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Robin Food, solidarietà e cibo consapevole

Robin Food, solidarietà e cibo consapevole

Evoluzioni e prospettive di Robin Food, progetto che mette al centro la salute e personalizza i pacchi alimentari distribuiti

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Ogni grande progetto nasce da una mente illuminata. Capace di intuizione, profondità, empatia, accompagnate da una buona dose di pragmatismo. In più, la passione. Ed ecco che con questi ingredienti si riesce a trasformare l’ideale in reale, i sogni in azioni concrete.

Come ha fatto Carla Lertola, medico specialista in scienze dell’alimentazione, che insieme alla sua più cara amica Anna Strazzera, commercialista e sua nipote Michaela Scandora, avvocato, ha dato vita all’associazione no profit Robin Foood, il cui scopo è sostenere chi per difficoltà economiche non riesce ad alimentarsi correttamente.

L’elemento distintivo, rispetto ad altri progetti di solidarietà, è che Robin Foood non ha solo l’obiettivo di distribuire cibo a chi ne ha bisogno, ma di permettere alle persone di nutrirsi correttamente, rispettando le linee guida per una sana alimentazione italiana.

Attraverso la ronda della carità vengono infatti distribuiti pacchi alimentari “personalizzati” (divisi per età/sesso), preparati con particolare riguardo ai fabbisogni nutrizionali di ogni persona, con prodotti che includono colazione, pranzo e cena  (ogni pacco contiene in particolare prodotti da forno, latte, pasta/riso, carne, pesce, formaggi, salumi, uova, legumi, frutta, verdura fresca e olio extravergine).

“Con Robin Foood ho voluto unire l’amore per il mio lavoro e la cucina con l’amore per gli esseri umani - racconta Carla - Credo che per fare davvero del bene alle persone meno fortunate sia importante anche migliorare la qualità della vita in generale. Non basta mettere a disposizione il cibo se poi non ci si alimenta correttamente. Le malattie metaboliche rappresentano un rischio concreto e il principale pericolo per le persone meno fortunate.

Con Robin Foood noi offriamo un pasto equilibrato a chi ne ha bisogno e spieghiamo anche come consumarlo. Abbiamo un team di professionisti, psicologi compresi, che ci supporta per strutturare dei momenti di formazione/educazione alimentare. Robin Foood inoltre prevede un monitoraggio sui soggetti coinvolti, per verificare quanto effettivamente un miglioramento della qualità della vita può influenzare lo stato di salute delle persone”.

Per il momento il progetto è attivo su Milano e Savona, dove vengono aiutate rispettivamente 79 e 10 persone, ma la volontà è quella di coinvolgere Torino ed estendere il progetto il più possibile, gradualmente ma costantemente. “Vogliamo pensare in grande. Stiamo preparando il terreno per trasformarci da associazione no profit a onlus, per agire su una scala più ampia”.

I fondi vengono raccolti in due modi: attraverso le quote associative (si può contribuire con una partecipazione che va dai 30 ai 50 ai 150 euro) e gli eventi culturali/ricreativi sul territorio, come ad esempio tornei di carte, mercatini, mostre. In questo modo si creano occasioni di condivisione e festa, trasmettendo un preciso messaggio: solo valorizzando tutti gli ambiti dello star bene, compresa la convivialità, si può migliorare realmente la qualità della vita delle persone, della società e del mondo intero.

Elisa Nata
luglio 2017





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