Un viaggio sensoriale tra le eccellenze delle prime due tappe: dalle ciliegie di Vignola ai segreti di Marano sul Panaro
Sono queste due tappe il nostro terzo appuntamento con la rubrica cammina con gusto, collaborazione con Starbene, che ci da ulteriori consigli tecnici sul percorso. Scopriteli qui
La prima giornata di cammino parte da Vignola: 20 km pianeggianti che costeggiano il Panaro e proseguono tra piccoli centri urbani fino al suggestivo borgo medievale di Castelvetro.
Prima di ammirare il maestoso castello e mettervi in marcia, è d'obbligo una sosta energetica con la leggendaria Torta Barozzi alla pasticceria Gollini, in la cui ricetta a base di cioccolato e mandorle è un segreto custodito dal 1886. Seguendo la sponda sinistra del fiume si raggiunge Spilamberto, dove tra le mura di Rocca Rangoni potrete scoprire la nobile storia dell’amaretto locale, per poi concludere la tappa nell’affascinante borgo di Castelvetro, regno indiscusso del Lambrusco Grasparossa.
Le sponde del fiume Panaro sono un giardino di frutta. Fragole, albicocche, susine. Ma Vignola fa rima con ciliegie: ne vengono coltivate una trentina di varietà che permettono ai chioschi di proporre questa irresistibile frutta da metà maggio a metà luglio. C’è da fidarsi dei clienti locali, che prediligono la Moretta, l’antica varietà di Vignola: piccola, zuccherina, color carminio. La raccolta avviene grazie ad alte scale poiché gli alberi raggiungono i 15 metri di altezza. Oltre alle ciliegie (perfette da infilare nello zaino), ornano i giardini anche marasche e amarene. Se volete fare scorta di ortaggi (magari anche da portarle a casa a fine cammino) dovete fermarvi da Daniele Costanzini e della moglie Daniela Bardelli. Sotto le loro fronde dei loro ciliegi vengono coltivate numerose verdure: un modello di biodiversità che la famiglia Costanzini difende come un tempo.
In Italia gli amaretti sono diffusi un po’ ovunque, ma quelli di Spilamberto godono di una storia nobile. Nella dimora dei conti Rangoni venivano consumati al termine dei pasti principali e come prima colazione. La diffusione fuori dagli ambienti di corte si ha nell’Ottocento quando una famiglia di pasticceri, i Goldoni, inizia a proporli al pubblico. Gli ingredienti sono pochi: un kg di mandorle dolci (e qualche mandorla amara) sminuzzate a coltello, un kg di zucchero, dieci albumi montati a neve. Il risultato finale dipende dalla tecnica di impasto, rigorosamente a mano, mescolando gli ingredienti poco alla volta. L’impasto viene preso con un cucchiaio e riposto sulla eglia rivestita da carta da forno: ciascun amaretto avrà una propria forma. La cottura dura circa 20 minuti a temperatura media. A Spilamberto sarete circa a metà tappa: se riuscite organizzatevi per reggiungerlo in tempo per acquistarli nel forno locale.
Il Lambrusco Grasparossa è il vitigno più rappresentativo di queste prime colline. Si distingue per lo sgargiante color cardinalizio e una piacevole effervescenza che accarezza il palato. Alla Fattoria Moretto da tre generazioni sanno come valorizzarlo al meglio. Le due etichette pluripremiate, Canova e Monovitigno, si caratterizzano per la raccolta manuale delle uve di filari con quarant’anni di età. Se avete tempo concedetevi una piccola deviazione (un paio di km) dal percorso per seguire visite guidate nel vigneto, con un passaggio in cantina e una degustazione guidata da parte di Alessio Altariva, il giovane enologo.
A fine tappa vale invece la pena visitare il Museo Rosso Graspa dedicato alla cultura vitivinicola, nel castello di Levizzano.
Il secondo giorno il percorso si si fa più intenso, inoltrandosi tra le colline con 380 metri di dislivello positivo. Salendo verso il Monte Tre Croci, il panorama si apre su filari di vite e calanchi.
È il miglior souvenir gastronomico che si possa portare a casa: una confezione di tortellini ripiegati a mano e preparati in un piccolo laboratorio familiare con carne di maiale, prosciutto crudo, mortadella e un Parmigiano Reggiano DOP di 30 mesi. Come alternativa c’è la pasta fresca lavorata al torchio: pappardelle, paccheri o fusilli. Vassoi di lasagne e rosette (pasta sfoglia arrotolata su se stessa, farcita e tagliata a rondelle) sono già pronte per essere passate al forno e a maggio si preparano anche paccheri farciti con ricotta, asparagi e crema di pecorino. Per chi ama i dolci c’è la spongata, una pasta frolla farcita con marmellata chiamata sapore, di diversa frutta, miele e frutta secca, arricchita di spezie e aromi. In estate si organizzano picnic in vigna vicino all’oratorio San Michele.
In direzione Villabianca, una breve deviazione vi permetterà di entrare nel regno dell'Aceto Balsamico Tradizionale, prima di scendere verso la piazza di Marano sul Panaro, dove la tradizione culinaria vi aspetta "sopra e sotto" il suolo per premiare la vostra fatica.
Marano sul Panaro cela sotto la sua piazza, nello storico palazzo Montecuccoli, il Museo delle Energie e l’Osteria Novecento. L’edificio, adibito prima a mulino e poi a centrale idroelettrica, è ben ristrutturato e la sala da pranzo dell’osteria si caratterizza per le arcate in mattoni e gli ampi spazi. Dalla cucina lo gnocco fritto con salumi e i crostoni al lardo sono il miglior modo per entrare in contatto con la tradizione locale. Il risotto con funghi spugnole e le carni di agnello alla griglia aprono le porte alla primavera. Chi vuole, trova anche il coniglio disossato al forno. Se si programma il Cammino a novembre, vale la pena farlo coincidere con la Sagra del Calzagatto (polenta fritta con al’interno fagioli) e del Borlengo (pastella rassodata, croccante e sottile, da consumare con i salumi), che si tiene proprio in piazza.
Riccardo Lagorio,
aprile 2026