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News ed EventiConsigli praticiUova fresche: tutto quel che c’è da sapere per scegliere le migliori

Uova fresche: tutto quel che c’è da sapere per scegliere le migliori

Dalle categorie alle dimensioni, dall’igiene alla conservazione, una guida completa alla scelta e agli accorgimenti da seguire, al negozio e a casa

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Sono un alimento completo e l’ingrediente base di molte ricette. Anche per questo, le uova fresche non mancano mai nel carrello della spesa. Ma non sempre è facile orientarsi nell’acquisto e, successivamente, nella conservazione delle uova. Perché un prodotto all’apparenza tanto semplice segue normative e regole complesse. La maggior parte di queste prescrizioni hanno uno scopo molto importante: garantire la sicurezza igienica e il benessere delle galline, da cui deriva la qualità delle uova stesse. Conoscere le norme permette, quindi, una scelta e un utilizzo consapevoli.

Cosa troviamo in vendita

Le uova si distinguono principalmente in due categorie, anzi tre. La categoria A identifica le uova fresche, ovvero commercializzate a partire da 9 giorni dalla deposizione. Oltre a questo parametro, ve ne sono altri che hanno a che fare con la qualità, per esempio l’assenza di incrinature nel guscio o l’altezza della camera d’aria, che deve essere inferiore a 6 mm. Se l’uovo non soddisfa tali criteri, viene “declassato” alla categoria B, destinata esclusivamente all’industria. La terza categoria è il top: le uova A extra fresche, deposte da meno di 9 giorni, con una camera d’aria inferiore a 4 mm.

Gallina vecchia fa l’uovo grande

Stabilito che le uova in commercio sono sempre di categoria A, possono essere classificate anche per dimensione: le uova grandissime, o XL, hanno un peso superiore a 73 g, le grandi uova L pesano 63-73 g, le medie M 53-63 g e le piccole S meno di 53 g. Le dimensioni aumentano con l’età delle galline. A cambiare è anche il rapporto fra tuorlo e albume. Per semplificare: le uova piccole hanno più “chiare” e sono indicate se volete preparare le meringhe, quelle grandi con più tuorlo saranno perfette per lo zabaione. A proposito, in un uovo piccolo da 61 g, il guscio pesa in media 8 g, l’albume 37 g, il tuorlo 16 g.

In batteria? No, grazie

Le uova possono essere ottenute da quattro tipi di allevamento. Il vecchio e tanto vituperato allevamento in gabbia è sempre meno diffuso e molte catene di supermercati hanno deciso di non vendere più uova ottenute con questo sistema. Che se, da un lato, secondo alcuni faciliterebbe ai produttori controlli sanitari e pulizia, dall’altro è ritenuto inadatto al benessere animale e a rischio diffusione malattie per via dell’alta densità: in questi allevamenti, ogni gallina ha a disposizione appena 750 cm quadrati. Tanto che, negli anni scorsi, un folto gruppo di industrie (fra cui Barilla, Ferrero, Ikea, Nestlé e Unilever) hanno avanzato all’Unione Europea la richiesta di passare a forme di allevamento alternative ai sistemi in gabbia, proprio per garantire una vita migliore alle ovaiole.

Più spazio alle galline

Rispetto alle “colleghe” in gabbia, stanno meglio le galline che vivono a terra, ovvero in capannoni coperti, dove si spartiscono un metro quadrato in 9. Quelle allevate all’aperto hanno a disposizione aree esterne di 4 metri quadrati per animale, accanto ad altre coperte dove resta la densità di 9 esemplari per metro quadro. Sono più ampi, infine, gli spazi previsti negli allevamenti biologici: 4 metri quadrati esterni, ma solo 6 galline per metro quadrato nelle zone coperte utilizzate come ricovero.

Bio, perché sì

In termini di spazio, come si è visto, la differenza fra allevamento a terra e biologico è minima. Notevoli, invece, le buone pratiche adottate dal disciplinare bio. Per quanto riguarda l’alimentazione, la normativa stabilisce che i mangimi siano esclusivamente di produzione biologica e che almeno il 20% provenga dalla stessa azienda o, se non è possibile, dalla stessa regione. Ci sono, poi, tutta una serie di norme relative agli ambienti, alla loro pulizia, ai materiali utilizzati e alla possibilità lasciata alle galline di muoversi liberamente, riposare al coperto ma razzolare e nutrirsi sotto il cielo.

Questione farmaci

Negli allevamenti bio, si limita fortemente l’uso di farmaci. Sebbene, a onor del vero, la somministrazione di antibiotici e medicinali in genere segua regole stringenti in tutti i tipi di allevamento e preveda periodi di “conversione” per smaltire i composti chimici di cui, nel prodotto finale, non si trova comunque traccia.

