compito di aggiungere qualcosa alla preparazione, esaltandone aromi e caratteristiche. E non è soltanto un “accompagnamento” al piatto, ma un vero e proprio ingrediente da scegliere con la stessa attenzione riservata alle altre componenti della ricetta.

Accordi e contrasti

Con questi presupposti, cerchiamo di dare delle indicazioni di massima su come utilizzare al meglio ciascun tipo di olio extravergine. Il criterio principale è quello dell’intensità del fruttato e delle note amare e piccanti, ma ci si può poi divertire a “giocare” con gli specifici sentori aromatici – in evidenza soprattutto negli oli monovarietali – che potranno aggiungere un tocco finale al piatto.

  • Ricette dalla struttura leggera, a tendenza dolce e fresca, come insalate verdi, pesce bollito o crudo, maionese e altre salse delicate, ma anche preparazioni di pasticceria come biscotti e ciambelloni, richiedono in linea di massima oli dal fruttato leggero e dalle note piccanti e soprattutto amare appena percettibili per non risultare invadenti. Gli esempi ideali sono un Leccino delicato o un olio da Taggiasca.
  • Piatti di media struttura e dai sapori bilanciati, come zuppe di legumi, verdure grigliate, crostacei cotti, pesce azzurro o in guazzetto, formaggi freschi, vorranno oli dal fruttato medio, morbidi sul palato e con un buon equilibrio tra amaro e piccante: possibilmente un blend in cui le varietà siano ben armonizzate.
  • Piatti dalla struttura robusta, a tendenza amara – come le insalate con rucola, radicchio o erbe selvatiche, la cicoria, le carni alla griglia, le salse saporite – reggono oli dal fruttato intenso, con aromi pronunciati e amaro e piccante spiccati, come un Moraiolo umbro o un Frantoio toscano; anzi ne sono valorizzati.

Ma, come dicevamo, soprattutto chi in cucina apprezza i sapori non banali potrà divertirsi a sperimentare con i contrasti: ad esempio un olio decisamente piccante darà uno sprint unico a una morbida vellutata di verdure o a una zuppa di legumi dolci, senza bisogno di aggiungere peperoncino; mentre un extravergine fieramente amaro ma elegante, come un monocultivar pugliese di Coratina, renderà unica una panna cotta alla vaniglia, smorzandone le note dolci e morbide. Se invece si preferisce andare sul sicuro, un buon blend di varietà complementari con un profilo molto equilibrato si dimostra quasi sempre una scelta versatile e indicata per la maggioranza delle pietanze.

Se il territorio offre la soluzione

Spesso poi funzionano bene gli accostamenti “territoriali”, soprattutto per le ricette tradizionali che si sono in qualche modo plasmate sui prodotti locali: ad esempio i leggeri sentori di pomodoro dell’Itrana laziale sono l’ideale per la panzanella romana (pane bagnato condito con pomodori, cipollotto, basilico e aceto) mentre quelli più marcati di molti oli siciliani esaltano tante saporite preparazioni isolane.

Per il pesto ligure, invece è perfetta la delicatezza quasi dolce degli oli da Taggiasca; se però si preferiscono aromi più intensi si potrà optare per un fruttato medio-leggero in cui l’amaro sia poco evidente. Una volta comprese le “regole” di base, ognuno può giocare con i propri gusti e con le sfumature aromatiche che preferisce.

Luciana Squadrilli,
maggio 2026

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