Colori, profumi e sapori sulle tavole libanesi

Colori, profumi e sapori sulle tavole libanesi

La cucina libanese incanta l’occhio e il palato: l’abbiamo conosciuta meglio e assaggiata grazie a #SaporieProfumi dal Mondo, il primo appuntamento di Sale&Pepe per parlare dei Cluster Expo

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libanese
Sale&Pepe

Colori intensi, profumi inebrianti, contrasti di consistenze e sapori, sapiente uso delle spezie: è difficile sintetizzare le caratteristiche della cucina libanese, ma certamente questi sono i suoi tratti distintivi. È una cucina che non ti aspetti, meno nota rispetto ad altre del Medioriente, e che merita di essere scoperta perché non solo è ricca di piatti dai nomi misteriosi e affascinanti, ma sintetizza anche culture e tradizioni antichissime.

85491Alla cucina libanese è stato dedicato un interessante momento di approfondimento durante la prima giornata di #SaporieProfumi dal mondo, dedicata al cluster Bio-Mediterraneo. Un viaggio virtuale in cui Rabih El Monla e Go Jharib del ristorante Lyr di Milano hanno condotto il pubblico presente, spiegando le origini di alcuni piatti simbolo del Libano e svelando i segreti di tante spezie a noi italiani sconosciute.

Si dice che quella libanese sia una gastronomie de l’oeil (gastronomia dell’occhio) che appaga prima la vista e poi il palato ed è realmente impossibile non essere conquistati dalla ricchezza delle tavole imbandite libanesi su cui troneggiano i mezzé (che troviamo anche in altre culture), piccoli antipasti serviti sempre in numeri multipli di sei.

Il banchetto è la forma di espressione più importante della cucina libanese, pretesto di festa e convivialità, apprezzato molto anche dai sultani che ne importarono la tradizione nella cucina turca. E alla vanità dei sultani si deve la presenza tra i mezzé di molte pietanze dalla consistenza cremosa, come il baba ganoush o l’hommos: i sultani, infatti, non volevano rovinarsi il sorriso masticando quindi prediligevano piatti che non richiedessero una lunga masticazione!

85493Fa parte dei mezzé anche il fattouch presentato dallo chef di Lyr, un piatto povero della tradizione libanese che nasce per recuperare gli ingredienti avanzati in cucina.
Potrebbe essere definito una panzanella mediorientale perché alle tante verdure che lo compongono (cetrioli, pomodoro, peperoni, cipolla, ravanelli e insalata) viene aggiunto il pane arabo fritto e il tutto è condito con limone, melassa di melograno e sumac, tre ingredienti presenti in molti piatti libanesi che donano al fattouch una spiccata, ma piacevole ed equilibrata, acidità.

Il sumac ha scatenato la curiosità dei presenti, che hanno fatto tante domande per comprendere meglio cosa fosse questa polvere color porpora dal sapore di limone. Molto utilizzato in cucina, il sumac è conosciuto in Libano anche come spezia tintora e questo utilizzo è noto anche in Italia, i pescatori di Mazara del Vallo in Sicilia utilizzano infatti il sommacco che cresce nella riserva dello Zingaro per tingere le reti e renderle invisibili nei fondali marini.

Magia del Mediterraneo che nei secoli è stato vettore di proficue contaminazioni tra le culture e le cucine dei popoli che lo abitano.

Claudia Minnella
Foto di Andrea Delbò
12 febbraio 2015


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tag: expo 2015

Videoricetta del fattouch

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