Il benessere delle galline

La ricerca del benessere animale, che caratterizza soprattutto le produzioni biologiche, sta “contagiando” anche le altre forme di allevamento che, seppure non bio, si dichiarano antibiotic free o cruelty free escludendo, fra l’altro, pratiche come il taglio del becco o la soppressione dei pulcini maschi. Queste diciture non sono regolamentate ma diversi produttori iniziano a indicarle sulle confezioni, consapevoli di rispondere a un’esigenza sentita da una fetta di consumatori sempre più ampia.

La carta d’identità sulla confezione e sul guscio

Oltre ai claim volontari, in etichetta devono essere riportate una serie di diciture di legge fra cui categoria, data di deposizione e data di scadenza. Anche il codice alfanumerico stampigliato sul guscio delle uova raccoglie una serie di informazioni. Il primo numero identifica il tipo di allevamento: 0 il biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 in gabbia. Le due lettere che seguono si riferiscono al paese di produzione, IT per l’Italia. Il resto della stringa indica comune, provincia e allevamento di origine. L’insieme di questi numeri e lettere è perciò la carta di identità dell’uovo e ne garantisce la tracciabilità.

La scadenza

Le uova hanno un termine minimo di conservazione (TMC) di 28 giorni. Questo significa che occorre consumarle preferibilmente entro 28 giorni dalla deposizione. In teoria (e se ben conservate), si possono consumare anche dopo questa data, sebbene non sia più consigliabile l’utilizzo a crudo. Fino a 21 giorni dalla deposizione, possono restare in vendita come “fresche”. Passato il 21° giorno, però, i commercianti devono toglierle dallo scaffale: non potrete (o non dovreste) mai trovare confezioni che scadono meno di 7 giorni dopo l’acquisto.

La conservazione: in frigo o fuori?

Partiamo da un assunto: le uova non sopportano bene gli sbalzi termici. Se vengono refrigerate, cioè sottoposte a temperature inferiori a 5°, e poi riportate a temperatura ambiente, sono soggette alla formazione di condensa che favorisce la proliferazione batterica. Se, al contrario, dalla deposizione a trasporto e consegna non vengono mai refrigerate, possono essere esposte in vendita sugli scaffali, invece che nei frigoriferi, come spesso capita in molti supermercati e negozi. Resta l’indicazione tassativa di conservarle in frigo dopo l’acquisto. Questo per motivi igienici e organolettici: infatti, con il freddo si limitano l’attacco dei germi patogeni e la dispersione di umidità, che fa “asciugare” l’uovo. Attenzione, infine: non lasciatele libere nel portauova del frigorifero ma conservatele nella loro confezione originale, per evitare contaminazioni crociate (ossia, rilascio o scambio di microrganismi nocivi) con altri alimenti.

Lavarle sì o no?

Le uova di categoria A devono sottostare, fra gli altri, a criteri di “pulizia” esterna altrimenti, come in caso di altri difetti, vengono dirottate sul canale industriale. Per legge, non possono essere lavate dal produttore e, per buona norma, non si dovrebbe fare neppure a casa. Questo per non danneggiare il guscio né la sottilissima cuticola protettiva che lo avvolge e che impedisce ai microrganismi esterni di penetrare nell’uovo. Se vi trovate per le mani un uovo sporco, e volete comunque dargli una pulita, fatelo solo appena prima di usarlo.

Di tutti i colori

Concludiamo sfatando un mito: il colore delle uova non ha nulla a che fare con la qualità. Ma può risultare interessante per l’estetica delle preparazioni. Le uova con il tuorlo molto giallo sono ottenute grazie a mangimi a base di mais o addizionati con carotenoidi naturali e sono la scelta giusta per pasta fresca, maionese o gelati di un bel colore intenso. Le uova dal guscio bianco e persino azzurro, marrone o verde sono prodotte da particolari razze ornamentali e sono una scelta originale per le ricette in cui si servono ancora nel guscio. Così, anche un semplice uovo sodo, o alla coque, può diventare speciale.

Francesca Romana Mezzadri
aggiornato marzo 2026

Francesca Romana Mezzadri
Francesca Romana Mezzadri

Super appassionata di buon cibo e profonda conoscitrice di fornelli, è una giornalista milanese specializzata che ha fatto del suo goloso hobby una professione. Oltre a scrivere di food e seguire i servizi sul set che mostrano come preparare tanti manicaretti, insegna anche tecniche di cucina in corsi speciali: cooking night, lezioni personalizzate ed eventi con showcooking e cucina a domicilio. Il suo obiettivo è osare e sperimentare (in relax) per portare in tavola solo il meglio. @cuochina

Super appassionata di buon cibo e profonda conoscitrice di fornelli, è una giornalista milanese specializzata che ha fatto del suo goloso hobby una professione. Oltre a scrivere di food e seguire i servizi sul set che mostrano come preparare tanti manicaretti, insegna anche tecniche di cucina in corsi speciali: cooking night, lezioni personalizzate ed eventi con showcooking e cucina a domicilio. Il suo obiettivo è osare e sperimentare (in relax) per portare in tavola solo il meglio. @cuochina

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