Come scegliere la pizza surgelata

Come scegliere la pizza surgelata

Le vendite continuano a crescere e i prezzi a scendere, visto che il 50% è acquistato in promozione. Ma dietro questi dati ci sono prodotti molto diversi per ingredienti, qualità e costo reale.

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pizza surgelata
Sale&Pepe

Comoda, gustosa e sfiziosa, la pizza surgelata è diventata un must nel freezer delle case italiane: tra luglio 2017 e luglio 2018, nella distribuzione moderna se ne sono vendute quasi 48 milioni di kg per un giro d’affari che sfiora i 300 milioni di euro (fonte IRI). Gli italiani ne comprano sempre di più e hanno anche una scelta sempre più ampia: che sia rotonda, al trancio o alla pala; margherita oppure farcita, mini oppure maxi, biologica, integrale, vegana, senza glutine, ormai in media in un supermercato se ne trovano circa 45 tipologie diverse. E i prezzi restano insuperabili per convenienza: secondo IRI, si pagano in media 2,30 euro a pizza, che scendono a 1,72 euro se si approfitta delle promozioni. Ma a fronte di un costo così basso com’è la qualità di queste pizze?

Pochi ingredienti e noti
Una pizza surgelata di qualità dovrebbe contenere gli ingredienti della tradizione, ossia, nell’ordine: farina, pomodoro, mozzarella e olio d’oliva. Meglio se il pomodoro non è semplice passata ma anche polpa, più pregiata. Il sale, se presente, dev’essere in fondo alla lista
degli ingredienti: una garanzia del fatto che ne è presente poco, visto che l’elenco è in ordine decrescente di peso sul prodotto. Zucchero nella pizza? Sembra strano, eppure può capitare di trovarlo tra gli ingredienti (ad esempio sotto forma di destrosio) e viene aggiunto all’impasto per renderlo più elastico e per favorire la congelazione.

Occhio alla pseudo mozzarella
Ecco un altro ingrediente fondamentale per ottenere una buona pizza. La mozzarella dev’essere autentica, di qualità e presente nella giusta quantità. Tutti aspetti che si possono verificare controllando l’elenco degli ingredienti. Facendo una comparazione tra prodotti diversi si può scoprire, ad esempio, che le quantità di mozzarella sono molto diverse (vanno dal 15 al 28%) o che spesso non è l’unico formaggio utilizzato. Oppure non è presente, sostituita da altri formaggi (come l’Edam), come succede soprattutto nelle pizze farcite con salame o tonno.

Olio: spesso l’oliva latita
Il top è la pizza con olio di oliva e presente in una quantità giusta (non ne bastano pochi grammi). Tra gli altri oli accettabile quello di girasole, mentre olio di colza, grassi idrogenati o grassi vegetali (come quello di palma) sono sinonimo di qualità inferiore.

Additivi? No, grazie
Una buona pizza non ha bisogno di additivi: quindi se nell’elenco degli ingredienti compaiono esaltatori di sapidità, acidificanti, emulsionanti, aromi o coloranti (ad esempio aggiunti alla pummarola) non è un buon segno. Molto meglio quelle in cui, per insaporire, si ricorre solo a spezie ed erbe aromatiche.

Cotta a legna: è meglio?
La cottura migliore è quella fatta su pietra e in forno a legna, che rende la pizza croccante e dorata. Ma i benefici, per il gusto e la salute, spariscono se la cottura è stata mal condotta e la pizza si presenta bruciacchiata o con la crosta carbonizzata.

E il lievito?
A differenza di quello che si pensa, non è tanto il tipo di lievito (madre o di birra) a fare la differenza ma la durata della lievitazione: più avviene lentamente, più la pizza risulta fragrante, leggera e digeribile. Meglio verificare, quindi, se sulla confezione c’è l’indicazione “lievitata naturalmente” e se viene indicata la durata della lievitazione (meglio dalle 24 ore in su).

Farciture sì, ma..
Danno quello swing alla pizza che la rende ancora più gustosa e irresistibile. Eppure le farciture possono essere anche un boomerang: per la linea, se sono troppo abbondanti, o per la salute, se sono fatte con ingredienti poco pregiati e che servono anche a sovrastare una pasta di non eccelsa qualità. Prima regola per un buon acquisto: preferire la pizza farcita con materie prime scelte, dalle olive taggiasche al pomodoro di Pachino Igp, dal Gorgonzola Dop alla cipolla rossa di Tropea Igp. E quindi verificarne anche il peso sugli ingredienti, perché può capitare che alcuni ingredienti particolarmente pregiati siano presenti in quantità irrisorie. Se sulla confezione è scritto “farcita a mano” è un buona cosa: infatti, gli ingredienti più delicati e pregiati (dai carciofini al prosciutto cotto) hanno bisogno di particolare cura quando vengono aggiunti alla pizza.

Facoltativi ma graditi
Sull’etichetta della pizza surgelata, oltre alle indicazioni obbligatorie, possono comparirne altre decise dal produttore e che sono indice di trasparenza e di attenzione al servizio. La prima è lo stabilimento di produzione (presto obbligatorio), che permette di sapere dov’è stata fatta. E in questo senso, per capacità e tradizione, l’Italia è una garanzia. Un’altra indicazione utile è quella che fornisce consigli su come cucinare la pizza per gustarla al meglio.

Parliamo di prezzi
Non è così immediato capire quanto costa realmente una pizza surgelata. E’ vero, infatti, che il prezzo di ogni confezione è evidenziato a scaffale ma è altrettanto vero che esiste una tale varietà di formati (e quindi di peso) che non aiuta a capire quanto costano i vari prodotti. Basti pensare che nei cartoni delle marche più vendute si va dalle pizze che pesano 300 grammi a quelle che ne pesano 380 grammi fino a 425 grammi. Soluzione: non fermarsi al prezzo di una confezione ma cercare sullo scaffale il prezzo al kg (obbligatorio). Si scopre così, che il range dei prezzi è molto ampio: da meno di 3 euro a oltre 11 euro al kg per una Margherita.

Manuela Soressi
febbraio 2019  

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