La carica dei betaglucani

La carica dei betaglucani

Recenti studi confermano che le fibre contenute in orzo e avena combattono con efficacia il colesterolo alto. Con una novità: abbondare non porta alcun beneficio

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Various Forms of the Oatstraw Plant
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Ricordate Gerry Scotti quando pubblicizzava la Pastariso, che prometteva la riduzione del colesterolo grazie all’aggiunta di fibre vegetali, i betaglucani? Nel 2100 una sentenza dell’Antitrust condannò l’azienda al pagamento di 120 mila euro per pubblicità ingannevole, in quanto Efsa (l’Agenzia per la sicurezza alimentare europea) stabilì che i betaglucani mantenevano le normali concentrazioni di colesterolo nel sangue, ma non intervenivano a ridurlo.

Due settimane dopo la stessa Efsa, però, ribaltò il giudizio sui betaglucani e sentenziò che, in base a nuovi studi effettuati su prodotti alimentari con un elevato contenuto di betaglucani, queste fibre vegetali aiutano veramente a ridurre il colesterolo.

Da allora, e dopo che il contenzioso è stato disciplinato a livello europeo, è possibile “strillare” sulle confezioni che determinati alimenti riducono il colesterolo, sempre se contengano almeno 1 g di betaglucani per porzione.

Se l’etichetta è salva, il consumatore è correttamente informato? Non sempre.

Innanzitutto è necessario spiegare cosa sono i betaglucani. Sono polisaccaridi, maggiori componenti della parte solubile delle fibre alimentari. Sono presenti quindi, in percentuale variabile, in tutti gli alimenti vegetali. Da sempre sono riconosciuti validi per rallentare lo svuotamento gastrico (combattere il senso di fame) e aumentare la peristalsi intestinale.

Ma perché possano intervenire anche sul mantenimento corretto o sulla riduzione del colesterolo, secondo gli studi dell’Efsa e, recentemente anche da un’analisi effettuta dall’ American Journal of Clinical Nutrition, è necessario ingerirne 3 g al giorno.

L’analisi americana si basa sulla comparazione di 28 studi che prevedevano il confronto fra diete diverse, con almeno 3 g di betaglucani o povere di betaglucani. I ricercatori hanno osservato che nelle diete ricche di betaglucani il colesterolo LDL (quello cattivo) si era ridotto in media del 7%, con punte più elevate nelle persone con il colesterolo alto e nei diabetici.

Quindi per avere benefici a livello del colesterolo è necessario ingerire 3 g di betaglucani al giorno.

Ma come è possibile ottenerlo?

È molto semplice. Questi polisaccaridi si trovano in più alta concentrazione nella crusca di avena e orzo, ma anche nella parte interna dei chicchi.

100 grammi di avena decorticata (una zuppa per 2 persone) e di farina di avena apportano all’organismo 3,5 g di betaglucani, mentre 100 g di orzo perlato e di farina d’orzo arrivano donarne fino 4,2 g. Per comprendere meglio queste quantità, basta sapere che in un etto di farina di frumento ci sono solo 0,5 g di betaglucani.

Discrete quantità di betaglucani si trovano anche nelle alghe e nei funghi.

Un’ultima avvertenza. Non è comunque il caso di abbuffarsi smodatamente di cereali integrali, che, tra l’altro, sono piuttosto calorici. Lo studio ha dimostrato che è inutile superare la dose dei 3 g al giorno, perché il nostro organismo non la metabolizza.

Mauro Cominelli
3 febbraio 2015

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