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Acqua, rocce e tanti formaggi tra le belle cime disegnate da Leonardo
Quando Leonardo da Vinci fu ospite di Francesco Melzi, a Milano, ebbe modo di conoscere le valli bergamasche che si aprono a ventaglio a nord di Bergamo. Tra il 1509 e il 1510 circa, incaricato dal governatore di Milano, tracciò mappe schematiche della Val Brembana e di altre valli, che si trovano oggi al Museo Leonardiano di Londra. Il genio toscano fu quindi il primo a mettere nero su bianco questa splendida zona della Lombardia, il cui simbolo è il formaggio, anzi i formaggi! Alcuni si fregiano della denominazione di origine europea, la DOP, come il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana o lo Strachitunt, altri hanno rinomanza tra i gourmand benché non godano della protezione europea come il Branzi o l’Agrì di Valtorta. Quest’ultimo è un piccolo formaggio a forma cilindrica, dal peso di soli 50 grammi, a cui l’erba dei pascoli alpini conferisce un gusto aromatico molto caratteristico. Per questo motivo va assaggiato così com’è, rispettandone il gusto, con quella sua vena vagamente acidula, e senza cedere all’accompagnamento coprente di mieli o confetture. Nelle trattorie della valle viene impiegato come base per il condimento di gnocchi che conquistano come un sortilegio.
Un plateau di formaggi della zona, tra cui Taleggio, Formai de Mut, Branzi e Agrì di Valtorta. A destra, lo Strachitunt. Quanto al Taleggio DOP non tutti sanno che prende il nome proprio da una valle laterale della Val Brembana, la Val Taleggio appunto (quasi una burla filologica: la traduzione del termine Tal, dal tedesco, è nuovamente valle). In Val Taleggio però c’è anche l’acqua, quella dell’Enna, il fiume che, nelle rocce dolomitiche, ha scavato con impeto l’orrido della Val Taleggio. Appena lasciato San Giovanni Bianco, il paese di Arlecchino, prima di giungere alle docili pasture dell’altopiano, questa gola profonda e stretta appare al visitatore in tutta la sua vertigine. Di tutt’altra acqua si tratta a San Pellegrino Terme, dove il placido scorrere del Brembo scorta un elegante boulevard, complice la sfilata di signorili vetrine sotto il Porticato Colleoni. All'interno dell'ex casinò municipale, si trova lo stabilimento termale della catena QC che combina architettura liberty con spazi moderni, includendo piscine, saune e percorsi benessere. Un’assordante rapida, invece, riecheggia a Branzi, dove l’acqua si lascia cadere e spezzare contro le pietre scure con un salto di 250 metri.
A destra, la Cima Menna, raggiungibile da Roncobello. Credit: Alamy/Ipa Certo, anche la pietra è un elemento fondamentale in queste zone. Non tanto quella pregiatissima estratta nelle cave del magico borgo di Camerata Cornello: il grigio marmo arabescato orobico dalle venature dorate. Né quella che si ammira ad Averara, villaggio lungo la Via Mercatorum, adornata da stemmi e affreschi e percorsa nel Medioevo dai commercianti in rotta verso Valtellina e Grigioni. Piuttosto quella che oggi piace agli arrampicatori, come il monolite della Corna Bianca a Cornalba, la roccia del Monte Coren a Brembilla, oppure quella calpestata da chi cammina in montagna e, salendo da Roncobello, può raggiungere Cima Menna godendo delle sue impressionanti vedute.
Un panorama di San Giovanni Bianco. Credit: Adobe Stock Infine c’è la pietra ricoperta di neve che dà gioia agli sciatori: la si trova nel comprensorio Foppolo-Carona (foppolo.ski), sulla celebre pista Cappelletta, che vede molti atleti prepararsi per i giganti di Coppa del mondo, e sul percorso dei Pianoni, disteso al sole e con splendidi panorami, o sui fuoripista in Val Carisole. Contenti anche i principianti, che possono seguire corsi di preparazione, mentre all’interno della Ski Area Piazzatorre, sul Monte Torcola, si danno appuntamento snowboarder e freerider. I boschi incantati e le distese innevate sono un richiamo infine per i ciaspolatori che possono arrivare a godersi l’aria pura dei 1783 metri.
Credit foto in apertura: Adobe Stock
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