A Expo frutta esotica Made in Italy

A Expo frutta esotica Made in Italy

Cambia il clima e l’agricoltura italiana si adegua: l’Expo diventa l’occasione per scoprire la frutta esotica prodotta in Sicilia

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Sale&Pepe

Se, cercando i padiglioni italiani lungo il cardo di Expo, vi trovate improvvisamente di fronte a banane e avocado, niente paura, non avete sbagliato strada: i frutti tropicali, che fino a pochi anni fa crescevano solo a migliaia di chilometri dalle nostre coste, oggi sono prodotti anche in Italia. E con risultati eccellenti.

È la conseguenza del cambiamento climatico sulla nostra agricoltura: gli ultimi 14 anni sono stati i più caldi della storia, con un impatto significativo sulle coltivazioni e sulla fauna marina e terrestre. Così, mentre la gradazione alcolica del vino italiano è salita di un punto e le vendemmie anticipano anche di un mese, ormai la metà del pomodoro nazionale cresce nella Pianura Padana e l'olio si produce in provincia di Sondrio, oltre il 46mo parallelo. 

A riservare le maggiori sorprese è però la Sicilia: qui la tropicalizzazione del clima sta spingendo gli agricoltori a sostituire le coltivazioni di agrumi, sempre meno redditizie, con la frutta esotica. Così tra le pendici dell'Etna, il Messinese e l'Agrigentino si moltiplicano appezzamenti di feijoa, annona, mango, banane e avocado: le coltivazioni sperimentate sono ambite sui mercati esteri, mentre quelle più recenti si dividono per ora tra punti vendita e ristoranti locali con il doppio vantaggio del km0 e di un prezzo molto accessibile.

Tra gli apripista del nuovo trend agricolo isolano c'è Andrea Passanisi: dieci anni fa ha sostituito i suoi limoni, che crescevano sul ricchissimo terreno vulcanico di Giarre, con i primi avocado bio Made in Italy, contesi ormai tra Francia, Svizzera, Polonia e Belgio e premiati con l’Oscar Green 2014. Poco più a nord, nel Messinese, Pietro Cuccio ha impiantato un campo sperimentale di litchi con il supporto dell'Università di Palermo, mentre a Milazzo, di fronte alle isole Eolie, la famiglia Torre produce mango e carambola. Nel Palermitano Letizia Marcenò produce oltre 100 caschi di banane all'anno, invece nella campagna agrigentina Giuseppe Baio ha messo a dimora l'annona cherimola, una pianta di origini andine che dà frutti appena più grandi di una mela con polpa bianca dolce e fragrante. 

Dunque se da un lato l’accelerazione del cambiamento climatico mette in pericolo il patrimonio agroalimentare tipico del nostro Paese, dall’altro rappresenta una sfida per gli agricoltori. Che in Sicilia è stata già raccolta.

Enza Dalessandri
6 maggio 2015

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