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Luoghi e PersonaggiCime del gusto: itinerario in Valchiavenna e Valle Spluga

Cime del gusto: itinerario in Valchiavenna e Valle Spluga

Dall’eleganza di Chiavenna ai paesaggi d’alta quota di Madesimo e Starleggia

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Non chiamatela bresaola! In Valchiavenna si produce la brisaola e la differenza non sta solo nella vocale, ma è di sostanza, come si sente dire da macellerie e agriturismi che la producono. È sufficiente passeggiare tra cortili, androni e giardini di Chiavenna, il centro principale della valle, per percepire il suo aroma. La cittadina mostra ai visitatori le tracce della vitalità dei secoli passati, quando era punto di snodo delle merci che dalla penisola viaggiavano verso l’Europa centrale. La contraddistinguono palazzi dalle ricche facciate, piazzette con numerose fontane e opere di grande valore artistico come la Collegiata di San Lorenzo, fondata nell’XI secolo. A quel tempo risale il fonte battesimale, in pietra ollare. Attraversando piazza Rodolfo Pestalozzi, con al centro un obelisco, si raggiunge il ponte sulla Mera, protetto dalla severa statua di San Giovanni Nepomuceno.

Tesori naturali e rinascimentali

Le cascate spettacolari dell’Acquafraggia. Credit: iSTOCK Photo

Appena fuori dall’abitato si può invece visitare la Riserva naturale delle Marmitte dei Giganti e, nel comune di Piuro, le Cascate dell’Acquafraggia, di grande suggestione. A Piuro è pure d’obbligo una sosta a Palazzo Vertemate, elegante dimora rinascimentale che attesta la notevole prosperità raggiunta dalle famiglie piurasche grazie al commercio con l’Europa centrale dei laveggi, le pentole in pietra ollare, e della seta proveniente dal Comasco. A poche centinaia di metri, nella piazzetta della minuscola frazione di Prosto, è inevitabile venire sopraffatti dal profumo dei biscottini che portano il nome del borgo, fatti con soli farina, burro, zucchero e una ricetta tramandata da generazioni (biscottinidiprosto.it).

Valle Spluga e Madesimo

Il borgo incantato di Morone, ai piedi delle cime Pizzo Quadro e Groppera. Credit: iSTOCK Photo

Per apprezzare il panorama sulle cime che fanno da confine con la Svizzera si deve salire in Valle Spluga. A 1565 metri di quota si trova Starleggia, una frazione di Campodolcino, che fino agli anni Ottanta era abitata tutto l’anno mentre oggi è meta di vacanze. Particolari sono le patate originarie di Starleggia, oggi coltivate in tutta la Valle Spluga: la presenza di cianotina, sostanza dalle riconosciute proprietà antiossidanti, conferisce loro un colore blu violaceo.

In Valle Spluga si trova Madesimo, una delle località turistiche più attive della Lombardia, grazie alla sua particolare posizione capace di attrarre gli amanti dello sci in inverno e delle escursioni in estate. Seggiovie, telecabine e la prima funicolare sotterranea in Italia caratterizzano il parco degli impianti di risalita sugli oltre 50 km di piste. Chi ama lo sci alpino sceglie la Val di Lei, mentre i discesisti più arditi praticano il Canalone, pista nota per bellezza e difficoltà. Il mercoledì e il sabato sera si scia anche in notturna, mentre nelle notti di plenilunio le guide alpine organizzano ciaspolate intorno a Madesimo, variando itinerari in base alle condizioni meteorologiche e alla neve.

I piaceri della tavola

La bresaola valtellinese (di cui c'è una versione chiavennasca, la brisaola) e i biscottini di Prosto.

Dopo una passeggiata lungo i sentieri o una discesa con gli sci, i piaceri della tavola chiavennasca si gustano nei crotti, cantine naturali formatesi sotto i massi di antiche frane da cui spira il sorel, una corrente d’aria a temperatura costante, fresca d’estate e tiepida d’inverno. Qui non mancheranno mai le fette “vaporose” di brisaola, come le definì Giovanni Bertacchi, il poeta chiavennasco vissuto tra Otto e Novecento, cioè soffici e delicate. Malgrado i tagli vengano rifilati e nettati accuratamente da nervature e grasso, la forma non è regolare ma rispetta la difformità dei tagli anatomici utilizzati: noce, magatello e punta d’anca. Pressoché prive di marezzatura, le brisaole vengono depositate all’interno di contenitori appositi detti marne con sale, pepe e alloro. Vi rimangono per un periodo variabile tra una settimana e dieci giorni, in base alla dimensione. Vengono quindi lavate e appese per la stagionatura, che può durare dai 40 ai 60 giorni. Tra gli altri piatti da non farsi mancare vanno inoltre citati i pizzoccheri bianchi, detti anche chiavennaschi.

PIZZOCCHERI BIANCHI DELLA VALCHIAVENNA

Ingredienti

500 g di patate, 400 ml di latte, 170 g di farina, 60 g di pangrattato, 150 g di Valtellina Casera Dop oppure Bitto Dop o latteria, 2 spicchi d’aglio, 5 foglie di salvia, pesteda valtellinese (condimento aromatico con pepe ed erbe come timo, ginepro, achillea moscata; facoltativa), 100 g di burro, sale, pepe.

Procedimento

  1. Versate il pangrattato in una ciotola, aggiungete il latte e mescolate; poi incorporate la farina e un pizzico di sale e continuate a mescolare fino a ottenere un composto morbido e non asciutto.

  2. In una pentola capiente portate a bollore 3 litri d’acqua salata. Nel frattempo tagliate il formaggio a dadini. Pelate le patate, tagliatele a cubetti di circa 1,5 cm, tuffatele nell’acqua bollente e aspettate che riprenda il bollore. Riprendete l’impasto e, con l’aiuto di due cucchiai, prelevate porzioni della dimensione di una grossa oliva lasciandole cadere direttamente nell’acqua bollente, completando l’operazione piuttosto velocemente per evitare che i primi gnocchetti cuociano troppo.

  3. Intanto, sciogliete il burro in una padella capiente insieme alle foglie di salvia e agli spicchi di aglio schiacciati. Scolate i pizzoccheri non appena verranno a galla e trasferiteli, insieme alle patate, nella padella con il burro.

  4. Aggiungete il formaggio e fate saltare il tutto per qualche istante, in modo che si fonda. Servite i pizzoccheri bianchi ben caldi, spolverizzandoli con un pizzico di pesteda, se la usate, oppure con un’abbondante macinata di pepe.

Credit foto in apertura: Alamy/Ipa

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