Mai provato a mangiare filippino? Dallo street food alla pasticceria: una passione in crescita
Gli esperti di tendenze alimentari scommettono sui sapori delle Filippine. Ritengono che questa cucina abbia tutti i requisiti per conquistare la scena internazionale e anche il palato degli italiani perché è caratterizzata dall’equilibrio tra acido e salato, dall’uso di ingredienti “biodiversi”, dal ricorso a fermentazioni leggere e dalla proposta di ricette irresistibili in stile street food. Dunque, è perfetta per chi cerca sapori autentici, ingredienti diversi e tradizioni consolidate. In effetti in Italia la cucina di Manila è ancora una nicchia ma si sta facendo spazio. E non solo tra gli oltre 155mila filippini che vivono nel nostro paese e che vogliono mantenere vive le proprie radici, ma anche presso un pubblico più ampio, alla ricerca di nuove esperienze gastronomiche. Ecco tre esperienze per familiarizzare con i sapori delle Filippine.
Il simbolo più evidente dell’ascesa dei sapori filippini è Jollibee, la catena nata nel 1978 e ormai presente con 1.400 fast food in molti paesi del mondo, Italia compresa dove ha aperto due punti vendita a Milano e uno a Roma. Il suo cavallo di battaglia è il Chickenjoy, votato da Usa Today come miglior pollo fritto tra le catene di fast food negli Stati Uniti. Il suo segreto? Viene marinato con cura, impanato a mano e fritto alla perfezione in modo che sia gustoso dentro ed extra croccante fuori. Un altro piatto classico di Jollibee sono i Jolly Spaghetti, agrodolci, serviti con salsa, hot dog a pezzetti e formaggio grattugiato. E per finire in dolcezza c’è il peach mango pie, un dolce ripieno di pesca e mango avvolto in una crosta leggera e friabile.
L’insegna recita “paneticceria” e in effetti quella aperta pochi mesi fa in via Varanini a Milano da Bakers Place Tinapayan è sia laboratorio che punto vendita di prodotti da forno dolci e salati. Rigorosamente filippini e “firmati” dal mastro fornaio Romeo Mendoza, attivo a Milano da un decennio e con una seconda bottega in via Plinio. Due punti vendita sempre affollati anche da italiani, curiosi di assaggiare specialità come l’asado, un panino morbido con ripieno di carne di maiale aromatica, o l’hopiang, sempre farcito con carne di maiale in agrodolce o cipolle dolci. Tra le proposte di pasticceria spiccano il buko pie, un dolce farcito con polpa di cocco zuccherata, e l’hopiang baboy/sibuyas, un dolce di origine cinese ma ormai di casa nelle Filippine composto da un guscio friabile che accoglie diverse farciture, come quella con i fagioli indiani, oppure con polpa di cocco o con l’ube.
Conoscete l’ube? È un tubero dolce e dal sapore delicato, originario delle Filippine dove viene venduto sia fresco che sciroppato, in purea o in polvere, e cucinato allo stesso modo delle patate, ossia al forno o bollito. Ma anche usato spesso in panetteria e pasticceria. Da qualche tempo l’ube è diventato un fenomeno globale grazie al suo bel colore viola e alla sua versatilità gastronomica. Dai gelati ai latte macchiato, dalle cheesecake al bubble tea, l’ube è ormai una presenza costante sui social e anche in grandi catene internazionali di caffetterie. A cominciare da Starbucks, che ha lanciato da pochi mesi anche in Italia (dopo un successo globale) le sue bevande Ube Vanilla Flavour, dal caratteristico colore viola e dal sapore delicatamente dolce e leggermente tostato.
Manuela Soressi,
maggio 2026
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi
Curiosa e gioiosa, non a caso è emiliana, lavora come giornalista freelance specializzata nel settore consumi e food di cui scrive per molte testate di settore (economiche e gourmand). Tra un reportage e l’altro trova anche il tempo di scrivere dei libri. Uno, per esempio, è dedicato ai limoni e un altro ai radicchi e ha ricevuto dall’Accademia italiana della cucina il Premio Gianni Fossati per l’impegno nella promozione e divulgazione della buona tavola tricolore. @manuelasoressi