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Santa Pietanza, cibo e storie dei santi

Santa Pietanza, cibo e storie dei santi

Ricette tradizionali preparate nei giorni di festa o dedicate in particolare a un Santo, piatti associati a culti religiosi e a celebrazioni che affondano le radici nella storia più antica. Viaggio alla scoperta di questo ricco patrimonio culturale

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L’Italia è un Paese di Santi, poeti, navigatori e… ricette per i Santi! Viaggiando lungo il nostro Paese, infatti, si scoprono numerosissime usanze culinarie legate alla devozione: piatti tradizionalmente preparati nei giorni di festa o che hanno il nome di un Santo, ricette create per celebrare il culto, le cui origini sono legate a fatti storici o a leggende popolari.

Un mondo affascinante a cui Lydia Capasso e Giovanna Esposito hanno dedicato Santa Pietanza, nuovo volume edito da Guido Tommasi Editore che esplora le tradizioni e le ricette dei santi e delle loro feste.

Lydia, da dove è iniziata la ricerca per la stesura del libro e come mai avete deciso di approfondire il tema delle ricette legate ai santi?

La ricerca è nata da una ricetta che, ironia della sorte, Giovanna ed io abbiamo deciso di non inserire nel libro: un dolce che si fa per San Michele a Bagnacavallo nella bassa Romagna, a base di pasta frolla e crema. L'idea di Santa Pietanza è nata proprio leggendo di quel piatto e di quella tradizione.

Partendo dal dolce di San Michele ci siamo rese conto che in Italia, ma anche in tutti i Paesi in cui si pratica una religione che riconosce il culto dei santi, fioriscono ricette che possono essere vere e proprie forme di devozione. Un tema interessante e curioso che meritava di essere approfondito, sulla scia di quanto avevamo già fatto per Gli Aristopiatti (il nostro primo libro) con le ricette nate nelle cucine delle corti e della nobiltà. Con lo stesso spirito e con la stessa voglia di raccontare con leggerezza le storie e gli aneddoti che si nascondono dietro molti piatti della nostra tradizione.

Quale criterio avete seguito per rintracciare le tradizioni e i piatti?

Innanzitutto abbiamo passato al setaccio tutti i libri di cucina regionale che avevamo a disposizione, poi abbiamo fatto ricerche sul web e, per non farci mancare nulla, abbiamo interrogato amici, conoscenti, esponenti di pro loco ed enti del turismo.

Esiste lungo lo stivale una distinzione nella devozione dei Santi e una maggiore o minore presenza di tradizioni culinarie legate al loro culto?

Mah, non direi che c'è differenza nell'approccio da una parte all'altra dello stivale, ma solo che le ricette "devozionali" sono più numerose al Sud. Forse la differenza più singolare è la grande abbondanza di polpette nelle tradizioni del Sud, assenti, almeno secondo le nostre ricerche, al Nord.

Qual è la storia più curiosa, l’aneddoto che vi ha sorpreso durante la lavorazione del libro?

Le storie curiose sono moltissime, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Mi viene in mente come prima cosa il chisòl (che può essere un ciambellone, una ciambella a pasta dura o una schiacciata con i ciccioli di maiale) che si prepara per Sant'Antonio nel mantovano o nel bresciano. Tradizione vuole che se il 17 gennaio non si inforna il chisòl può cadere il tetto della casa sotto il peso della neve. Sant'Antonio infatti è considerato da molti mercante di neve perché "par Sant'Antoni a ghè un frèd da demoni".

142085Esistono all’estero analoghi casi di piatti strettamente legati al culto religioso?

Moltissimi. Per esempio le navettes che tradizionalmente si preparano a Marsiglia il 2 febbraio (ora si trovano tutto l'anno) e che hanno la forma della barca senza vela e senza remi che portò in salvo sulle coste della Provenza le tre Marie (Maria Maddalena, Maria Jacobé e Maria Salomé) in fuga da Gerusalemme. Il 2 febbraio se ne comprano, o se ne fanno, 12 per simboleggiare i 12 mesi dell'anno durante i quali si spera di ricevere protezione.

Dovendo scegliere una sola “Santa pietanza”, simbolo del culto italiano, quale scegliereste?

Beh, il dolce preferito da San Francesco, patrono d'Italia: il mostacciolo. Si racconta che il poverello d'Assisi ne fosse particolarmente ghiotto, tanto che nell'imminenza della morte dettò una lettera destinata a Jacopo de' Settesoli, sua amica prediletta, perché gli portasse i dolci che tanto amava.

Claudia Minnella
maggio 2017

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