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Luoghi e PersonaggiLAB Luisa Annibale Base: dove il cioccolato di Perugia è tornato a casa

LAB Luisa Annibale Base: dove il cioccolato di Perugia è tornato a casa

Un viaggio emozionante nel cuore di Perugia per scoprire il nuovo LAB Luisa Annibale Base, dove la storia d'impresa e d'amore di Luisa Spagnoli rivive tra profumo di cioccolato, corsi esclusivi e abiti d’alta moda

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Questo mese vi porto a Perugia in pieno centro storico. Vi faccio percorrere corso Vannucci, cuore pedonale della città, poi deviare per piazza Matteotti e di qui procedere verso via Alessi, quando quest’ultima, incrocia prima via Cartolari (ex via Berta) e poi via Angusta, fermatevi. Vi troverete davanti a un crocicchio di stradine medioevali lunghe e strette, dove il tempo, ancora oggi, sembra essersi fermato. Una dopo l’altra hanno fatto da sfondo alla storia imprenditoriale di Luisa e Annibale Spagnoli, una storia di coraggio, intuizione, bravura, passione e forse anche un po’ di sana incoscienza, come capita quando si è giovani. Chi ha visto la fiction televisiva, mandata in onda nel 2016 su Rai1, un po’ la storia la conosce già, ma trovarsi dove tutto è cominciato, com’è capitato a me, ha un altro patos. Così, è stato facile immaginare Luisa Sargentini, sartina di 21 anni mentre esce il 27 febbraio del 1899 dal portoncino di via Berta 13 (oggi via Cartolari 16), dov’è nata, per sposare Annibale Spagnoli, giovane musicista di Assisi con la passione per la tecnologia. E poi due anni dopo, di ritorno da Mantova dove aveva seguito il marito, con il secondo figlio in arrivo, viene spontaneo pensare di vederla passeggiare avanti e indietro per via Alessi, pensando alla storica confetteria dei coniugi Corelli ormai anziani, per convincere Annibale all’acquisto dell’attività. Sarà la prima di molte intuizioni che faranno di Luisa Spagnoli una delle più grandi donne d’impresa prima con il cioccolato e poi con la moda.

Annibale e Luisa: dai confetti al cioccolato

Nel 1901 i coniugi Spagnoli partono intrepidi e il sogno diventa realtà: Annibale, appassionato di tecnica si occupa dei macchinari e così farà anche negli anni a seguire, tenendo l’azienda al passo con i tempi. Luisa impara il mestiere dall’unico operaio dei Corelli, Giuseppe Battaglini, è fantasiosa, tenace, ha gusto e i suoi confetti deliziano i clienti. Tutto va bene, ma quando i dazi sullo zucchero aumentano, la produzione frena e, come succede a molte altre confetterie in Italia, anche gli Spagnoli si vedono costretti a convertire parte della produzione con la lavorazione del cioccolato e Luisa si lancia nell’arte dei cioccolatini. La necessità di acquistare macchinari costosi impone l’entrata di soci, tra i quali l’imprenditore Francesco Buitoni che più tardi chiamerà in azienda il figlio Giovanni. In via Alessi nei fondi di palazzo Ansidei prende così corpo il primo insediamento produttivo della Fabbrica di confetti e cioccolato Perugina: è il 1907. Col tempo l’azienda cresce, arriva a 50 dipendenti, i magazzini vengono spostati in via Angusta, ma lo spazio non è sufficiente, si impone nel 1915 il trasferimento della fabbrica in zona Fontivegge. In quell’anno cala il sipario sul laboratorio di via Alessi e Perugia ne dimentica l’esistenza sino al primo novembre del 2025: ben 110 anni di oblio. In questa data gli spazi, che ora si chiamano “LAB Luisa Annibale Base”, hanno ripreso a vivere dopo un accurato lavoro di ristrutturazione, restauro e allestimento, finanziato in modo significativo da Luisa Spagnoli Spa.

L'inizio in Via Alessi

Un tributo “dovuto” perché, come ama raccontare Nicoletta Spagnoli, Amministratore Delegato e Direttore Creativo di Luisa Spagnoli Spa: "Tra queste mura, più di un secolo fa, Luisa e Annibale Spagnoli hanno dato forma a un sogno, quello di trasformare la passione per il cioccolato in un’impresa capace di unire creatività, impegno e amore per la bellezza. Oggi restituiamo alla città di Perugia un pezzo importante della sua storia ma, soprattutto, la promessa che continueremo a custodirla, valorizzarla e farla vivere con la stessa energia e lo stesso amore di chi, più di cent’anni fa, seppe credere in un sogno chiamato Cioccolato."

