Colori, ampi spazi e mattoni a vista, il centro storico di Varsavia è stato ricostruito interamente dopo la seconda guerra mondiale e l’Unesco l’ha dichiarato patrimonio dell’Umanità.
Varsavia è la città che ha visto crescere e correre nei suoi giardini il piccolo Fryderyk, prima che diventasse il grande Chopin ed è stata la prima patria per il premio Nobel Marie Curie.
È una città che tiene al fiorire della cultura e, ieri come oggi, è orgogliosa dei suoi tanti musei, biblioteche, università e spazi dove rilassarsi leggendo un buon libro o ammirando una delle tante esposizioni artistiche alternative. Dove non di rado è ritratta anche il simbolo della città, una sirenetta guerriera quella che veglia su Varsavia, una figura femminile che ben simboleggia il carattere della capitale polacca, fiera, indomita e contemporaneamente dolcissima.
La capitale espone con dignità anche i monumenti che parlano del suo passato di morte, distruzione e sopraffazione. Cimiteri monumentali, statue imponenti e, non ultimo, il grande palazzo della scienza e della cultura che sovrasta la città. Queste creature di pietra, mattoni e metallo raccontano le deportazioni degli ebrei, la resistenza degli abitanti durante il nazismo e poi la pesante influenza sovietica.
Ma questa è storia passata. Perché oggi Varsavia è una città vivace e felice, con centinaia di bellissimi luoghi di ritrovo, bar e ristoranti tradizionali e internazionali per tutte le tasche, birrerie, mercatini all’aperto e baracchini dedicati allo street food. È tra le città più verdi d’Europa, le persone si ritrovano nei parchi, passeggiano, si godono spazi rilassanti, dove la vista si può perdere nel verde e la fantasia può correre libera.
Altre info: Ente Nazionale Polacco per il Turismo
Barbara Roncarolo
novembre 2014