Cibi nati per caso in mostra a Expo

Cibi nati per caso in mostra a Expo

Nel padiglione Expo della Coldiretti sono in mostra le eccellenze enogastronomiche italiane create dalla casualità o da errori grossolani

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La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo. Qualche volta, però, la malasorte provoca effetti opposti a quelli prevedibili. Lo racconta la Coldiretti nel Padiglione “No farmer no party”, all’inizio del Cardo, esponendo i “gioielli” del Made in Italy che non avremmo mai potuto gustare se una combinazione fortuita non fosse intervenuta.

Primo fra tutti il formaggio Gorgonzola. Secondo la Coldiretti, attorno al 900 d.C. un mandriano del milanese lasciò del latte cagliato in un contenitore per una notte, per poi aggiungervi, per sbaglio, altro latte cagliato. Dopo qualche giorno si creò un formaggio dalle venature verdi che risultò eccezionalmente saporito e gustoso.

Anche l’Amarone, uno dei vini italiani più celebrati, non sarebbe mai stato sorseggiato senza una felice dimenticanza. Nella primavera del 1936, il responsabile di una Cantina sociale trovò casualmente una botte di Recioto, dimenticata da qualche anno. Si racconta che, dopo aver spillato il contenuto, l'assaggiò, e sorpreso dal gusto, esclamò: "questo vino non è amaro, è un amarone”. Infatti i lieviti naturali presenti nella botte avevano fermentato, trasformando tutto lo zucchero in alcol.

Anche il vino cotto è nato casualmente. La tecnica di cuocere il mosto sul fuoco per eliminare i fermenti nocivi, produsse una bevanda dal sapore gradevole e zuccherino, usata poi come una salsa dolce per insaporire prodotti da forno o per condire pietanze o carni.

E il formaggio Inbriago (ubriaco), tanto per rimane in tema, com’è nato? Durante la Prima guerra mondiale i contadini veneti, per salvare i loro formaggi dalle razzie dei soldati austroungarici, pensarono di nasconderli sotto le vinacce di scarto.

Il proverbiale brodo di giuggiole sembra aver origine da una scoperta casuale dovuta alla tradizione di utilizzare la frutta in abbinamento alla grappa. La pianta importata dalla Siria dai Romani è ancora coltivata nel basso Garda e nel vicentino.

Le gustose peschiole campane nacquero dal fallimento di un innesto dei peschi coltivati da un agricoltore. Al momento del raccolto si rese conto che l’incrocio non era riuscito bene: ottenne infatti frutti piccoli, simili alle olive. Decise così di lavorarle e conservarle come le olive ed ottenne un prodotto unico, squisito e inconfondibile.

Anche il delizioso grano arso pugliese fu scoperto per caso. Deriva dal recupero delle spighe di frumento disperse dopo la mietitura dopo la bruciatura delle stoppie. Il grano macinato produce una farina grigia dall’aroma e dal gusto simile a quello della nocciola tostata e con un leggero sentore di caffè. Un prodotto raro e prezioso usato per la focaccia pugliese o per le tradizionali orecchiette.

Mauro Cominelli
17 giugno 2015

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