Il LAB tra corsi e degustazioni

Il “LAB- Luisa Annibale Base” si compone di due parti. Quella relativa a via Angusta, dove un tempo c’erano i magazzini e il locale caldaia, è il cuore delle attività esperienziali che prevedono show cooking con la possibilità da parte del pubblico (14 persone alla volta) di partecipare a corsi per la preparazione di dolci a base cioccolato, praline, tavolette etc; un’ altra zona è adibita alle degustazioni guidate con capienza fino a 36 persone, mentre in una terza sala (capienza fino a 18 persone), si tengono attività varie tra le quali spicca la particolare Cerimonia del cacao.

Gli arredi della fiction di Rai 1

La parte sentimentale e museale è in via Alessi 23, caratterizzata da due aree distinte. L’accoglienza, un tempo negozio, contiene elementi di arredo, messi a disposizione da Luisa Spagnoli Spa, che provengono dalla fiction televisiva trasmessa da Rai 1 nel 2016 e di cui su un apposito schermo scorrono le immagini.

Tra tavoli di marmo e vecchi attrezzi

La seconda area, connessa direttamente alla prima, consente di scoprire con grande emozione quegli articolati spazi un tempo destinati a laboratorio di confetti e confetture e, successivamente, di cioccolato. Attraverso varie infografiche, è possibile ripercorrere le storiche vicende alla base di un’avventura che rese poi celebre Perugia in tutto il mondo. Qui sopravvivono vecchi tavoli di marmo per il temperaggio del cioccolato, la lavorazione dello zucchero, una cella frigo, tracce di macchinari e la statua del primo operaio, Giuseppe Battaglini.
Ed è in questi luoghi che il diciannovenne Giovanni Buitoni - chiamato nel 1909 dal padre Francesco a rimettere in ordine i conti dell’azienda - conobbe Luisa Spagnoli con la quale, nonostante i 14 anni di differenza di età, ebbe in seguito una relazione sentimentale oltre che lavorativa, come la stessa fiction televisiva ha saputo elegantemente raccontare.

Un museo unico al mondo

Il rinato LAB, oggi non più luogo di lavoro ma di attività goduriose, fa parte del progetto Città del Cioccolato (ve ne avevamo parlato anche qui), ossia del più grande museo al mondo dedicato al cacao e al cioccolato, che sorge a poca distanza, ospitato negli spazi dell’ex Mercato Coperto di Perugia. 2.800 mq di estensione, distribuiti su più livelli con scenografie, installazioni immersive e aree interattive per raccontare tutto quello che riguarda il Cibo degli Dei, sino alla possibilità di fare con le proprie mani una tavoletta di cioccolato (per info e prenotazioni sul LAB e sul Museo: www.cittàdelcioccolato.it).

Un legame indissolubile

Nel museo il legame tra moda, cioccolato e storia imprenditoriale si rinsalda ulteriormente con l’esposizione di un abito esclusivo disegnato da Nicoletta Spagnoli. Un lungo vestito di velluto dalla linea a sirena, spalline sottili e maniche a guanto. Un’ampia scollatura lascia scoperte spalle e schiena, mentre una fascia drappeggiata sottolinea la vita. Sul retro il raffinato motivo a coda si estende dallo scollo sino a terra disegnando un’onda morbida. Il tessuto? Non poteva essere che velluto, marrone, lucente, morbido e suadente come il cioccolato fuso.

Laura Maragliano,
febbraio 2026

Laura Maragliano
Laura Maragliano

Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.

Direttore editoriale di Sale&Pepe (di cui è stata direttore responsabile dal 2008 e dove lavora dal 2005, dopo aver seguito il tema food, anche come direttore, in diverse testate), è giornalista e grande appassionata di cibo. Poco la entusiasma quanto sperimentare una delle (rare) ricette che ancora non conosce, studiarne la storia e scoprire usi e costumi delle persone che la preparano (o preparavano). Ligure – o meglio genovese – di nascita e cultura, per lavoro e per diletto gravita da oltre da trent’anni su Milano, ma è Lodi (a una manciata di chilometri da dove ha messo le sue nuove radici) la cittadina lombarda che l’ha catturata.

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