Per salvare il pianeta, attenti al pranzo di Natale

Per salvare il pianeta, attenti al pranzo di Natale

Coldiretti ha presentato la black list degli alimenti da non comprare a Natale: dai mirtilli al salmone, dagli asparagi ai meloni, ecco quali contribuiscono maggiormente all’emissione di gas a effetto serra

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Jean Tallon Market in Little Italy
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Mirtilli argentini, angurie e pesche del Brasile, ciliegie del Cile, e poi le more dal Messico, il salmone dall’Alaska, gli asparagi del Perù, i meloni che arrivano da Guadalupe, i melograni provenienti dalla Spagna e i fagiolini dall’Egitto, fino alle note noci raccolte in California: ecco i dieci alimenti inseriti da Coldiretti nella «black list» dei cibi fuori stagione che sarebbe meglio evitare sulla tavola del nostro Natale se vogliamo contribuire a salvare il pianeta dall'inquinamento e agire attivamente per contrastare i rischi del cambiamento climatico in corso.

L'occasione è COP21, la conferenza Onu sul clima che si sta svolgendo a Parigi, e la marcia globale per il clima di domenica scorsa a Roma, a questa collegata. In quest'ultima occasione Coldiretti ha presentato i dati delle sue indagini e ricordato come stili di vita più attenti possano dare una mano a contrastare i cambiamenti climatici. Anche a partire da quello che mettiamo a tavola. E le feste natalizie, occasione in cui si studiano menu ricercati e si tende a concedersi il lusso di prodotti che arrivano da molto lontano poiché sono fuori stagione in Italia, sono il momento a noi più vicino per mettersi alla prova. Facendo attenzione al luogo di provenienza di quel che acquistiamo e consumiamo, potremmo ridurre fino al 40% delle emissioni, ovvero la percentuale collegata ai trasporti del cibo.

Coldiretti ha infatti misurato i percorsi di alcuni alimenti per arrivare nel nostro Paese: un chilogrammo di ciliegie del Cile per esempio, frutto che troviamo nei mercati a fine dicembre, deve percorrere circa 12mila chilometri in aereo con un consumo di 6,9 chilogrammi di petrolio e la conseguente emissione di 21,6 chilogrammi di anidride carbonica. Anche i mirtilli dell'Argentina percorrono circa 11mila chilometri e rilasciano nell'aria (si parla sempre di 1 kg di prodotto) 20 chili di Co2. E via così, come racconta Coldiretti nel suo prospetto (clicca qui).

Le alternative? Ci sono e sono tutte italiane, anche per il pranzo del 25 dicembre. Come Coldiretti stessa sottolinea, esistono molti frutti poco conosciuti e poco diffusi che nascono e crescono nel nostro territorio. Pensate alla mela limoncella e alla pera madernassa, solo per citare due dei prodotti invernali meno conosciuti. Questo tipo di scelta aiuterebbe anche a promuovere le produzioni italiane e dare sostegno a molti giovani agricoltori che hanno deciso di puntare, nel nostro Paese, proprio su colture dimenticate della tradizione contadina italiana.

Ecco la black list a partire dai prodotti più inquinanti fino a quelli più vicini a noi, con accanto i chilogrammi di Co2 prodotti dal trasporto di 1 kg di prodotto:
Ciliegie del Cile 21,6
Mirtilli dell'Argentina 20,1
Anguria del Brasile 16,5
Noci della California 15,6
More del Messico 15,0
Salmone dell'Alaska 14,1
Asparagi del Peru 12,6
Meloni di Gudalupe 9,8
Melograni della Spagna 3,6
Fagiolini dell'Egitto 3,8

Eva Perasso
1 dicembre 2015

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