Expo: tutti pazzi per il crocoburger

Expo: tutti pazzi per il crocoburger

È un classico hamburger con pane, formaggio e verdure, ma la carne è di coccodrillo. Complici la novità, il gusto piacevole e gli aspetti salutari, è il vero boom di Expo

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Sale&Pepe

Il padiglione delle Zimbawe, relegato in soli 125 metri all’interno del cluster Cereali e Tuberi, ha fatto il botto. E, grazie a una mini cucina e a tanta buona volontà, ha lanciato nel mondo Expo la nuova avanguardia dello street food: il crocoburger, un normalissimo hamburger che vede però la carne di coccodrillo al posto di quella di manzo o di pesce.

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Il successo è stato tale che le scorte (1000 chili di carne) sono esaurite ed è stato necessario richiedere nuovi rifornimenti in patria. Il menu, inizialmente proposto a 15 euro e poi ribassato a 12 euro forse per premiare l’entusiasmo dei visitatori, prevede anche patate cotte al forno con farina di baobab e una bottiglietta di Imperdibile, una bevanda rinfrescante a base di frutti di baobab, uva rossa e fiori di sambuco.

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Di certo la curiosità ha fatto molto, ma non è sicuramente l’unica responsabile di tanto consenso; va detto che non sono pochi quelli che si avvicinano al punto cucina e poi si allontano inorriditi. Chi ha deciso di provare lo ha fatto almeno per altri due motivi. Prima di tutto, il crocoburger ha un gusto decisamente piacevole, ad alcuni ricorda il pollo ad altri il pesce, in generale una carne bianca delicata e molto morbida. Oltre a questo, è un alimento salutare, visto che la carne di coccodrillo è povera di grassi e ricca di proteine (25 g per etto) e omega 3, 6 e 9.

Un prodotto sicuro e certificato, che viene da allevamenti controllati e guidati da norme severe: gli animali sono nutriti con soia non Ogm e una parte di essi vengono reimmessi nell’ambiente naturale per ripopolarlo.

Così il coccodrillo trionfa proprio in uno dei pochi paesi che ancora ne proibiva il consumo alimentare (in Italia era concesso solo per scarpe, stivali e borsette…). Al momento è possibile provarlo solo a Expo, ma lo sdoganamento al di fuori dei confini dell’Esposizione Universale è una realtà vicina, le pratiche sono avviate e si parla già di accostamenti fusion con le cipolle di Tropea, i pomodorini di Pachino e chissà cos’altro.

Cristiana Cassé
14 luglio 2015

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