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Luoghi e PersonaggiCucina romana a Milano tra cacio, pepe e pizza: è tendenza

Cucina romana a Milano tra cacio, pepe e pizza: è tendenza

Da Felice a Testaccio a Bonci e Pezzetta: pizzaioli e ristoratori aprono a Milano. Guida alle migliori insegne capitoline che hanno conquistato la Madonnina

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“Oggi a Milano è più facile trovare un ristorante romano che un buon risotto alla milanese”. La battuta, ma mica tanto scherzosa, è di Maurizio Trivelloni, titolare di uno dei più celebri e storici (1936) locali di cucina romana della capitale, Felice a Testaccio, il tempio della cacio e pepe (qui le nostre ricette, con pasta lunga e pasta corta). Che dal 2017 è sbarcato a Milano dove le trattorie o osterie di cucina romana non si contano più. E se a queste aggiungiamo le pizzerie, che la fanno scrocchiarella, non ne usciamo proprio più. Così la nostra ricerca è andata a soffermarsi su quei ristoranti o pizzerie che hanno da tempo successo a Roma e che hanno deciso di provare a sfondare anche nell’altra grande città italiana, la capitale degli affari. Lo hanno fatto insegne di prestigio (una come Assunta Madre ha già chiuso), ma negli ultimi tempi pizzaioli che da tempo sono ai primi posti delle classifiche di specialità. Dall’ultimo arrivato Pier Daniele Seu, stagionale al Bulgari, a Gabriele Bonci a Luca Pezzetta ai fratelli Manuel e Nicolò Trecastelli. Ecco le nostre scelte per provare la cucina romana a Milano.

Felice a Testaccio: amatriciana e abbacchio

cacio e pepe servita su un piatto fondo bianco con bordo rosso, marchiato Felice a Testaccio

Nato nello storico quartiere, dal 2017 è a Milano in zona Colonne. È il regno della cacio e pepe (19 euro). Che viene servita con mantecatura in diretta sul piatto. I grandi classici ci sono tutti e di qualità. Da carbonara e amatriciana, ad abbacchio e polpette. E la qualità non è affatto in discussione. I prezzi da una città all’altra non cambiano. “Ma una leggera flessione cominciano ad avvertirla, anche perché i locali romani sono diventati troppi pure a Milano”. A Roma la clientela è anche molto turistica, a Milano è un sentirsi a casa per i tanti romani che vivono per lavoro. Aperto sette su sette.

Dove: via del Torchio, 4, telefono 02 8050 6690

Frezza: rigatone alla carbonara

rigatone alla carbonara

Claudio Amendola colpisce ancora. Ora la sua immersione nella ristorazione è completa. Il locale milanese (dal 2025) dell’attore, che spesso è presente, in zona Porta Venezia, è un gioiellino a due piani con cucina a vista di sotto. Estrazione pura, “cucina de coccio” e anche pizza, con forno elettrico. Il rigatone alla carbonara va assaggiato, come lo spaghetto ai tre pomodori. Ma c’è tutto: dalle puntarelle ai carciofi, dalle bombe salate agli straccetti, la coda e la trippa. Un tripudio di primi, i più gettonati. Sulla qualità non si sgarra. Pasta Mancini, pomodoro San Marzano Sarnese Dop di Fiamante, guanciale e carni di Feroci. È aperto tutti i giorni e la serata è bella anche da vivere.

Dove: via Sirtori, 34, telefono 02 240 5241

Trattoria della Stampa: porchetta di Ariccia

sulla sinistra Roberto Scarnecchia di Trattoria della Stampa, sulla destra un piatto di polpette della Trattoria

Qui entra in gioco anche la fede… Roberto Scarnecchia ha giocato, e bene a calcio, nella Roma e nel Milan. La doppia apertura ci sta tutta. Ma il suo locale, piccolo, è diventato un brand con locali anche a Sanremo, San Giuliano Milanese (dove ha pure il Crazy Fish), Barletta, Torino e prossimamente a Genova e Rapallo. Tutta la parentela di Scarnecchia, che da chef ottenne anche la stella, è impegnata sul “fronte”. A Milano in zona Garibaldi, rispetto al locale centralissimo di Roma, ci sono alcuni piatti del giorno. Ma i grandi classici imperano. E la porchetta di Ariccia merita, come le bruschette. La stagionalità viene seguita con rispetto. Sì mangia ininterrottamente, dalle 12 alle 23.

Dove: viale Pasubio, 8, telefono 02 9925 8698

Osteria delle Coppelle: pollo alla cacciatora

Dalle chiacchiere fitte dei parlamentari a Roma, alla moda milanese. Le Coppelle hanno fatto il bis nel 2022 del locale aperto nella capitale nel 2014. E la location è in Solferino. A due passi dal Corrierone. Una premessa va fatta e Daniele Paolucci, socio fondatore, ci tiene a ribadirlo: “Non è un’osteria romana. Sposiamo pure la cucina internazionale, qui trovi anche patanegra, carne alla griglia, pesce e tartufo. È una cucina di casa”. Ma il must di un locale molto modaiolo è il pollo alla cacciatora, a ruota i primi romani. I prezzi sono gli stessi nelle due città. Il progetto dei soci si estende all’enoteca Cotti di cui hanno rilevato marchio e location. Con un brand che ha inserito aperitivi, colazioni e pranzi business.

