Dagli scarti della mela arrivano antiossidanti naturali sempre più green

Dagli scarti della mela arrivano antiossidanti naturali sempre più green

Buone notizie per l’industria alimentare che potrà usufruire di sostanze naturali e a buon mercato ottenute dagli scarti delle mele. Secondo una recente ricerca compiuta all’Università di Bolzano, la direzione porta verso l’uso di prodotti sempre più green e sostenibili.

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A quanto pare, al motto “una mela al giorno leva il medico di torno”, bisognerà aggiungere anche “da una mela non di butta via niente”. Bucce, torsoli, semi e polpa di questo frutto, considerati da sempre come rifiuto, potranno essere recuperati completamente anche grazie ad una nuova tecnologia innovativa. Gli scarti ottenuti dalla lavorazione delle mele vengono trattati con anidride carbonica supercritica e senza l’impiego di solventi chimici, per ricavare antiossidanti e vitamine naturali.

163032Il risultato è il frutto del lavoro del team di ricercatori dei laboratori di Scienze e Tecnologie alimentari del NOI, il Parco tecnologico di Bolzano, guidato dal professore Matteo Scampicchio, che ha pubblicato il paper Biorecovery of antioxidants from apple pomace by supercritical fluid extraction sulla rivista “Journal of Cleaner production“, specializzata nelle tecnologie produttive sostenibili. Dunque, ci sono buone notizie per le imprese produttrici di alimenti, che presto potranno sfruttare sostanze naturali e a buon mercato al posto di quelle sintetiche, grazie al recupero di materia ora considerata rifiuto.

163035Gli estratti dalla frutta - ci spiega il professore Scampicchio - sono già una realtà presente sul mercato. In generale, le tecnologie di estrazione prevedono l’uso di solventi organici e alte temperature. I solventi organici sono tossici e creano un problema ambientale. Le alte temperature danneggiano la componente più nobile presente nello scarto. Invece, la tecnica da noi usata si basa su un’estrazione a freddo mediante l’impiego dell’anidride carbonica in pressione. Questo gas, noto per essere prodotto naturalmente durante ogni fermentazione, è atossico, incolore e inodore. Inoltre, al termine del processo di estrazione, essendo in stato gassoso, si disperde, lasciando l’olio essenziale estratto completamente privo di residui. Pertanto, le aziende alimentari possono usare fin da subito questi prodotti, in quanto sono sempre prodotti edibili, e in più con caratteristiche migliorate rispetto quelli ottenuti con tecnologie tradizionali.”

Tutto il materiale di scarto prodotto dalle aziende alimentari è un problema sia economico che ambientale, ma ricerche come questa, dimostrano che esistono delle soluzioni alternative per recuperare sostanze pregiate. Gli antiossidanti e gli oli essenziali hanno un impiego molteplice. “Da un lato – continua Scampicchio - possono essere riutilizzati nel processo di produzione. Si pensi ad un olio di semi di mela, per esempio, che potrebbe essere riutilizzato per migliorare l’intensità aromatica di bevande, torte, snack e altro. Dall’altro esistono anche tante applicazioni nel settore della cosmetica (aromi, creme, emulsioni, ecc.), dell’ingredientistica (antiossidanti), degli integratori alimentari (polifenoli, vitamine), e della mangimistica.

163038La tecnologia proposta viene già usata per la produzione di caffè decaffeinato e tè deteinato o per estrarre gli oli essenziali del luppolo per la produzione di birra. Ma c’è un limite, la sufficiente disponibilità di sottoprodotti o scarti che, nel caso della mela, l’Alto Adige ne produce ovviamente tantissimi. Sui temi legati alle nuove sostanze naturali e come affrontare il problema dello spreco di cibo, l’Università e la ricerca giocano comunque un ruolo fondamentale, proponendo applicazioni e case study ad un mercato vasto e probabilmente anche pronto per accogliere ingredienti innovativi, basta che siano sempre più green e sostenibili.

Mariacristina Coppeto
Luglio 2018

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