Pasta e riso: Paese d’origine in etichetta

Pasta e riso: Paese d’origine in etichetta

Nuove regole in etichetta: Paese di coltivazione e lavorazione per pasta secca e riso

Pinterest
stampa
pasta tricolore
Sale&Pepe

Pasta, amore e vanto della cucina italiana. Ma da dove viene il grano, dove sono prodotti spaghetti, rigatoni, conchiglie&c, gloriosi protagonisti delle ricette nostrane? Dal nostro Bel Paese? O da sconosciuti luoghi lontani?

Chiarezza: è ciò che si mira a fare attraverso a due decreti governativi che impongono – in via sperimentale, l’obbligo di indicare sull’etichetta di tutta la pasta secca e il riso commercializzato in Italia il luogo di produzione del grano e del riso. E non solo. L’obbligo scatterà a partire da metà febbraio prossimo (16 per il riso, 17 per la pasta). La sua vita sarà più o meno lunga a seconda di cosa si deciderà più avanti a livello di Unione Europea.

Per quanto riguarda la pasta, in etichetta dovrà essere indicato il “Paese di coltivazione del grano” e il “Paese di molitura”, ovvero dove è stata prodotta la semola. Se la coltivazione/molitura è avvenuta in un unico Paese per almeno il 50%, verrà indicato tale Paese e la sua appartenenza all’Unione Europea o meno. Per esempio: “Italia e altri Paese Ue”. Altrimenti si potrà leggere per esempio “Paesi Ue e non Ue”.

Per quanto riguarda il riso, dovrà essere indicato il “Paese di coltivazione”, il “Paese di lavorazione” e il “Paese di confezionamento”. Se troverete scritto “Origine del riso” e il nome di un solo Paese, vuol dire che tutto – coltivazione, lavorazione, confezionamento – è avvenuto in tale Paese.  

Un provvedimento simile era già stato preso la scorsa primavera riguardo ai prodotti lattiero-caseari, obbligando l’indicazione del “Paese di mungitura” e del “Paese di confezionamento e trasformazione”. Se in etichetta è indicato “latte italiano” vuol dire che tutto il processo è avvenuto in Italia, altrimenti la dicitura potrebbe essere, per esempio, “Miscela di latti di Paesi non Ue”.

Intanto continua la guerra di Coldiretti, la principale associazione agricola italiana, al grano straniero, accusato di arrivare spesso nel nostro Paese già vecchio e a rischio di contenere sostanze tossiche per il nostro organismo. In un documento ministeriale pubblicato il 18 settembre scorso si attesta come nel grano proveniente dall’estero – dal Canada all’Ucraina al Kazakistan, dagli Usa alla Russia alla Moldavia- analizzato nell’ambito del Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine non sia stata rilevata presenza di micotossine (sostanze chimiche tossiche prodotte dai funghi). Ed è vero anche che la qualità del grano nostrano non è necessariamente superiore. I dubbi, legittimi, dei consumatori però rimangono. In particolare sui controlli nelle coltivazioni estere rispetto all’utilizzo di pesticidi. Il glifosato, il più usato al mondo, è per esempio massicciamente adoperato in molti Paesi produttori, a partire dal Canada. In Italia è fuori legge dal febbraio di quest’anno.

La maggior trasparenza in etichetta potrebbe contribuire a sostenere l’agroalimentare Made in Italy, ma soprattutto risponde alle richieste dei consumatori, che fortemente chiedono di conoscere l’origine delle materie prime dei prodotti alimentari. In una consultazione pubblica online condotta dal Ministero delle Politiche agricole e agroforestali, a cui hanno risposto oltre 26mila cittadini, l’85% chiede trasparenza nelle etichette sull’origine – in particolare di prodotti quali la pasta e il riso – per una questione di sicurezza alimentare.

Carola Traverso Saibante
ottobre 2017

Condividi

  • Ricette via mail

  • Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere settimanalmente suggerimenti, consigli e ispirazioni.

Accedi

Registrati, gioca, diventa Gourmet e pubblica le tue ricette su Salepepe.it