Dove: via Solferino, 34, telefono 02 3658 4443

Ba Ghetto: romano kosher

Qui entriamo in un discorso completamente diverso. Cucina romana sì, ma rigorosamente kosher. Nel senso che nel ristorante aperto a Milano in via Sardegna, come a Roma, nel rispetto della tradizione ebraica, non ci sono piatti cucinati con carne di maiale, cavallo e coniglio. Carne e latte non stanno mai insieme. Quindi la carbonara e l’amatriciana sono diverse, con porzioni molto generose. Anche i prezzi sono nella media, tra i 35 e i 40 euro. Massima attenzione alle verdure, i carciofi, in stagione, sono da provare. In un angolo che unisce Roma e Medio Oriente.

Dove: via Sardegna, 45, telefono 02 3858 4249 

Trapizzino: parmigiana o polpette?

Entriamo in un altro. Nè carbonara, nè pizza. Ma trapizzino. Un modo economico per gustare qualcosa di assolutamente sfizioso. È la filosofia di Stefano Callegari, attivo nel settore anche con i ristoranti Romané, che nell’aprile 2008 a Testaccio ha fondato questo locale che inizialmente serviva pizza al taglio. Poi, con due soci, la svolta nel 2013 e solo trapizzino. In tutti i modi. Ne esistono circa 40 versioni che cambiano ma quelli col pollo alla cacciatora, il più venduto in assoluto, parmigiana, polpette vanno di più. Buonissimi. Costano 5-6 euro l’uno. Con due si è sazi. Dal 2018 è a Milano, dove ora i locali di cucina romana sono tre. Ma ha aperto pure a Trieste, Torino e Ladispoli. L’accoglienza è piacevole, si possono aggiungere supplì e dolci. Con 15 euro al massimo si esce felici.

Dove: corso Lodi, 1 (telefono 02 4971 6304), via Marghera, 12 (telefono 02 469 3265), Ripa di Porta Ticinese, 2 (telefono 02 9157 0928)

Pantera: al taglio, con la mortazza

Il progetto nasce alla Garbatella dall’idea di Manuel e Nicolò Trescastelli. Già fondatori della trattoria Trecca. Che portano, nel 2025, a Milano la pizza al taglio romana. Con due location, in via Watt e al Mercato della Darsena. E degli altri soci: Alessandro Villalta di Circus, Andrea Corona di Propaganda e il rapper romano Noyz Narcos. Tutto è uguale, soprattutto il prodotto. Che viene sfornato di continuo con un approccio rustico e diretto. Chiaro che pizza e mortazza, margherita e marinara vanno per la maggiore. Ma i pizzaioli si sbizzarriscono. E i prezzi accessibili consentono a tutti di gustare con piacere un pezzo di pizza nella pausa pranzo.

Dove: via Giacomo Watt, 2 (telefono 331 890 2984) e Mercato della Darsena, in Piazza Ventiquattro Maggio, 1 (telefono 345 257 623)

Bonci: patate e rosmarino in teglia

due teglie di Bonci: pizza con mortadella sulla sinistra e rossa con acciughe a destra

Il mago della pizza in teglia. Un visionario della pizza che ha portato nella dimensione dell’alta cucina. A due passi da Porta Venezia e Corso Buenos Aires ogni pizza è espressione di territorialità. Materie prime fresche e stagionali sono la base perché agricoltura è una delle parole chiave di Gabriele Bonci che basa tutto sulla lunga lievitazione. Minimo 72 ore. Impossibile non assaggiare margherita, patate e rosmarino e bianca con mortadella. Ma non trascurate quella con base rossa polpette, parmigiano e basilico. O la base rossa, fiordilatte stracciato e basilico. Nel punto vendita di Milano, strettamente take away, la caratteristica è l’eliminazione della bilancia. A Roma si vende al taglio.

Dove: via Piccinni, 3, telefono 340 822 3165

Pizza Bar – Pier Daniele Seu: peperone tonnato 

Da Seu Pizza e Tacthin & Crunch a Bulgari. L’ascesa di Pier Daniele Seu, in tandem con la moglie Valeria Zuppardo, è irresistibile. Tanto che la sua “Assoluto di Melanzana” è stata giudicata la miglior pizza 2026. A Milano lo accoglie in centro l’hotel Bulgari dove già hanno “ingaggiato” il tristellato Niko Romito. Al Pizza Bar ci sono alcuni percorsi degustativi, da 6 a 7 portate, fino all’Unique. La pizza è ad alta idratazione (80%), impasti e creatività generano tentazioni. Pensate solo alla Peperone Tonnato, con peperone crusca e salsa tonnata, alla Napoli a Tarquinia, con pomodoro giallo, melone arrosto e alici di Cetara e Mortadella e Primosale. Un’esperienza che va vissuta. Anche a 40-50 o 60 euro. Ma per mangiare le pizze gourmet bisognerà attendere primavera 2027, quando riaprirà.

Dove: Hotel Bulgari, in via fratelli Gabba, 7/b, telefono 02 805 8051

Futura: marinara, cosacca e capricciosa

scorso della cucina della pizzeria Pezzella

La moda del momento che sbarca a Milano supportando la visione e la strategia di Luca Pezzetta. A Roma (dove dal 1° agosto c’è anche Casa Clementina) è Pizzeria Clementina, nella città meneghina è Futura. Sì fa spesso una gran coda per una pizza sottile, molto curata negli ingredienti, tutti di alta qualità. Sfiziosi gli antipasti, come i cornetti con l’insalata russa e il pan suisse al vitello tonnato. Meritano, alla media di 15 euro, la marinara in salsa verde, la cosacca con parmigiano 60 mesi, la capricciosa col tuorlo d’uovo e funghi ripassati, la porchetta e patate. Unico neo: non accettano variazioni di nessun genere, neppure per gli intolleranti.

Dove: via Borsieri 28, telefono 342 140 5728

Foto apertura Trattoria della Stampa

Francesco Velluzzi
Francesco Velluzzi

Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore

Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore

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