l Festival di Primavera torna il 14 e 15 marzo con un itinerario diffuso che vede tra i protagonisti Villa Franciacorta: nel borgo del Cinquecento a Monticelli Brusati, l'ostrica Marennes-Oléron incontra i millesimati biologici in un'esperienza tra storia, vigne d'altura e cantine
Il 14 e 15 marzo la Franciacorta torna a raccontarsi con la terza edizione del Festival di Primavera, un fine settimana in cui cibo, cultura e vino si uniscono in un itinerario diffuso tra cantine aperte, dimore storiche e percorsi guidati.
L’edizione 2026 sceglie come filo conduttore l’Ostrica Marennes-Oléron IGP, eccellenza europea che diventa chiave di lettura gastronomica per esplorare, in maniera del tutto contemporanea, l’identità del territorio. Una rilettura di un classico abbinamaneto d'Oltralpe, che qui diventa dialogo tra mare e colline e trova nel calice di Franciacorta il suo punto di equilibrio, tra sapidità e verticalità, memoria e visione.
In questo clima di festa, di aperture e scoperta, nel cuore di Monticelli Brusati, in provincia di Brescia, dove il vino è arte e il tempo il più prezioso degli ingredienti, il Festival non è solo degustazione, ma un'esperienza immersiva.
Éla Osteria, il ristorante nel borgo di Villa Franciacorta, firma un abbinamento giocato sulla precisione aromatica e termica: Ostrica IGP Marennes Oléron, Granita di Franciacorta Boké Villa e Olio evo 101 Ulivi Villa. La sapidità naturale del mollusco incontra la struttura del Franciacorta Boké Villa, servito in forma di granita per amplificare freschezza e verticalità, detergendo il palato con eleganza.
In contemporanea, Villa Franciacorta apre le porte della tenuta per il Festival: un viaggio tra millesimati, vigne d’altura e un borgo del Cinquecento restituito alla bellezza dalla famiglia Bianchi, dove cura e passione si intrecciano come trama e ordito, tra terroir e filari coltivati con sapienza, amore e forza.
La storia di Villa Franciacorta ha inizio nel 1960, quando Alessandro Bianchi si innamora di un piccolo nucleo abitativo del Cinquecento a circa mezz'ora da Brescia, chiamato Villa. Più che davanti a un possibile investimento, si trovata di fronte a un atto di fede, viste le condizioni delle case in rovina e dei mezzadri senza né acqua né corrente. Ma quando si crede nei miracoli, si trova sempre la forza per provare a realizzarli e così è stato. Alessandro, uno dei fondatori del Consorzio di Franciacorta e un grande sostenitore del Metodo Classico, aveva un rapporto così sincero e leale con la terra, che era convinto non lo avrebbe mai tradito. Così inizia a studiare suoli, microclimi, esposizioni e a dividere i vigneti in parcelle.
Oggi a raccontare le origini di questo antico borgo ci pensano le pietre, che sono sono testimoni di una cantina interamente ipogea, nascosta sotto il colle della Madonna della Rosa, integrata nel paesaggio come se fosse sempre stato quello il suo posto. È forse per questo che entrarci ha quel nonsoché di sacro, come se si varcasse la soglia di un santuario e improvvisamente si silenziassero voci e pensieri.
Il terreno di questa parte di Franciacorta è di origine marina, antico e risalente al Giurassico. La collina qui non è solo un punto panoramico, ma uno scudo che ha protetto da uno scorrimento glaciale distruttivo. Qui tutto è ricco di argille sedimentarie, marne colme di fossili e il Salcifero Lombardo, un mix prezioso che trattiene l'umidità e favorisce la crescita di radici profonde fino a quattro metri, regalando acidità e sapidità all'uva.
Intorno al borgo di Villa Franciacorta, sono 46 gli ettari coltivati in biologico, suddivisi in 25 parcelle vendemmiate e vinificate separatamente. Non esistono due vigne identiche, così come non esiste un'annnata uguale all'altra. Qui a Villa la vendemmia inizia e finisce sempre dopo le altre aziende, questo grazie all'altitudine, alle correnti fresche che scendono dai boschi e soprattutto al rispetto dei tempi della natura.
E quando si ha fede le scelte coraggiose si fanno. Proprio perché avere coraggio significa promuovere le azioni del cuore, a Villa Franciacorta si producono esclusivamente millesimati da uve proprie. Ogni vendemmia è un racconto unico, non ci sono unioni di annate diverse, il nettare in ogni bottiglia è unico e la fermentazione è data dai lieviti autoctoni, sui quali le bottiglie riposano da tre a quindici anni, selezionati dopo lente ricerche insieme all'Università di Firenze. Anche questo è un modo per conservare il Dna della cantina, proteggere la biodiversità senza lasciarsi tentare da scorciatoie. E poi l'arte del fatto a mano: ogni giorno migliaia di bottiglie vengono ruotate a mano nelle pupitres secondo l'antica arte del remuage, un gesto ripetuto e quasi meditativo.
Questo antico borgo ha visto cresce generazioni e ne vedrà ancora di nuove. Oggi, a guidare Villa Franciacorta c'è Roberta Bianchi, insieme al marito e ai loro due figli, cresciuta tra botti e filari e capace di trasformare l'eredità paterna in un laboratorio permanente di ricerca amorevole, rispettosa della natura e delle tradizioni. Roberta ama più parlare di sviluppo generativo dei valori che di sostenibilità, perché le 3R di risparmiare, riciclare e riprodurre, diventano pratica quotidiana attraverso le bottiglie più leggere, le vinacce riutilizzate come ammendante, il recupero dell'acqua piovana, come si faceva un tempo, la certificazione biologica e ISO 14001. Scelte consapevoli e preziose, che permettono agli ospiti che desiderano fare un'esperienza immersiva in questo borgo, di attraversare un universo coerente: la strada romana, l'antico pozzo e la cantina sotterranea, dove il silenzio è sacro e il sorriso di chi ci lavora racconta ogni giorno come fosse un nuovo incredibile viaggio di scoperta.
Martina D'Amico,
marzo 2026
Giornalista per passione e innamorata della vita, esplora il mondo con lo sguardo (e il cuore) di chi trova emozione e bellezza dove nessuno si fermerebbe a cercarle. Viaggia, scrive e ama raccontare storie di valore, cultura ed enogastronomia. Incontra cuori ovunque e cucina solo quando è innamorata. Tra hotel di charme e atolli lontani ha imparato i segreti delle migliori cucine del mondo. Ama il tiramisù, i cieli pieni di stelle e le persone che brillano. @martinaadamico
Giornalista per passione e innamorata della vita, esplora il mondo con lo sguardo (e il cuore) di chi trova emozione e bellezza dove nessuno si fermerebbe a cercarle. Viaggia, scrive e ama raccontare storie di valore, cultura ed enogastronomia. Incontra cuori ovunque e cucina solo quando è innamorata. Tra hotel di charme e atolli lontani ha imparato i segreti delle migliori cucine del mondo. Ama il tiramisù, i cieli pieni di stelle e le persone che brillano. @martinaadamico