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Luoghi e PersonaggiCime del gusto: itinerario in Valseriana e Alpi Orobiche

Cime del gusto: itinerario in Valseriana e Alpi Orobiche

Le facciate artistiche di Clusone e le passeggiate nei dintorni di Gromo

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A pochi km da Bergamo, all’imbocco della Val Seriana, sui dolci pendii modellati dal Monte Bastia e dal Monte Roccolo, le ville e le case coloniche sono da secoli intervallate da vigneti e frutteti, a testimonianza di un uso storico e ben consolidato delle tecniche agrarie. Vi crescono le pregiate uve da cui si ottiene il Moscato di Scanzo DOCG, un vino passito che gli intenditori riconoscono per il profumo di rosa, da sorbire lentamente, fresco, davanti al caminetto con una fetta di panettone. Come in tutta la Bergamasca, tra i piatti che esaltano la convivialità, c’è la polenta che, fusa con formaggio e burro, diventa taragna. Per acquistarne una buona si va a Gandino, dove l’agricoltura si sta prendendo una piccola rivincita sull’industria tessile, un tempo fiorente, grazie alle rinate coltivazioni di mais Spinato, un’antica varietà locale, dal colore aranciato e dai chicchi adunchi, che dà una polenta profumata e saporita. Il paese ha mantenuto il suo originario silenzio e la sua compostezza e, nel suo Museo della Basilica (museobasilica.com), meritano di essere visti preziosi paramenti d’arte sacra, argenti e strumenti di archeologia tessile.

Tradizioni a Parre e Clusone: scarpinocc e danza della morte

A destra, la Conca del Farno, un percorso di sci di fondo in Val Gandino. Credit: Cuboimages

Agli amanti dell’aria aperta, la Val Gandino offre innumerevoli possibilità di itinerari e attività adatti alle più svariate esigenze: si va dalla semplice passeggiata per famiglie, alle tracce utilizzate per trekking e mountain bike, fino al parapendio. Nel periodo invernale ci si può divertire con lo sci da fondo, lungo un percorso attrezzato nella Conca del Farno (lecinqueterredellavalgandino.it). Diversi sentieri in mezzo alla natura partono dall’abitato di Parre, anche se qui il grande protagonista si trova a tavola. Sono gli scarpinocc, la pasta dal ripieno di magro (pane, formaggio, prezzemolo, aglio e spezie) che nella forma ricorda le pantofole un tempo cucite nelle case. Anche il condimento è di magro: burro e formaggio grattugiato in abbondanza. Altri 10 minuti d’auto verso nord e si arriva a Clusone, famosa per la Spessa, pista di fondo che ha ospitato la Coppa del Mondo nel 2000 e nel 2002. La si deve visitare anche per i suoi dipinti a cielo aperto: partendo dall’impressionante Danza della Morte sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini, si passa agli stemmi dei podestà sulla facciata del Palazzo comunale. Anche la loggia è affrescata con il suo orologio astronomico ancora in funzione dopo quattro secoli. Ultima tappa, la quattrocentesca chiesetta intitolata al martire egiziano San Defendente e a San Rocco, protettore delle pestilenze: porticata, custodisce 52 affreschi votivi che vanno dal Quattro al Seicento.

Alpi Orobie e pastorizia: tra formaggi e trekking impegnativi

Il mais Spinato, una coltura tipica di Gandino. A destra, il Büs di Tàcoi, un insieme di grotte e cunicoli raggiungibili dalla frazione Spiazzi di Gromo. Credit Adobe Stock / Cuboimages

A poca distanza, la Valzurio e Oltressenda Alta sono alcuni dei luoghi storici della pastorizia bergamasca, dove era assai diffusa la presenza di transumanti. Il formaggio dei Bernarcc, detto anche Bernardo, nome di famiglie provenienti dalle campagne del Novarese, è una formaggella da consumare fresca, assai ricercata nei mercati di fondovalle. Viene da tempi lontani, in cui agli abitanti di Ripa Alta, oggi frazione di Gromo, era d’obbligo un’ora di cammino sulla mulattiera per raggiungere la chiesa del villaggio dedicata alla Santissima Trinità. La passeggiata esiste ancora, mentre un trekking permette di raggiungere i laghetti di Cardeto, all’interno del Parco Regionale delle Orobie Bergamasche. In alternativa, immersi in una natura intatta, si può percorrere il sentiero che sale alla suggestiva grotta Büs di Tàcoi, che si apre a 1500 metri di quota e la cui visita è riservata solo ai più esperti.

Valbondione: cascate del Serio e piaceri serali

Alla testata della valle si incontra Valbondione con l’imponente cascata del Serio, che si può osservare cinque volte all’anno (per il calendario: turismovalbondione.it). Dai rifugi d’alta quota il panorama sulle Orobie è assai scenografico. Così come il borgo di Maslana con le case in pietra, i tetti in ardesia, i piccoli giardini e le fontanelle. Dopo la camminata, a tavola, si gusteranno i capù, involtini di verza con un ripieno di carne macinata, uova e pangrattato.

SCARPINOCC

Ingredienti

600 g di farina + quella per la lavorazione, 3 uova, 430 ml di latte, 250 g di mollica di pane raffermo grattugiata, 400 g di grana padano Dop grattugiato, 1 ciuffo di prezzemolo, 1 mazzetto di salvia, 320 g di burro, sale

Preparazione

    1. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete 250 ml di latte e 2 uova e impastate fino a ottenere un composto omogeneo. Coprite il panetto con la pellicola e lasciatelo riposare per mezz’ora.

    2. Intanto, mescolate in una ciotola il pangrattato con 300 g di grana, l’uovo e il latte rimasti, 20 g di burro fuso e il prezzemolo tritato. Regolate di sale.

    3. Ricavate dalla pasta tante palline grandi quanto un’oliva e stendetele con il matterello sul piano infarinato, in modo da ottenere dischetti con un diametro di circa 8 cm e circa 1 mm di spessore. Mettete al centro di ciascun dischetto una pallina di ripieno, piegate a mezzaluna e sigillate bene i bordi, poi schiacciate ogni scarpinocc al centro, con l’indice, per creare una leggera cavità e ottenere una forma a barchetta.

    4. Portate a bollore abbondante acqua salata, tuffatevi gli scarpinocc e lessateli per circa 15 minuti. Nel frattempo, fate spumeggiare in una padella il burro rimasto con le foglie di salvia, finché sarà scomparsa la schiuma e il burro avrà assunto un colore bruno.

    5. Scolate gli scarpinocc dall’acqua con una schiumarola e disponeteli in una pirofila, quindi cospargendoli con il resto del grana. Irrorateli con il burro fuso ancora sfrigolante e serviteli ben caldi.

Credit foto in apertura: Adobe Stock

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